domenica 5 aprile 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

SABATO SANTO - Veglia Pasquale - 04.04.2026

Cari fratelli e sorelle, Gesù il Cristo, il mio Gesù, il nostro Signore e fratello, è risorto dalla morte! Siamo sorpresi ancora una volta da questo evento di Grazia, e non possiamo che esultare con il coro degli angeli che così prolungano il canto che già al Natale di Gesù fecero, con la Chiesa, con la terra come ci invitava l’acclamazione di poco fa.

I segnali di quanto stanotte compie la potenza dell’amore di Dio già ci erano stati dati quando Gesù svegliava dalla morte la figliola di Giairo, o con un semplice tocco della sua mano richiamava in vita il figlio unico della madre vedova e ancor più gridava all’amico Lazzaro di uscire dalla tomba. No, la morte non poteva vincere sull’ amore, sulla vita, ed ecco allora il gran prodigio, al culmine di tanti prodigi, narrati dalla Parola proclamata, che Dio aveva operato per il suo popolo perché noi tutti lo apprendessimo: Gesù è risorto!

E’ la vittoria della luce sulle tenebre, vittoria che abbiamo accolto e salutato con la liturgia iniziale di questa nostra assemblea: Cristo Gesù, luce del mondo, il mondo che tanto buio, rischiarato purtroppo solamente da bagliori di guerra e esplosioni di violenza, ancora vorrebbe tenere sepolto, senza speranza. La Parola ha illuminato la nostra mente e ha confermato che speranza c’è: Dio non abbandona i suoi figli, a cominciare dal Figlio prediletto, e noi suoi fratelli, non abbandona l’umanità. Cristo è Risorto! C’è speranza nel nostro cuore, ed è sempre così, quando con meraviglia e gratitudine, ci lasciamo dai Lui sorprendere.

Ecco, allora, sorpresi da questo evento di Grazia e misericordia, come dicevo, siamo sopresi dalla gioia, ed anche il timore che non sia vero quello che l’angelo ha annunciato alle donne e quindi ai discepoli, comprensibile per la nostra incapacità a comprendere l’opera e l’amare di Dio, non fa che accendere e bruciare di desiderio che, sì, è tutto vero. Non c’è spazio per la paura di essere tratti in inganno. Subito fugge, in fretta, la paura. Invece, presto, il desiderio, la speranza, verranno confermati, poiché la vittoria di Gesù sul male, sulla morte, sul peccato, rifiuto di Dio, su colui che vorrebbe convincerci che non è per nulla vero (e nel mio ministero, mi è capitato di sentirmelo dire!), questo desiderio e speranza di risurrezione divengono realtà anche nella mia vita, nella mia storia, nella nostra vita, nella nostra storia. Come?

Tra qualche istante rinnoveremo le promesse del nostro Battesimo, che è la nostra risurrezione in cui siamo stati posti, in cui vogliamo vivere ogni giorno. Spesso siamo ricacciati nella tomba, afferrati da ombre di morte, e, cosa più triste, trasciniamo altri in questa condizione che non sa più accogliere, cercare, gioire del bene per cui siamo stati creati e redenti. Redenti, cioè liberati da ogni pietra tombale.

 L’altra sera alla Cena Ultima, ma anche la prima di una storia di amicizia che continua sino alla fine dei tempi, abbiamo avuto in dono la comunione con il nostro Maestro e Signore, e il suo insegnamento; ieri, silenziosamente, sulla croce, Gesù, con la sua offerta ha colmato il nostro ammanco di amore affidandosi al Padre Suo, e togliendoci così dalle pretese del peccato ci ha redenti, liberati; stanotte, in questa Veglia e giorno di Risurrezione, gioiamo perché Egli, grazie al Padre, ha stracciato il decreto di morte, ci ha portato con sé alla piena liberazione e santificazione, poiché lo Spirito di Gesù completa l’opera per cui il Padre l’aveva mandato. Ritorno a dire, allora: sì, sorpresi dalla gioia! Ecco come dobbiamo essere stanotte, domani, oggi e sempre! Confusi un po’, ma umili e gioiosi, contenti, o almeno sereni e nella pace, diverremo presto testimoni e annunciatori che Dio ci ama, che Dio vuole la vita dei Suoi figli, e mai smetterà, attraverso Gesù, di offrircela in abbondanza.

