BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
12° Domenica A – 21/06/2026
Geremia 20,20-13 - Matteo 10,26-33
Ecco il nemico della vita, della vita cristiana, della felicità: la paura. Gesù non può far altro che ripetere l’incessante ritornello ai suoi e a noi: non temete, “Non abbiate paura”. Per ben tre volte ripete: “Non abbiate paura” Ci sono tante cose che vorrebbero chiuderci nella paura: dalla preoccupazione per la salute ai nemici che cercano di farci del male, dalle relazioni che non funzionano alle umiliazioni, dai problemi di lavoro, risultati che non arrivano, a sorprese amare. A fronte di tutto ciò che terrorizza e immobilizza, alla paura che ci prende, non reagiamo con spavalderia, ma con fiducia
La parola di Gesù non è un invito ad essere spavaldi, temerari e dissennati di fronte ai pericoli, ma ad essere fiduciosi perché siamo sotto lo sguardo costante dell’unico che ci può proteggere e difendere da ogni pericolo: Il Padre. “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure, nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere, meglio la presenza, la vicinanza del Padre vostro… Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!”. Non siamo mai soli.
Il testo va chiarito, perché la traduzione, purtroppo, non è delle migliori: in greco non c’è scritto «senza il volere del Padre vostro», ma «senza il Padre vostro».! La traduzione alla lettera non contempla il “volere”, ma “… senza il Padre vostro”. Nessuno cade a terra, è schiantato, perché Dio l’ha voluto (fatalismo pagano), ma anche quando cade a terra non è abbandonato dal Padre! Anzi cade con lui.
Anche nel momento più pauroso della nostra vita, la morte, non saremo soli, ma il Padre sarà lì accanto a noi, anzi: sarà lì per accoglierci tra le Sue mani. Se nemmeno un passero cade a terra senza che Dio se ne preoccupi, possiamo star tranquilli noi, che valiamo più di molti passeri.
Quanto vale la nostra vita? La paura più grande che schiaccia come una morsa il nostro cuore è quella di non valere nulla, di non contare nulla, di non essere cari a nessuno. Per questo Gesù ci dice che, invece, siamo preziosi per Dio, tanto preziosi da valere la Sua stessa vita. Difatti ce l’ha donata, la sua stessa vita. Gesù ha detto in lungo e in largo: “Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore” Perciò, guardando la Croce dobbiamo ripeterci: “Io sono prezioso, io valgo la vita stessa di Dio. Dio ci ama così come siamo. Critiche e umiliazioni rischiano talvolta di farci perdere la stima verso noi stessi: ed è proprio lì che il maligno vuole portarci, vuole farci credere che la nostra vita non serva a niente, e che nessuno s’interessa a noi, tantomeno Dio.
E, invece, valiamo così come siamo, per come siamo, con le nostre fragilità, con le nostre fatiche, anche se siamo “spelacchiati”, con solo quattro peli rimasti sulla testa, perché perfino i capelli del nostro capo sono tutti contati. Niente di noi è insignificante per Dio, ed è quello che Gesù, dopo avercelo sussurrato all’orecchio, come dicevano le prime righe del vangelo, possiamo dire, al nostro cuore, ci invita ad annunciare dalle terrazze, cioè apertamente. Nella paura c’è una particolare tentazione: tacere e rinunciare per paura, appunto, alla libertà, prima di tutto quella interiore, e poi quella esteriore che dobbiamo saper strappare per dare testimonianza di Gesù. Dobbiamo ripeterci come il profeta Geremia: “il Signore al mio fianco…e i miei persecutori …non potranno prevalere”; e affidare a Lui la nostra causa.
Essere, quali discepoli di Gesù, il compito: riconoscere e far conoscere non un Dio che fa paura ma un Padre che si prende cura di noi e che tiene immensamente alla nostra gioia.