mercoledì 10 giugno 2015

OMELIA


SS. Trinità B – 31.05.2015

In questa liturgia, più che dire qualcosa su Dio e di Dio, del suo mistero, Trinità di Dio, o meglio Triunità, di cui si celebra la festa, abbiamo l’umiltà di riconoscere che noi siamo, per grande benevolenza divina, immersi in questo mistero. Siamo partecipi della vita di Dio che ci viene comunicata e che noi possiamo, per il momento sperimentarne in parte la verità, nella nostra limitata esperienza terrena.

Tutto ci parla di Dio, l’universo, la storia, il cuore, le belle passioni che coltiviamo, in primis l’amore. Questi non è un prodotto che ci diamo da noi stessi, ma sintomo, espressione della presenza di Dio, della ricchezza, della varietà e diversità di manifestazioni con cui egli si comunica a noi.

Se ci diciamo credenti diamo spazio a Dio, ma se siamo amanti come Gesù ci ha insegnato Dio già ci abita e noi siamo immersi in Lui, in Lui siamo “battezzati”. Tramite di questa presenza di Dio e in Dio è lo Spirito stesso di Dio, lo Spirito santo che Gesù appunto, il Figlio di Dio fattosi uomo, ha fatto sì che sia effuso anche su di noi e in noi.

E’ desiderio, volontà, comando di Gesù che tutti gli uomini, tutti i popoli siano “battezzati”, cioè vivano la loro storia e vicende immersi nell’amore di Dio Trinità, poiché questo è il nome di Dio: amore di Padre ( e di madre), amore di Figlio (e fratello nostro), amore che è lo Spirito santo. Non c’è niente della nostra piccola storia persona o familiare che sia fuori di questo amore.

In questa immersione che è la nostra vita noi vi siamo con due sentimenti, e di conseguenza atteggiamenti, che appaiono contraddittori, ma che ci dicono che tale condizione è dono e non conquista o merito nostro.

Il primo, che è totalmente nostro e di cui non ci vergogniamo né per il quale ci scoraggiamo ma, piuttosto, ci facciamo umili anche nelle nostre certezze, se mai ne avessimo, né fondamentalisti nell’esprimere le nostre convinzioni, è che in noi trova spazio e rimane il dubbio, come lo era per i discepoli di Gesù. Non pretendiamo di essere senza momenti di incertezza anche se ci è dato di sperimentare che sì, il Signore è risorto, ed è vivo. Vivere troppo convinti di avere visto giusto ci può far diventare duri, inflessibili, anche arroganti detentori della verità.

Vivere invece amanti come ci insegna il vangelo ci predispone a cogliere l’altro atteggiamento che ci viene dalla promessa di Gesù con cui si chiude il racconto di Matteo: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo”. E’ un atteggiamento di riconoscenza, di gioia, di fiducia che ci accompagna più forte dei nostri dubbi. Immersi nell’amore, “battezzati nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo”, possiamo andare – come incoraggia Gesù -  anche tra dubbio e fiducia ad annunciare la bella notizia dell’amore di Dio; la bella notizia che siamo figli di Dio, come ricorda Paolo ai cristiani di Roma e a tutti noi.

Questa nostra preghiera oggi che facciamo unendoci a Gesù nell’Eucaristia  non ci porta conoscere qualcosa di più di Dio, qualcosa di più di noi creati ad immagine e somiglianza della Trinità che è relazione di amore; ci porta ad essere stupiti e grati perché noi sue creature e figli, siamo portai alla pienezza della vita che tanto ci è cara. La nostra preghiera è stupore e lode, la nostra vita è benedizione per noi e per quanti sono con noi.




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