SS. Trinità B – 31.05.2015
In
questa liturgia, più che dire qualcosa su Dio e di Dio, del suo mistero,
Trinità di Dio, o meglio Triunità, di cui si celebra la festa, abbiamo l’umiltà
di riconoscere che noi siamo, per grande benevolenza divina, immersi in questo
mistero. Siamo partecipi della vita di Dio che ci viene comunicata e che noi
possiamo, per il momento sperimentarne in parte la verità, nella nostra
limitata esperienza terrena.
Tutto
ci parla di Dio, l’universo, la storia, il cuore, le belle passioni che
coltiviamo, in primis l’amore. Questi non è un prodotto che ci diamo da noi
stessi, ma sintomo, espressione della presenza di Dio, della ricchezza, della
varietà e diversità di manifestazioni con cui egli si comunica a noi.
Se
ci diciamo credenti diamo spazio a Dio, ma se siamo amanti come Gesù ci ha
insegnato Dio già ci abita e noi siamo immersi in Lui, in Lui siamo “battezzati”.
Tramite di questa presenza di Dio e in Dio è lo Spirito stesso di Dio, lo
Spirito santo che Gesù appunto, il Figlio di Dio fattosi uomo, ha fatto sì che
sia effuso anche su di noi e in noi.
E’
desiderio, volontà, comando di Gesù che tutti gli uomini, tutti i popoli siano “battezzati”,
cioè vivano la loro storia e vicende immersi nell’amore di Dio Trinità, poiché
questo è il nome di Dio: amore di Padre ( e di madre), amore di Figlio (e
fratello nostro), amore che è lo Spirito santo. Non c’è niente della nostra
piccola storia persona o familiare che sia fuori di questo amore.
In
questa immersione che è la nostra vita noi vi siamo con due sentimenti, e di
conseguenza atteggiamenti, che appaiono contraddittori, ma che ci dicono che
tale condizione è dono e non conquista o merito nostro.
Il
primo, che è totalmente nostro e di cui non ci vergogniamo né per il quale ci
scoraggiamo ma, piuttosto, ci facciamo umili anche nelle nostre certezze, se
mai ne avessimo, né fondamentalisti nell’esprimere le nostre convinzioni, è che
in noi trova spazio e rimane il dubbio, come lo era per i discepoli di Gesù.
Non pretendiamo di essere senza momenti di incertezza anche se ci è dato di
sperimentare che sì, il Signore è risorto, ed è vivo. Vivere troppo convinti di
avere visto giusto ci può far diventare duri, inflessibili, anche arroganti
detentori della verità.
Vivere
invece amanti come ci insegna il vangelo ci predispone a cogliere l’altro
atteggiamento che ci viene dalla promessa di Gesù con cui si chiude il racconto
di Matteo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo”.
E’ un atteggiamento di riconoscenza, di gioia, di fiducia che ci accompagna più
forte dei nostri dubbi. Immersi nell’amore, “battezzati nel nome del Padre,
del Figlio, dello Spirito Santo”, possiamo andare – come incoraggia
Gesù - anche tra dubbio e fiducia ad
annunciare la bella notizia dell’amore di Dio; la bella notizia che siamo figli
di Dio, come ricorda Paolo ai cristiani di Roma e a tutti noi.
Questa
nostra preghiera oggi che facciamo unendoci a Gesù nell’Eucaristia non ci porta conoscere qualcosa di più di
Dio, qualcosa di più di noi creati ad immagine e somiglianza della Trinità che
è relazione di amore; ci porta ad essere stupiti e grati perché noi sue
creature e figli, siamo portai alla pienezza della vita che tanto ci è cara. La
nostra preghiera è stupore e lode, la nostra vita è benedizione per noi e per
quanti sono con noi.
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