martedì 12 maggio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 6° Domenica di Pasqua – 10.05.2026

Atti 8,5-17   - 1Pietro 3,15-18 - Giovanni 14,15-21
Nell’avvicinarsi del ritorno al Padre, - domenica sarà festa della sua Ascensione al cielo - Gesù assicura che la Sua presenza tra noi non verrà meno. Il Buon Pastore che non abbandona il gregge, mai ci molla, Ora la promessa di mandare lo Spirito Santo.
La nostra vita conosce in continuità turbamenti, preoccupazioni, paure di vario genere. Come e dove, possiamo attingere serenità, speranza e fiducia? E poiché siamo credenti della buona notizia che il nostro Signore risorto dalla morte è vivente tra noi, credenti di quanto ha fatto Dio, come sarà la nostra testimonianza, che può subire contestazioni e derisioni?
Ecco l’assicurazione di Gesù che sa della nostra fatica: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità” (Gv 14,16-17). 
Sono parole che trasmettono la gioia di una nuova venuta di Cristo. Il “Paraclito”, termine tradotto con “consolatore” potrebbe indurre ad un’opera semplicemente di rassegnazione, significato non preciso dello stesso. Meglio la traduzione “difensore”, ancora meglio, “colui che si mette a fianco”, “colui che prende il mio posto, le mie difese” perché richiama ad una presenza, che è data per resistere al male, vincere la rassegnazione, il lamento, la sfiducia.

“Non vi lascerò orfani” (Gv 14,18). Quale tenerezza in questa espressione! Lo Spirito di verità, l’Amore, rimane tra noi, in noi. “No, non vi lascerò orfani”. Non cediamo alla tristezza, alla depressione, a cui porterebbe una condizione di solitudine in cui invece Gesù non ci lascia. Non la vuole per noi, per nessuno. Nemmeno per coloro che non gli credono o non lo vogliono. Non siamo privati di Lui, non siamo orfani! Ci ha svelato, ci ha autorizzato a chiamare Dio con il dolce nome di “papà”, ci ha insegnato a confidare nella sua provvidenza, ci ha assicurato che Egli sempre ci ascolta, ci ha mostrato e abbracciato con la sua misericordia, ci ha richiamati alla vita con il perdono Suo… e tutto questo continua grazie allo Spirito di verità. E questo Spirito è Gesù: “verrò da voi”. Ce lo assicura! Verrà in noi! “Chi ama me, accogliendo i miei comandamenti, sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui”. (Gv 14,21).

Se le cose stanno così, e sono così, carissimi, scrive Pietro, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi spiegazione perché avete speranza e fiducia pur soffrendo. Con dolcezza e rispetto, con onestà facciamo risuonare questa “buona notizia”; dolcezza perché lo Spirito è forte sì, ma anche dolce ospite dell’anima, come amiamo invocarlo; rispetto perché Dio rispetta la nostra libertà e ci insegna a rispettare gli altri, senza imposizioni, ma anche senza arretramenti, o silenzi che diventano spesso connivenza con il male e privano coloro che cercano la luce di vedere.  Non si tratta di convertire: ci pensa lo Spirito. Ma di non tacere la verità del vangelo, della buona notizia che Gesù è e ha portato, l’amore di Dio, perché la speranza e la fiducia, la vita siano davvero tra noi, in noi.

domenica 3 maggio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 5° di Pasqua – 03.05.2026

Gv 14,1-12

 

I turbamenti non mancano! Ha un bel dire Gesù: “Non sia turbato il vostro cuore”, agitato, ansioso, spaventato… Sta rivelando ai suoi discepoli il compimento della sua missione, e vorrebbe prepararli al quel momento. Essi non comprendono.  
I turbamenti non mancano neanche nella nostra esistenza; non mancano i motivi per essere disorientati, tristi, spaventati; un po’ ovunque, in famiglia, in questo povero mondo, nelle nostre responsabilità, per noi, per i nostri cari… 

Allo stesso tempo desideriamo un “posto” tranquillo, calmo, sereno, magari comodo; un posto anche remunerativo di tutte le nostre fatiche e premure; un posto dove vediamo realizzarsi le nostre attese, desideri più belli, speranze… Vogliamo e cerchiamo serenità e pace. Chi ci potrà soccorrere? Il Risorto è con noi, è tra noi, è vivente, ma questa presenza ci sfugge, o almeno temiamo che sia così. “Io vado a preparavi un posto”. Quasi Gesù ritorna ad assicuraci di non temere di perderlo, il posto e Lui. Non si dimenticherà di noi, non ci lascerà soli e nei nostri turbamenti: “verrò di nuovo e vi prenderò con me”. 

