domenica 15 febbraio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 6° Domenica A – 15.02.2026 

Matteo 5,17-37 

Abbiamo ascoltato ora il Vangelo e possiamo dire che…il gioco si fa duro. Dopo le Beatitudini che attirano la nostra ammirazione, le immagini del sale della terra e della luce, del mondo per definire la nostra identità, Gesù qui cala un carico da novanta! Gioca le proprie carte pur di offrirci l’opportunità di dare verità al nostro essere credenti, discepoli suoi, con sincerità. Una serie di indicazioni, di comandi, sui quali non si può passare sopra, e possibili da osservare, pur con tutti i limiti e debolezze della nostra fragile umanità.

C’è un denominatore comune in questa nuova legge, nuova “giustizia” che supera la vecchia con quel “ma io vi dico”. Gesù vi immette la misericordia, il perdono, l’attenzione e il rispetto del prossimo, l’amore. Con le sue affermazioni paradossali Egli non vuole demolire l’impianto della Legge o dei Profeti, guida dei credenti, ma, dice, “sono venuto a dare pieno compimento”. Evidentemente anche nell’osservanza dei comandamenti può mancare qualcosa, e di fondamentale. “Sono venuto a dare pienezza attraverso l’amore!”. 

1°- Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai… Ma io vi dico: l’amore è rifiutare la violenza di qualsiasi tipo, di gesti e parole, quella che sembra vigere nella società, nelle relazioni, anche nelle stesse famiglie, dove grida, rabbia e urla, creano già un inferno. Allora anche la nostra preghiera sarà vera e ben accetta dal Signore. E se il perdono, il desiderio di riconciliazione, non viene accolto, pazienza!

2° - Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: l’amore è non coltivare desideri e relazioni cattive, ingiuste davanti al Signore. Chiama a correggere il nostro sguardo che prima che dagli occhi proviene dal cuore che, purtroppo, considera l’altro, uomo o donna, come un oggetto di cui impossessarsi, invece di camminare insieme a libertà. 

3° - Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: l’amore è non rompere quel patto di alleanza, che è il matrimonio, luogo della rivelazione dell’alleanza di Dio con l’umanità; un legame che impegna alla fedeltà, al dono totale di sé, esclusivo, indissolubile, anche quando le condizioni diventano difficili.

4 - Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso…Ma io vi dico: l’amore è non chiamare in causa Dio per imbrogliare, ingannare l’altro, ma essere leali, e chiari, sinceri, schietti. La bocca esprima quello che contiene il cuore, la mente, senza alcuna doppiezza o falsità, perché la menzogna viene dal maligno. 

Siamo davanti ad una sapienza che non è di questo mondo, dice Paolo nella seconda lettura. Ed è dalla sapienza del Signore, lascia intendere la prima lettura, che viene la giusta scelta per la vita, il regno dei cieli sulla terra, 
Ritornando all’immagine con cui ho iniziato questi pensieri: a che gioco giochiamo? Gesù ha scoperto le proprie carte. Noi, non bariamo, lasciamoci vincere e avremo la vita!

lunedì 9 febbraio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 5° Domenica A – 08.02.2026

Matteo, 5,13-16

C’è una particolare ragione perché siamo “beati”, come Gesù proclamava domenica scorsa. In ogni condizione ci troviamo siamo “amati” gratuitamente da Dio, e questa nuova ragione è suggerita dalle immagini che Gesù usa sempre rivolto ai suoi discepoli: “voi siete il sale della terra”, “voi siete la luce del mondo”. 