La conferma? L’Eucaristia, la cui celebrazione ora proseguirà, nutrimento della Parola, del Corpo e del sangue del Signore, lì ci viene incontro,  e di lì nella nostra quotidiana Galilea, ci manterrà risorti con Lui, vivi e nella gioia. Gesù è risorto: Buona e felice Pasqua di Risurrezione!

lunedì 9 marzo 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 3° Quaresima A – 08.03.2026

Giovanni 4,5-42


L’incontro assai noto di Gesù con la donna di Samaria, ricco di particolari sentimenti e illuminazioni, incrocia il nostro cammino quaresimale, cammino di conversione. Ogni battuta, ogni silenzio, ogni sguardo, ogni respiro che caratterizzano questo incontro ci sono dati perché anche noi, come è avvenuto per la donna alla fine, possiamo riprendere, anzi correre, per dire la novità che, accolta può cambiare, rinnovare la nostra la nostra vita. 

Gesù, prova la stanchezza del cammino, soffre anch’egli caldo del giorno. E il fermarsi al pozzo non è una scusa per accedere a questo incontro con un’altra assetata. Due assetati di amore; due che hanno bisogno di dissetarsi, al di là di un ristoro fisico, sì, cercano amore. Sì, anche Gesù cerca amore, attenzione, accoglienza, per poter offrire il Suo amore, la sua acqua che disseta il cuore mai sazio e che si aggrappa e attinge a tante esperienze per calmare la sete, colmarlo di felicità che subito evapora.  Quindi, primo aiuto, non fuggiamo l’incontro con Gesù che non disdegna di attenderci e incontrarci là dove noi pensiamo di risolvere la nostra sete, le cose di questo mondo, o le scelte che non seguono i suoi insegnamenti.

È un incontro che deve svolgersi nella più grande sincerità, senza nulla nascondere a chi conosce il nostro cuore, e ci aiuta a prendere atto dei nostri tentativi di calmarlo, non riuscendoci noi. Egli accetta pure che tentiamo di distrarlo con argomentazioni che vorrebbero impiantare discussioni pur di non assumerci le nostre responsabilità o una ricerca sincera, come fa la donna quando viene scoperta nella sua condizione. Pone una questione, diremmo, teologica: dove dobbiamo adorare Dio? Qui o a Gerusalemme?”. Risposta: Non dobbiamo preoccuparci “dove” incontrare Dio, ma “come”!

Infatti, ecco la risposta di Gesù, “adorerete Dio in Spirito e verità”, richiama a quell’acqua viva che egli dà a coloro che lo accolgono, e che poi diventa pure fonte anche per altri. Questo può già avvenire risvegliando il dono che è in noi con il Battesimo. Il primo passo di conversione è riappropriarci di esso, e quindi il recupero di un vero rapporto intimo con Dio che ha sete di noi; un rapporto personale d’amore non basato su pratiche religiose, vuote ritualità, finte devozioni.  In questo rapporto sta a cuore al Signore che noi troviamo di che saziare la nostra sete, e far sì che avvenga quello che è accaduto alla donna che dopo cinque mariti, ha trovato finalmente lo Sposo! Non è necessario che facciamo la stessa trafila.  Basta che ci lasciamo sorprendere da Lui, dalla Sua vicinanza, dalla sua comprensione, dalla sua offerta di acqua viva, lo Spirito, e allora, lasciata l’anfora con cui ci sforziamo di attingere, diverremo anche fonte della stessa acqua, dello stesso Spirito, dello stesso amore, per tutti quelli che andiamo ad incontrare ogni giorno.


lunedì 2 marzo 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 2° Quaresima A – 01.03.2026

Genesi 12,1-4 - 2Timoteo 1,8-10 - Matteo 17,1-9

 

Anche la Quaresima più difficile ha i suoi momenti luminosi, anche il percorso più impegnativo trova motivi per sperare. E così dopo le tentazioni e le prove che pure appartengono anche a noi, in questo deserto della vita dove Gesù ci insegna a rispondervi con la Parola di Dio rettamente accolta; dopo un’esperienza di morte che tante volte ci capita di fare nelle nostre condizioni, ecco un assaggio di Risurrezione, della gloria che attende Gesù, innanzitutto, e che non ci mancherà se gli saremo fedeli, gli daremo ascolto, lo seguiremo. Quello che i tre discepoli vivono sul monte è un anticipo di eternità, tanto che desiderano che non finisca mai. Lì, cielo e terra si toccano, tanto che appaiono Mosè ed Elia che già si trovano nella dimensione ultraterrena.

Di questa esperienza avevano bisogno i discepoli, di momenti simili abbiamo pure bisogno noi. Pietro era appena caduto dalle stelle alle stalle, avendo proclamato la sua fede nel Cristo e poi era intervenuto per impedire che si compisse il progetto del Padre, per insegnare a Gesù, e i Dodici invitati a seguire il Maestro sulla croce.