Condizione? “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me!”. C’è un posto nella casa del Padre mio dove potete stare bene con me: il Suo cuore. Lì sono sciolti tutti i turbamenti, le paure, le tristezze, perché è la dimora di un amore più grande di ogni cosa; un amore fedele. De resto, “se Dio ci ha dato il Suo Figlio, scriverà Paolo, come non ci darà ogni cosa con Lui”? Ogni cosa che è per il nostro bene, la nostra vita, la nostra felicità!  

“Io vado a preparavi un posto” è una promessa che rivela tutta la tenerezza di Gesù. Non ci consegna mai ad un futuro incerto, ma ci assicura che la nostra vita ha già una dimora presso il Padre Suo e nostro. Tante volte ci sentiamo come fuori luogo, fuori posto, non accolti, senza uno spazio dove far riposare il cuore… Ma Gesù ci rivela che per ciascuno esiste invece un posto pensato, preparato, e custodito, dove possono e devono trovare fine tutte le nostre paure e turbamenti. Non pensiamo subito a quello che ci attende a termine di questa esistenza, che certamente ci sarà, ma, come dice, al suo Cuore, al Suo amore. Ecco il “posto” che nessuno ci porterà via!

“Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”, esordisce Gesù, quando percepisce quello che c’è nell’animo dei suoi e nostro. E ha il coraggio di chiedere tanto anche a noi, perché Egli ha fiducia in noi, e lo fa con le parole di Pietro nella seconda lettura: “voi siete pietre vive”, vive, vivete della mia vita, e a questo “posto” concorrete; cioè concorrete ad abitare, a trovare dimora in Dio lasciando ogni paura e solitudine.  

“Pietre vive” non solo per trovare un posto comodo e sicuro per noi stessi, ma per costruire pure un mondo nuovo, una realtà che tutta trovi compimento e pace in Dio, un’umanità che faccia conoscere la Sua bellezza e bontà. Qui entra in gioco, allora, il nostro impegno di cercare le vie per realizzare una comunità di credenti che sanno di essere da Dio amati e si amino tra di loro, si prendano cura con amore di questo nostro mondo, abbiano premura gli uni degli altri. Non siamo soli per quest’opera di risurrezione! 
“Io sono la via, la verità, e la vita”! Così si offre Gesù alle richieste di chiarificazione di Tommaso e Filippo. La via per andare al Padre, la verità del Suo amore, la vita che ne consegue. “Abbiate fede in me”!... E conclude: “Chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio…più grandi”!

martedì 28 aprile 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 4° Domenica di Pasqua A – 26/04/2026


In questa quarta domenica del tempo pasquale, riconosciuta e celebrata come la domenica del “buon pastore” o pastore bello, unico, che è ovviamente Gesù, il Risorto, io sono in mezzo a voi e condivido la preghiera e la vita con alcuni particolari sentimenti Quando nel vangelo di oggi Gesù parla del pastore delle pecore, parla di sé, della sua missione. E poiché non è di facile comprensione quello che dice, anche perché ci può dare un po’ fastidio essere considerati “pecore”. Ma tant’è che molti vogliono esserci guide e pastori! E da costoro, social o potenti, siamo guidati, purtroppo. Gesù usa anche un’altra similitudine: Io sono la porta delle pecore, vale a dire l’accesso alla vita

Chiedo che questi sentimenti siano anche in voi. 
Innanzitutto, la gratitudine e la commozione per questa immagine di tenerezza e di premura, di affetto e familiarità stretta che viene dalla figura del pastore. E non posso non andare alle parole dell’apostolo Pietro nella sua lettera dove ci fa sapere che “Cristo Gesù patì per voi”, cioè ha dato la vita, ha vissuto fino in fondo l’amore per me, per voi, per noi; con una mitezza, una misericordia e fiducia che danno la misura di quanto gli siamo cari, e gli sono cari anche quelli che non lo accettano e arrivano a rifiutarlo. 