Quindi non è un comando, o meglio, prima di essere un comando, un impegno a cui essere fedeli, è una rivelazione sulla nostra identità e responsabilità; una dichiarazione di conformità, potremmo chiamarla, per capire  chi siamo come discepoli suoi e la missione che ci aspetta per non diventare inutili e insignificanti.
“Voi siete il sale della terra!” Quanti tipi di sale conosciamo? Da cucina, fine, grosso, grezzo aromatizzato, marino; poi ci sono sali chimici… Ognuno ha la sua funzione. Ma quella che prevale, conoscendo il messaggio di Gesù, vivendo il Vangelo, è di dare sapore e gusto all’esistenza, un tocco di giusta saggezza capace di dare significato alla vita. È di impedire la corruzione della società in cui siamo, che non si decomponga e vada in disfacimento.
In un mondo dove è messa in dubbio l’intoccabilità della vita umana, dal suo sorgere al suo spegnersi naturale, il cristiano è sale che ne ricorda la sacralità. Dove si cerca il proprio tornaconto, si banalizza il sesso, si frantuma la famiglia, il discepolo di Gesù, è sale che conserva, ricordando a tutti, con umiltà, e consapevole anch’egli della propria fragilità, la proposta, eroica a volte, del dono di sé. Non può e non deve diventare insipido! Inutile! Questo avviene quando mischiamo il sale con altro materiale che ne altera la purezza e la genuinità, e diamo spazio ai “ma”, ai “se” e ai “però”, arrivando a modificare il Vangelo.
“Voi siete la luce del mondo!” Anche qui, quanti tipi di luce oggi noi conosciamo: calda, neutra, bianca, fredda a led, alogena, fluorescente, diretta, indiretta, diffusa… ma tutta, come dire, artificiale, prodotta dall’uomo.  Invece la luce di cui ha bisogno il mondo è ben altro. È una fiamma viva che dà chiarore e calore. È fiamma viva. Gesù dirà di sé: “io sono la luce del mondo. Chi segue me non cammina nelle tenebre”.  
È Lui la Sapienza, ovvero il “sale” che dà sapore al mondo, e noi lo siamo se accettiamo di vivere secondo i Suoi insegnamenti. È Lui la luce del mondo”. Noi lo siamo se accettiamo di riflettere la Sua luce andando in mezzo agli uomini non con l’eccellenza della parola o della sapienza umana – come dice Paolo nella seconda Lettura – ma nella debolezza e con molto timore e trepidazione, manifestando lo Spirito della potenza di Dio, che si è rivelata in Gesù Cristo crocifisso.

Di questa dobbiamo brillare, essere testimoni, e insieme una comunità luminosa, come una città posta sul monte che non può non vedersi, né possiamo nasconderci in casa perché anche lì, magari, ricordando l’ultima delle beatitudini, siamo inascoltati, derisi o ostacolati. Perché, è vero che ci prende a volte il timore, ma è anche vero che vogliono spegnerci nel nostro desiderio di seguire il Signore.
Chiamando i discepoli “luce del mondo”, Gesù dichiara che la Sua missione è ora affidata a noi. Mettere da noi il nostro essere cristiani, la nostra fede in Gesù, “sotto il moggio”, riceve l’invito a non occultare il vangelo davanti alle problematiche della vita e alle scelte che richiede.
Attenzione tutto questo non ci fa maestri degli altri, coloro che hanno la verità in tasca. Tutto questo, invece, confluisce in opere buone, quelle indicate nella prima lettura, le opere di misericordia, allora brillerà fra le tenebre la nostra luce! in una vita buona, bella, e beata, umile e forte, che porta a rendere gloria, cioè far conoscere non la nostra bravura  ma l’amore di Dio, che poi è pure il nostro vero e sommo bene.

lunedì 19 gennaio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

2° Domenica A – 18.01.2026 

Giovanni 1,29-34 

Ancora un augurio e una benedizione anche se ormai l’anno nuovo sé avviato. Scrive Paolo: grazie a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore nostro Gesù Cristo. La grazia e la pace vanno a braccetto e vengono dal Figlio di Dio, come riconosce e testimonia Giovanni. “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. Quell’ “ecco” è un invito a volgere lo sguardo a Gesù: “guardate a lui!”

Abbiamo oggi una nuova sorta di “epifania”, dopo quelle che in queste settimane ci sono state date, dapprima attraverso gli incontri dei pastori, poi la famiglia di Nazareth, i Magi, e domenica scorsa il Battesimo di Gesù, in cui una voce dal cielo l’ha confermato: “Questi è il Figlio mio, l’Amato, in lui è il mio compiacimento”.

Egli non è solo questo, anzi è questo perché è la grazia di Dio da cui viene appunto la pace, come mette insieme l’augurio e la benedizione di Paolo. È la benevolenza, la misericordia di Dio, “che toglie il peccato del mondo”.