Noi non siamo così diversi. Pronti a dire che crediamo in Gesù, ma perplessi rifuggiamo dal seguirlo sui suoi passi per noi incomprensibili e temuti. Anche noi abbiamo bisogno che il cuore nostro sia sollevato, abbiamo bisogno di luce, e il Signore lo sa. Perciò nel cammino quaresimale facciamo attenzione a momenti luminosi e di incoraggiamento, avvenimenti, incontri che ci fanno sentire bene; non sono solo bastonate e prove nella vita, ma anche spiragli, almeno, di luce, conforto di una presenza che ci lascia soli a lottare. Sì, condotti dallo Spirito nel deserto, nella prova, lasciamoci condurre da Gesù, che di questo Spirito era pieno, per avere la grazia necessaria per andare avanti. Lasciamoci condurre da Gesù! Egli lo desidera!

Certo non ci abbandonano le tentazioni. E qui i discepoli che provano una in particolare: non scendere più dal monte, volere sempre avere quell’intensità di emozione che cerchiamo nella preghiera, nel ricevere o nel fare del bene. Cerchiamo posti ed esperienze che ci tengano sempre accesi, e dimentichiamo che Gesù, una volta che ha mostrato il suo volto di luce, che sarà un giorno nostro, ci conduce subito a scendere nella quotidianità fatta di monotonia, di grigiore, anche di timori, e sempre nuove prove

C’è il pellegrinaggio della vita da fare come quello che Dio ordina ad Abramo con richieste incomprensibili, assurde, rischiose, così ci appaiono, narra la prima lettura; e la seconda ci ricorda che dobbiamo soffrire per il Vangelo. Ma non spaventiamoci! Se abbiamo gli occhi pieni di luce per aver visto Gesù rivelarsi e donarsi a noi, qui, nella preghiera, avremo il cuore pieno di fuoco per continuare a stargli accanto, per seguirlo sulla sua vita, la vita della vita, anche sui passi più difficili.

E quando, proprio, la luce scompare, per le difficoltà che la sovrasta, rimane sempre quella voce che nulla e nessuno può mettere a tacere e risuona nel cuore, nei piccoli segni che la luce ha lasciato: “Alzatevi, non temete!”. È Gesù, Parola del Padre, che con noi riprende il suo cammino. Ascoltiamolo! 

lunedì 23 febbraio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 Domenica 1° Quaresima A – 22.02.2026

Matteo 4,1-11

Dal giardino dell’Eden, dalla condizione di beatitudine ove l’uomo, Adamo, messo alla prova, tentato, crolla sotto la menzogna di Satana, al deserto dove condotto dallo Spirito, il nuovo Adamo, Gesù, anch’egli tentato, supera la prova. Ancora: dalla nuova legge proclamata sul monte delle beatitudini, sempre su un monte altissimo si conclude questa prima provocazione, questa prima sfida tra l’inviato di Dio e il diavolo, che non vorrebbe essere da meno di Gesù. Poi ci sarà un ultimo monte per l’attacco decisivo. Ma ora è il deserto il luogo della lotta.

La nostra Quaresima ci porta lì, lì ci conduce lo Spirito per imparare a rispondere come Gesù alle provocazioni del male e di chi lo gestisce, per progredire nella fiducia e nell’abbandono a Dio, alla Sua Parola. La prova, ogni prova che la vita ci mette davanti, ogni tentazione che ci induce a cambiare strada rispetto al progetto di Dio, per seguire idoli e divinità che vanno dall’egoismo, dalla volontà di potenza, all’attaccamento delle cose, può essere da Dio permessa – difatti è lo Spirito che conduce Gesù nel deserto per essere tentato dal diavolo.

 Allora la tentazione non è maledizione, se non quando vi si acconsente, ma occasione per progredire nel rinunciare a sé stessi e seguire solamente la Parola del Signore. La nostra vita, non più un giardino fiorito di belle sorprese e di pace fino a quando non sarà giardino della risurrezione di Gesù, rimane comunque un luogo di grazia, di familiarità, di intimità con Dio, anche se c’è il diavolo che tenta, perché abbiano a distinguere, con la Parola di Dio rettamente accolta e non strumentalizzata, come fa qui Satana con Gesù. ciò che è importante da ciò che non lo è, ciò che conta o è essenziale da ciò che non lo è.  A volte le situazioni di difficoltà e di prova ci offrono l’occasione per smascherare quello che non è bene per noi, né per gli altri.

Gesù, è stato condotto nel deserto per ritrovare quell’Adamo, cioè l’uomo, ciascuno di noi, l’umanità che ha voltato le spalle al suo creatore; l’umanità che ancora oggi ripete la scelta sbagliata di non fidarsi di Dio, di sostituirsi a Lui nel pretendere di determinare ciò che è buono o cattivo; una scelta che non fa altro che fargli scoprire la propria nudità, la propria fragilità, la propria vergogna. Là dove l’uomo, ingannato da false promesse, fallisce Gesù riporta vittoria, sceglie per noi indicandoci la via per uscire dal deserto e ritornare alla vita. Ma anche ci chiama a scegliere con Lui, come Lui, a scegliere Lui.