Il Suo è sangue prezioso, ci diceva ancora Pietro domenica scorsa, e oggi ritorna a confermare: “dalle sue piaghe siete stati guariti”, dalla nostra esistenza senza senso. “Eravate erranti come pecore”. Cioè quando ci perdiamo, ci smarriamo, siamo nella più nera confusione, non sappiamo da soli ritrovare la via di casa, ecco allora che siamo “ricondotti” a Lui, al pastore. Egli ci riconduce a sé, egli fa per noi quello che conta e dà salvezza; non noi da soli ce la facciamo a ritrovare la via. Egli è il custode, colui che si prende cura del nostro nutrimento, del nostro bene; non noi da soli, ma, dice a conclusione del brano del vangelo, “io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Egli rimane porta aperta per la vita! 

C’è un’altra serie di sentimenti davanti a questa figura del pastore, e con voi li condivido. Sono sentimenti di responsabilità che io provo, chiamato ogni giorno a raffigurare ai vostri occhi proprio questo unico Pastore per grazia, per un dono particolare dello Spirito. 

Innanzitutto, Gesù è stato costituito Signore e Pastore, dice sempre Pietro nelle sue prime prediche, perché è stato prima “agnello” e “servo obbediente”. Vale per me, vale per tutti noi nella nostra condizione di essere accanto agli altri come responsabili del loro bene. Prima occorre farsi agnelli e vivere in obbedienza al Padre. “Chi pecora si fa, lupo lo mangia”, dice un proverbio. Il vangelo insegna diversamente: “Chi agnello si fa, pastore diventa”. Non è questo un suggerimento per imparare a servire e a guidare gli altri chiunque essi siano?

E poi sentimenti di gioia. Il motivo? Eccolo: il pastore chiama le sue pecore una per una, ascoltano la sua voce; poi le conduce fuori, cammina innanzi a loro, esse lo seguono. Un pizzico di amarezza fa capolino, invece, quando “un ladro, un brigante, un estraneo”, che vanno per “rubare, uccidere, distruggere” fanno breccia tra coloro che ami, ai quali interessa assai poco conoscere l’amore di cui sono oggetto; coloro che non hanno tempo, non hanno spazio, non hanno libertà, non credono, e non vogliono cercare in Gesù la vita.

Carissimi, rigenerati, risorti con Gesù, siamo continuamente ricondotti e custoditi dal Suo amore. Preghiamo, in questa domenica in modo particolare, perché il Pastore grande delle pecore, come lo chiama al Scrittura, sia presente in mezzo a noi attraverso anche la disponibilità di chi accoglie la vocazione a diventare sacerdote nel popolo di Dio, e ad esserlo sull’esempio e le orme di Cristo.

martedì 14 aprile 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 Seconda Pasqua A – 12.04.2026
 

1Pietro 1,3-9   -   Giovanni 20,19-31

 

Siamo all’Ottava di Pasqua, e continua la luce di questo evento della risurrezione di Gesù. Anzi, ne siamo partecipi anche noi siamo con Lui risorti grazie al Battesimo che abbiamo ricevuto. Questa domenica è la Festa della Divina Misericordia, come ha voluto indicare già Papa Giovanni Paolo II, poiché la nostra risurrezione, la nostra rinascita, la nostra ricreazione, avviene proprio per la Misericordia che ci è stata e ci è usata a fronte dei nostri peccati e delle loro conseguenze, a fronte delle nostre fughe o tradimenti, come è avvenuto per gli stessi discepoli di Gesù. Visitati dal Risorto, come narra il Vangelo, si sono visti confermare i suoi doni di pace e di liberazione da ogni paura, di amicizia, di fiducia. 
La Misericordia non è una tomba, un sepolcro, una sconfitta; non è debolezza, se non di amore, che Dio non può trattenere, per noi suoi figli, che ha trovato nel Cuore di Gesù l’accesso per entrare nel nostro mondo, per riversarsi, trafitto, sul nostro mondo; per insegnare all’umanità la via della pace. La Misericordia è un grembo che si apre e ci dona la vita di risorti, la vita di Gesù, che noi possiamo, e dobbiamo toccare con le nostre mani, come Tommaso. Questi non è il maestro del dubbio, non è semplicemente l’emblema dell’incredulità, anche se così viene richiamato dallo stesso Gesù, non è colui che ci pianta il naso come siamo soliti dire. 
No, Tommaso ci dice che non possiamo nemmeno accontentarci di quello che ci dicono gli altri. Del resto, lui non si lascia convincere dalle parole dei suoi amici, non essendo stato presente quella prima sera di Pasqua. Ci insegna che dobbiamo fare esperienza del Risorto: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.  E che significa? “Se io chiudo gli occhi per non vedere le sofferenze dei fratelli, e quanto patiscono a causa del male che li affligge, e del bene che cercano di perseguire, io non posso dire di essere risorto con Gesù”.  Ancora una domanda: come fare per toccare le ferite del Risorto e dei miei fratelli? Accogliere la pace che ripetutamente ci dona: “pace a voi…pace a voi… pace a voi… che da soli non siete capaci di darvi”.
La Misericordia ci porta la pace: non rifiutiamola. Non è debolezza! Ci offre il perdono. Non è sconfitta! La Misericordia ci manda a liberare il mondo dal male, dal peccato proprio con il perdono. Se noi non perdoniamo, dice Gesù, il mondo tutto resta invischiato nel male, se non si perdonano vicendevolmente e non cercano vie diverse dalle attuali quei potenti che pensano di gestirlo il male, ne rimangono prigionieri e noi vittime con loro. La preghiera per la pace e la riconciliazione, il toccare le ferite dell’umanità più povera invece di infliggerle, il renderci conto ed unirci a chi ha dato la vita per amore, Cristo crocifisso risorto, può smuovere noi, credenti finalmente a diventare credibili agli occhi del mondo.
“Siete ricolmi di gioia”, assicura Pietro nella sua lettera. “Esultate di gioia”, incoraggia. Una ritrosia può essere in noi nel toccare le ferite del Cristo Risorto, che ancora sanguinano in tanti nostri fratelli o nelle nostre famiglie; paura di contrarre chissà quale infezione. Se sarà, ben venga. Non c’è infezione o contagio più sano di un contagio o infezione d’amore. Si apriranno i nostri occhi e pure il nostro cuore diventerà più misericordioso e fonte di perdono. Amen.