Giovanni, usa un’immagine ben conosciuta dai suoi contemporanei, Anzi, è molto di più di un’immagine, è la realtà il termine che usa per indicarlo: l’agnello, la cui vita è data per la salvezza e la liberazione del suo popolo, ricordando l’agnello pasquale il cui sangue aveva segnato la salvezza d’Israele dalla schiavitù d’Egitto, o il sangue di chi è caricato dei peccati dello stesso. Nella Scrittura la parola “agnello” può riferirsi anche a figlio, o a servo di Dio.

Ebbene, costui “toglie il peccato del mondo”, cioè la condizione di tristezza e di male, il peso che grava sull’umanità e sulla storia tutta. Il verbo togliere, utilizzato da Giovanni in greco, per indicare l’azione di redenzione e liberazione che Cristo è venuto ad operare, è molto denso e carico di varie sfumature di significato, tra cui: “sollevare”. Chi di noi non fa l’esperienza del peccato, del male, di una costrizione, di una mancanza di libertà, come di un peso sul cuore che ci schiaccia e ci opprime?

L’immagine di qualcuno che viene a sollevare questo macigno che ci tiene inchiodati a terra è bellissima. Cristo è qui per sollevare il peso immenso che ci tiene imprigionato, qualunque esso sia, se ne fa carico, ci dà sollievo distruggendolo. È l’effetto che ha su di noi la grazia di Dio che ci raggiunge e ci libera dall’oppressione del peccato ogni volta che ci rivolgiamo con fiducia a Lui, invocandolo di venirci a salvare.

La nostra agitazione o la nostra tristezza, la mancanza di speranza, sono forse perché, come Giovanni Battista, dovremmo dire: “io non lo conoscevo”, “io non lo conosco così”. No, non lo conosciamo, anche se ci diciamo fedeli praticanti o buoni cristiani. Occorre contemplare, cioè vivere nella relazione a cui lo Spirito che si manifesta in lui, e che è pure in noi. Nello Spirito anche noi siamo immersi. Questi ci apre gli occhi e cuore, e di lì, muove i nostri passi a darne testimonianza. Nel seguirlo, poi, anche noi possiamo recare sollievo al mondo, contribuire a “togliere” il male che ancora affligge il mondo.

Invochiamo il nome di Gesù Cristo come Signore è questo ci sarà possibile

martedì 13 gennaio 2026

BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia 

Battesimo di Gesù – 11.11.2026 

Isaia 42,1-7 - Atti 10,34-38 - Matteo 3,13-17

Ancora una Parola che ci aiuta ad accogliere Colui che abbiamo celebrato in queste settimane, Colui che è nato. Dapprima i pastori, poi la famiglia di quel Bambino, i Magi che sono andati ad adorarlo. Infine, entra in scena direttamente il Padre di tanto Figlio.

La circostanza per farlo conoscere, una seconda Epifania – poi ce ne sarà una terza, a Cana di Galilea – è data da un momento della vita di Gesù ormai adulto che si avvicina ad adempiere ogni giustizia, dice al cugino Giovanni, nel ricevere il Battesimo a cui costui chiamava invitandoli a conversione i peccatori immergendoli nelle acque del Giordano. “Adempiere ogni giustizia” significa compiere la volontà del Padre che l’aveva mandato.

Gesù non aveva bisogno di conversione e quello che chiede e fa non è per finta, ma per dare l’annuncio di essere venuto nel mondo per prendere parte e sostenere l’impegno di conversione dei suoi fratelli, di tutti noi. Egli è non è qui per prendere le distanze, giudicare e condannare, ma per mostrare una solidarietà che porta misericordia, perdono, aiuto.

Nella narrazione di questo evento, il Battesimo dei Gesù al Giordano, ci sono tre segni, tre immagini che confermano la volontà di Dio di non abbandonarci.

Quel Figlio, Gesù, è un dono del cielo che mai si è chiudo per gli uomini, non si è mai distolta la sua benevolenza nei loro, nei nostri confronti, ma ora, con la venuta di Gesù, è più che mai confermata. “Apriti cielo” non è un’esclamazione che ci capita di aver sulle labbra in particolari momenti di prova o di pericolo. Che il cielo si apra è, invece, conferma che davvero Dio, in quel Figlio, è qui.

A questa immagine ne segue un’altra. Gesù vede lo Spirito venire a Lui come una colomba, cioè, comincia a comprendere che nella propria persona c’è qualcosa di più di un semplice uomo. Egli è abitato dallo Spirito di Dio; la colomba cerca il suo nido, e, di più, sarà motivo di pace, di giustizia, di verità sul suo essere Dio con noi.

A togliere ogni dubbio, ecco ancora il cielo, la voce dal cielo: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”: Davvero Gesù è Cristo, con tanto di accento! Ed è il volto del Padre, di un Dio che non grida né alza il tono, non spezza una canna incrinata, non spegne uno stoppino dalla fiamma smorta, come annuncia il profeta nella prima lettura. Egli è il Signore di tutti, perché non fa preferenze di persone, ma accoglie chiunque lo teme, a qualunque nazione appartenga, come Pietro predica nella seconda lettura. Beninteso che non si tratta della paura, ma di quel rispetto stupito e amoroso che lo Spirito pone in noi.

Commovente la testimonianza dei pastori nella notte di Natale, coraggiosa quella dei Magi, più che autorevole e affettuosa quella del Padre. Quale delle tre ci aiuta maggiormente a far posto a Colui che è nato tra noi? Quale ci accompagna in una nuova via di conversione all’amore che si è rivelato? Forse l’una, forse l’altra; forse prima una, dopo l’altra…Non ci resta che dire con le parole di Gesù stesso al cugino Giovanni: “lascia fare”, tieni aperto il cuore, ed io mi rivelerò.

giovedì 25 dicembre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

Natale 2025

È la notte di Natale, del tuo Natale, Gesù! Perché sei venuto, tu, mio Dio? Perché vi amo, vi voglio bene!

Ma, Gesù, qui c’è tanto buio, tenebre nel cuore e nel mondo! Perché sei venuto? Io sono la luce che vi avvolge, e non solo stanotte, come i pastori che sono rimasti sorpresi. Non temete! Sia gioia voi e a tutto il mondo, come ve l’assicura il mio angelo.

Abbiamo smarrito la strada, siamo nella confusione. Perché sei venuto, Gesù? Io sono la via e la verità!

Qui siamo tristi e rassegnati, qui c’è tanta morte: perché sei venuto? Io sono la vita!

Qui ancora tanto odio e divisione a guardia delle nostre cose che difendiamo per essere felici.

Perché sei venuto dove c’è emarginazione, giudizio e condanna, noi che la subiamo dai nostri simili, ma non manchiamo di esercitarla nei loro confronti.  Perché sei venuto? Perché io sono la giustizia, l’amore e la pace!

Siamo stressati, spaventati, prigionieri e non solo avvolti da tante dipendenze: perché sei venuto, Gesù? Perché io sono la libertà.

Siamo schiacciati da tante croci inspiegabili e pesanti: perché sei venuto? Sono conforto, fermezza e forza a voi!

Siamo peccatori, deboli, indegni che tu ti scomodi, e mai ti ripagheremo. Perché sei venuto? Per farvi conoscere la gratuità dell’amore di Dio, vostro Padre: misericordia e perdono. Io sono la grazia e la benevolenza di Dio per tutti gli uomini.

Siamo tanto poveri, incapaci di speranza. Io sono la speranza e sono venuto perché vi amo!

Carissimi tutti, potremmo all’infinito interrogare l’amore, ma l’Amore non ha altre risposte che sé stesso; riveste la carne del Bambino che nasce a Betlemme. Egli non viene a violare la nostra privacy, ma ad allargarla a tal punto da farla saltare e far posto e insegnare accoglienza e solidarietà tra noi; non viene a disturbare la nostra tranquillità o comodità, ma a togliere ogni individualismo egoista, a svegliare la nostra esistenza, non a tenerla in difesa di chissà che cosa, a porre fine alla disperazione, alla paura. Non temete”, né siate spaventati, è il primo annuncio di vangelo che ci raggiunge, motivo di grande gioia.