domenica 5 aprile 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

SABATO SANTO - Veglia Pasquale - 04.04.2026

Cari fratelli e sorelle, Gesù il Cristo, il mio Gesù, il nostro Signore e fratello, è risorto dalla morte! Siamo sorpresi ancora una volta da questo evento di Grazia, e non possiamo che esultare con il coro degli angeli che così prolungano il canto che già al Natale di Gesù fecero, con la Chiesa, con la terra come ci invitava l’acclamazione di poco fa.

I segnali di quanto stanotte compie la potenza dell’amore di Dio già ci erano stati dati quando Gesù svegliava dalla morte la figliola di Giairo, o con un semplice tocco della sua mano richiamava in vita il figlio unico della madre vedova e ancor più gridava all’amico Lazzaro di uscire dalla tomba. No, la morte non poteva vincere sull’ amore, sulla vita, ed ecco allora il gran prodigio, al culmine di tanti prodigi, narrati dalla Parola proclamata, che Dio aveva operato per il suo popolo perché noi tutti lo apprendessimo: Gesù è risorto!

E’ la vittoria della luce sulle tenebre, vittoria che abbiamo accolto e salutato con la liturgia iniziale di questa nostra assemblea: Cristo Gesù, luce del mondo, il mondo che tanto buio, rischiarato purtroppo solamente da bagliori di guerra e esplosioni di violenza, ancora vorrebbe tenere sepolto, senza speranza. La Parola ha illuminato la nostra mente e ha confermato che speranza c’è: Dio non abbandona i suoi figli, a cominciare dal Figlio prediletto, e noi suoi fratelli, non abbandona l’umanità. Cristo è Risorto! C’è speranza nel nostro cuore, ed è sempre così, quando con meraviglia e gratitudine, ci lasciamo dai Lui sorprendere.

Ecco, allora, sorpresi da questo evento di Grazia e misericordia, come dicevo, siamo sopresi dalla gioia, ed anche il timore che non sia vero quello che l’angelo ha annunciato alle donne e quindi ai discepoli, comprensibile per la nostra incapacità a comprendere l’opera e l’amare di Dio, non fa che accendere e bruciare di desiderio che, sì, è tutto vero. Non c’è spazio per la paura di essere tratti in inganno. Subito fugge, in fretta, la paura. Invece, presto, il desiderio, la speranza, verranno confermati, poiché la vittoria di Gesù sul male, sulla morte, sul peccato, rifiuto di Dio, su colui che vorrebbe convincerci che non è per nulla vero (e nel mio ministero, mi è capitato di sentirmelo dire!), questo desiderio e speranza di risurrezione divengono realtà anche nella mia vita, nella mia storia, nella nostra vita, nella nostra storia. Come?