Le fasce in cui, Maria, la Madre di questo Bambino, l’ha avvolto, le attenzioni che certamente Giuseppe, lo sposo, non ha fatto mancare, la mangiatoia dove è stato deposto, ci parlano fin da subito di un’umanità nuova, semplice, umile, povera, di cui Dio, in quel Figlio, si è rivestito prendendo la nostra stessa carne;

un’umanità divina la cui qualità della vita è nell’amore che nutre gli altri, porta luce e rivela la gloria Dio che ci ama e ci insegna ad amare, a volere bene con umiltà. Sì Dio ci ama con umiltà! Quello che riesce difficile tra noi, nelle nostre relazioni. Gesù, scegliendo questa entrata nel mondo, dove non trovava posto, non si è vergognato della bassezza degli uomini, e dove questi dicono tutto è “perduto”, Egli dice tutto è “salvato”. Così è stato presentato dall’angelo: “è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”.

L’annuncio che stanotte ci sorprende ancora una volta, anche se è tanti anni che celebriamo il Natale del nostro Salvatore, è una chiamata a credere e ad accogliere l’inspiegabile agire di Dio, l’Emmanuele, appunto il Dio con noi, Principe della pace.

La luce che scompiglia il campo dei pastori ma riaccende la vita sia in ogni famiglia e negli angoli più oscuri del mondo, e la festa, il canto del cielo che si riversa sulla terra, trovi eco in ogni cuore, in ogni ferita. Che ogni lacrima non sia più di dolore, ma di gratitudine e di commozione, che ogni pianto diventi pianto di gioia, E allora sarà la pace! Buon Natale!

 

 

 

lunedì 15 dicembre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

3° Domenica Avvento A 14.12.2025 

Isaia 35, 1-10     -    Giacomo 5,7,10     -    Matteo 11,2-11

Ancora una volta un canto di meraviglie, meraviglie che ci attendono Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. E prima si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Quindi Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Meraviglie che Gesù, ormai adulto, fa presente a chi, per conto di Giovanni, chiede spiegazioni della sua persona. “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”. Meraviglie che portano gioia e felicità e mettono in fuga tristezza e pianto.

Ecco il segnale che il regno di Dio è in mezzo a noi, che Dio è qui. E la nostra conversione non sta solamente nello sconfiggere e allontanare il male, ma nel vedere e nel produrre il bene. Sappiamo che è difficile se davanti a noi abbiamo solamente visioni di violenza, di morte, di aridità, proprio come un deserto in cui è impossibile la vita, rovine e catastrofi di vario genere. La nostra vista è oscurata da tutto ciò, ed anche le mani rimangono fiacche, le forze vacillanti, quando, invece avremmo bisogno, di ogni nostra energia. E dobbiamo mettercela la nostra parte. Ma con una profonda convinzione di fede perché, come ancora annuncia il profeta, “ecco il vostro Dio, Egli viene a salvarvi.

Di questa venuta, di questa presenza, Gesù ne dà conferma realizzando le promesse del profeta.  I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, e non di meno ai poveri, a chi non ha speranza, a chi è oppresso e tribolato, a chi è peccatore, è predicata la buona novella, cioè che Dio li ama. I prodigi fisici che Gesù compie sono rivelazione di una guarigione più profonda del fisico, di una liberazione da un male ben più mortale, non conoscere o rifiutare Dio e il Suo amore.

Vedere il bene e non lasciarci schiacciare le cose negative e tristi. Il bene, non in grandi gesti, azioni clamorose, operazioni ritenute impossibili che magari servono solo ad attirare l’attenzione; il bene seminato come fa l’agricoltore che getta sementi piccole e aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera. È difficile vedere il bene minuscolo che viene fatto e che da speranza, ma con la pazienza e la fiducia nella grazia del Signore il frutto arriverà. Con una gioia anticipata che nulla andrà perduto. Certo un po’ di sopportazione ci è chiesta, scrive Giacomo nella sua lettera, poiché la fatica, la poca comprensione quando agiamo così, vanno messe in conto.