Tra qualche istante rinnoveremo le promesse del nostro Battesimo, che è la nostra risurrezione in cui siamo stati posti, in cui vogliamo vivere ogni giorno. Spesso siamo ricacciati nella tomba, afferrati da ombre di morte, e, cosa più triste, trasciniamo altri in questa condizione che non sa più accogliere, cercare, gioire del bene per cui siamo stati creati e redenti. Redenti, cioè liberati da ogni pietra tombale.

 L’altra sera alla Cena Ultima, ma anche la prima di una storia di amicizia che continua sino alla fine dei tempi, abbiamo avuto in dono la comunione con il nostro Maestro e Signore, e il suo insegnamento; ieri, silenziosamente, sulla croce, Gesù, con la sua offerta ha colmato il nostro ammanco di amore affidandosi al Padre Suo, e togliendoci così dalle pretese del peccato ci ha redenti, liberati; stanotte, in questa Veglia e giorno di Risurrezione, gioiamo perché Egli, grazie al Padre, ha stracciato il decreto di morte, ci ha portato con sé alla piena liberazione e santificazione, poiché lo Spirito di Gesù completa l’opera per cui il Padre l’aveva mandato. Ritorno a dire, allora: sì, sorpresi dalla gioia! Ecco come dobbiamo essere stanotte, domani, oggi e sempre! Confusi un po’, ma umili e gioiosi, contenti, o almeno sereni e nella pace, diverremo presto testimoni e annunciatori che Dio ci ama, che Dio vuole la vita dei Suoi figli, e mai smetterà, attraverso Gesù, di offrircela in abbondanza.

La conferma? L’Eucaristia, la cui celebrazione ora proseguirà, nutrimento della Parola, del Corpo e del sangue del Signore, lì ci viene incontro,  e di lì nella nostra quotidiana Galilea, ci manterrà risorti con Lui, vivi e nella gioia. Gesù è risorto: Buona e felice Pasqua di Risurrezione!

lunedì 9 marzo 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 3° Quaresima A – 08.03.2026

Giovanni 4,5-42


L’incontro assai noto di Gesù con la donna di Samaria, ricco di particolari sentimenti e illuminazioni, incrocia il nostro cammino quaresimale, cammino di conversione. Ogni battuta, ogni silenzio, ogni sguardo, ogni respiro che caratterizzano questo incontro ci sono dati perché anche noi, come è avvenuto per la donna alla fine, possiamo riprendere, anzi correre, per dire la novità che, accolta può cambiare, rinnovare la nostra la nostra vita. 

Gesù, prova la stanchezza del cammino, soffre anch’egli caldo del giorno. E il fermarsi al pozzo non è una scusa per accedere a questo incontro con un’altra assetata. Due assetati di amore; due che hanno bisogno di dissetarsi, al di là di un ristoro fisico, sì, cercano amore. Sì, anche Gesù cerca amore, attenzione, accoglienza, per poter offrire il Suo amore, la sua acqua che disseta il cuore mai sazio e che si aggrappa e attinge a tante esperienze per calmare la sete, colmarlo di felicità che subito evapora.  Quindi, primo aiuto, non fuggiamo l’incontro con Gesù che non disdegna di attenderci e incontrarci là dove noi pensiamo di risolvere la nostra sete, le cose di questo mondo, o le scelte che non seguono i suoi insegnamenti.

È un incontro che deve svolgersi nella più grande sincerità, senza nulla nascondere a chi conosce il nostro cuore, e ci aiuta a prendere atto dei nostri tentativi di calmarlo, non riuscendoci noi. Egli accetta pure che tentiamo di distrarlo con argomentazioni che vorrebbero impiantare discussioni pur di non assumerci le nostre responsabilità o una ricerca sincera, come fa la donna quando viene scoperta nella sua condizione. Pone una questione, diremmo, teologica: dove dobbiamo adorare Dio? Qui o a Gerusalemme?”. Risposta: Non dobbiamo preoccuparci “dove” incontrare Dio, ma “come”!