Vorremmo tutto subito e in modo spiccio, anche con una certa violenza, e andar giù di brutto, come la scura sulle radici dell’albero, direbbe il Battista, ricordando le parole della scorsa domenica. E invece ci viene proposta la pazienza; e non dobbiamo temere le domande che sorgono nel nostro animo, gli interrogativi che ci mettono in difficoltà, come accade a colui che si dà da fare per Gesù: “che sia proprio vero? Che magari m’inganno? Le domande ci aiutano ad approfondire la nostra fede, e questa sarà incoraggiata dai piccoli segni di bene che vedremo o porremmo attorno a noi.

Per questo ci ripetiamo l’invito che la liturgia ci ha rivolto all’inizio: “Rallegratevi sempre nel Signore”.

domenica 7 dicembre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

2° Domenica Avvento A – 07/12/2025 

Is 11,1-10   -   Rm 15,4-9   -   Mt 3,1-12

“Camminiamo nella luce del Signore” era l’invito di domenica scorsa 1° di Avvento. Per poterlo fare sembra esserci un posto particolare da abitare, da attraversare: “venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto”. Non è solamente un luogo geografico in cui Giovanni si muoveva. È anche la condizione di aridità in cui noi siamo; aridità di speranze e di umanità bisognosa di salvezza.

Ci sono date parole stupende, parole di sogno, nella prima lettura. Il profeta Isaia annuncia la composizione di ogni contrasto, l’armonia tra le creature, uomini e animali. Un’età dell’oro direbbero i pagani. Grazie allo Spirito del Signore che verrà a sanare ferire, ad illuminare e guidare i nostri passi, a sorreggerci. Noi camminiamo nella luce del Signore se diamo credito a questa promessa, se l’accogliamo, se assecondiamo quel germoglio, quel virgulto di giustizia, che viene a noi.

Ci sono, dall’altra parte, nel Vangelo, le parole di un altro profeta, Giovani il Battista, apparentemente meno sognatore, che ci possono suonare come richiamo, rimprovero; persino una violenta strigliata alla nostra sicurezza, al fatto di sentirci a posto, ma di fatto ritardiamo il realizzarsi del sogno di Dio, quello di un’umanità nuova, di una creazione nuova; quasi a vanificare quanto annunciato nella prima lettura. Ma non sarà così perché il Signore realizzerà il Suo progetto, non ritratterà il Suo amore.

Egli è qui. Il Regno di Dio è vicino. Lo predica sempre Giovanni Battista prima di riprendere coloro che non si accorgono di questo - e accorgersi, ricordiamo, è la condizione prima per metterci in cammino ce lo diceva il vangelo domenica scorsa, chiamati a vegliare. È la buona notizia che deve incentivare il nostro cammino. Dio è qui. 

Qual è la nostra parte in questo rinnovamento?

“Convertitevi”, cambiate mentalità, pensate in modo diverso Dio! “Convertitevi”, cambiate vita! E prim’ancora fate verità su voi stessi. Non pensate di essere a posto, di rendere onore a Dio con qualche segno di penitenza o qualche preghiera. Non bastano gesti o pratiche esteriori per aprici davvero alla Sua presenza. Essere credenti non è compiere dei riti esteriori, come pensavano quelli che andavano a farsi battezzare da Giovanni.  Ci vogliono frutti degni, frutti veri di conversione, di cambiamento, di rinnovamento del nostro cuore, della nostra vita. Sì, facciamo verità su noi stessi. E la scura posta alle radici degli alberi vogliamo pensarla non come una condanna ed una eliminazione, ma come una potatura dalle radici. Queste sono buone, poiché certamente in noi agisce prima di tutto la Grazia di Dio, la Sua misericordia, il Suo amore, ma che forse abbiamo lasciato, non abbiamo coltivato nella vita.

Convertirsi quindi è un atto di verità un giudizio onesto sulla nostra vita. E se non cominciamo ad assumere uno stile di vita diverso, modi di agire e di comportarci differenti, non ci convertiamo, perché, non solo si vive come si pensa, ma si finisce anche per pensare come si vive! E quindi si giustifica tutto!

Non dimentichiamo il sogno di Isaia, non ci turbino le parole forti del Battista, poiché germoglia la nostra salvezza.