Infatti, ecco la risposta di Gesù, “adorerete Dio in Spirito e verità”, richiama a quell’acqua viva che egli dà a coloro che lo accolgono, e che poi diventa pure fonte anche per altri. Questo può già avvenire risvegliando il dono che è in noi con il Battesimo. Il primo passo di conversione è riappropriarci di esso, e quindi il recupero di un vero rapporto intimo con Dio che ha sete di noi; un rapporto personale d’amore non basato su pratiche religiose, vuote ritualità, finte devozioni.  In questo rapporto sta a cuore al Signore che noi troviamo di che saziare la nostra sete, e far sì che avvenga quello che è accaduto alla donna che dopo cinque mariti, ha trovato finalmente lo Sposo! Non è necessario che facciamo la stessa trafila.  Basta che ci lasciamo sorprendere da Lui, dalla Sua vicinanza, dalla sua comprensione, dalla sua offerta di acqua viva, lo Spirito, e allora, lasciata l’anfora con cui ci sforziamo di attingere, diverremo anche fonte della stessa acqua, dello stesso Spirito, dello stesso amore, per tutti quelli che andiamo ad incontrare ogni giorno.


lunedì 2 marzo 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 2° Quaresima A – 01.03.2026

Genesi 12,1-4 - 2Timoteo 1,8-10 - Matteo 17,1-9

 

Anche la Quaresima più difficile ha i suoi momenti luminosi, anche il percorso più impegnativo trova motivi per sperare. E così dopo le tentazioni e le prove che pure appartengono anche a noi, in questo deserto della vita dove Gesù ci insegna a rispondervi con la Parola di Dio rettamente accolta; dopo un’esperienza di morte che tante volte ci capita di fare nelle nostre condizioni, ecco un assaggio di Risurrezione, della gloria che attende Gesù, innanzitutto, e che non ci mancherà se gli saremo fedeli, gli daremo ascolto, lo seguiremo. Quello che i tre discepoli vivono sul monte è un anticipo di eternità, tanto che desiderano che non finisca mai. Lì, cielo e terra si toccano, tanto che appaiono Mosè ed Elia che già si trovano nella dimensione ultraterrena.

Di questa esperienza avevano bisogno i discepoli, di momenti simili abbiamo pure bisogno noi. Pietro era appena caduto dalle stelle alle stalle, avendo proclamato la sua fede nel Cristo e poi era intervenuto per impedire che si compisse il progetto del Padre, per insegnare a Gesù, e i Dodici invitati a seguire il Maestro sulla croce.

Noi non siamo così diversi. Pronti a dire che crediamo in Gesù, ma perplessi rifuggiamo dal seguirlo sui suoi passi per noi incomprensibili e temuti. Anche noi abbiamo bisogno che il cuore nostro sia sollevato, abbiamo bisogno di luce, e il Signore lo sa. Perciò nel cammino quaresimale facciamo attenzione a momenti luminosi e di incoraggiamento, avvenimenti, incontri che ci fanno sentire bene; non sono solo bastonate e prove nella vita, ma anche spiragli, almeno, di luce, conforto di una presenza che ci lascia soli a lottare. Sì, condotti dallo Spirito nel deserto, nella prova, lasciamoci condurre da Gesù, che di questo Spirito era pieno, per avere la grazia necessaria per andare avanti. Lasciamoci condurre da Gesù! Egli lo desidera!

Certo non ci abbandonano le tentazioni. E qui i discepoli che provano una in particolare: non scendere più dal monte, volere sempre avere quell’intensità di emozione che cerchiamo nella preghiera, nel ricevere o nel fare del bene. Cerchiamo posti ed esperienze che ci tengano sempre accesi, e dimentichiamo che Gesù, una volta che ha mostrato il suo volto di luce, che sarà un giorno nostro, ci conduce subito a scendere nella quotidianità fatta di monotonia, di grigiore, anche di timori, e sempre nuove prove

C’è il pellegrinaggio della vita da fare come quello che Dio ordina ad Abramo con richieste incomprensibili, assurde, rischiose, così ci appaiono, narra la prima lettura; e la seconda ci ricorda che dobbiamo soffrire per il Vangelo. Ma non spaventiamoci! Se abbiamo gli occhi pieni di luce per aver visto Gesù rivelarsi e donarsi a noi, qui, nella preghiera, avremo il cuore pieno di fuoco per continuare a stargli accanto, per seguirlo sulla sua vita, la vita della vita, anche sui passi più difficili.

E quando, proprio, la luce scompare, per le difficoltà che la sovrasta, rimane sempre quella voce che nulla e nessuno può mettere a tacere e risuona nel cuore, nei piccoli segni che la luce ha lasciato: “Alzatevi, non temete!”. È Gesù, Parola del Padre, che con noi riprende il suo cammino. Ascoltiamolo!