Scegliere Cristo Gesù è la Parola di questa nostra prima domenica di Quaresima. Egli ci insegna a stare nella vita non cedendo alle trame del nemico, alla presunzione di una umanità che a questi si concede e dà ascolto, consapevolmente o no. Il giardino non è sparito, lo ritroveremo, e sarà bellissimo, ma ora è necessario riuscire vincitori nella prova, nella tentazione, qualunque sia. La prima è quella di dubitare di essere figli di Dio, dubitare del suo amore. “Se sei figlio di Dio”, così è stato aggredito Gesù, che poco prima al battesimo, presso il Giordano, si era sentito dire “tu sei il figlio mio, l’amato” e poi, qui, ha cercato ammaliarlo con varie promesse, alle quali egli ha detto di no.

Se Adamo ci ha cacciati nei guai, ci ha portato nel deserto, lì Gesù ci raggiunge e di lì vuole portarci fuori, verso un giardino dov’è pienezza di vita. Ecco il cammino che anch’io mi propongo di fare con voi in queste domeniche e settimane prossime. È ancora lontano quel giardino, ma scegliendo Cristo, scegliendo come lui e con lui, cominceremo ad alzarci, e a muoverci nella giusta direzione.  Buona Quaresima a tutti!


mercoledì 18 febbraio 2026

 Le Ceneri – 18.02.2026

Sfatiamo il detto comune: “faccia da Quaresima”, con “aria disfatta sul volto”. Rendiamo la dignità e la bellezza che merita questo tempo di Grazia! Il primo passo di questo cammino penitenziale, ci muove “protesi alla gioia pasquale” con una “radiosa tristezza” poiché così chi chiama Dio, nostro Padre: “Ritornate a me a con tutto il cuore”! E’ l’invito, di più, è la preghiera che Egli ci rivolge all’inizio di questi quaranta giorni che continuano i prodigi che tanti altri “40” hanno scandito nella storia della salvezza. “Ritornate al mio amore, voi che l’avete smarrito o rivolto altrove”. In questo ritorno ci aiuta La Parola che abbiamo ascoltato e l‘incoraggiamento della Chiesa nel messaggio di Papa Leone che ci indica i passi sui quali muoverci nella giusta direzione. 


Egli ci invita ad ascoltare Dio e la Sua Parola, come luce e guida su questo cammino. Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere, del suo entrare in relazione con noi «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). Così anche allo stesso tempo ci chiede di ascoltare Lui e come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». E quindi ascoltare i nostri fratelli nelle loro necessità. Questo per avere il cuore di Dio! L’ascolto: dalla liturgia nella celebrazione domenicale, che quest’anno è guida a riscoprire il nostro Battesimo, dalla lettura quotidiana dl Vangelo, come riflessi di luce che rischiarano momenti di buio. L’ascolto! Nel silenzio di tante, troppe distrazioni e parole di questo mondo. 


Ecco allora che l’invito di Papa Leone, accanto all’ascoltare, mette il digiunare, riprendendo l’insegnamento di Gesù nel Vangelo, dove ci vengono pure indicate la preghiera, che è pur sempre parte dell’ascolto e non un biasciare o moltiplicare senza cuore le orazioni, e la elemosina, la pietà che porta a soccorrere chi è nella necessità. A proposito del digiuno così scrive Papa Leone: Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
Il ripetuto richiamo di Gesù a compiere questi passi “nel segreto”, porta a considerare che quel ritornare a Dio coinvolge il nostro cuore. E questo, se è luogo segreto, non lo è solo perché tutto avviene di nascosto, ma perché ogni cosa è preziosa, è cosa del cuore, e non dobbiamo lasciarcela portare via. Non lasciamo che il mondo che abbiamo attorno prenda possesso e dominio sul nostro cuore, sulla nostra preghiera, sulla nostra carità, sulla nostra libertà dalle cose. Tenterà di scoraggiarci di deriderci, di ostacolarci, allettarci con mille cose, ma niente, e nessuno deve violare il nostro segreto, quanto avviene nel nostro cuore, e di lì poi si manifesterà al mondo stesso. Dobbiamo difendere questo “nel segreto”.!!!!


Ricevere le ceneri sul nostro capo è confessione della nostra fragilità, le parole le accompagnano il gesto non sono solamente invito a muoverci a conversione, quanto piuttosto a confidare che il Signore già si è mosso verso di noi e ci precede su una via nuova, una via che, man mano che si percorre, ci prepara ad accogliere un cuore nuovo nella Pasqua che verrà. E verrà presto!

domenica 15 febbraio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 6° Domenica A – 15.02.2026 

Matteo 5,17-37 

Abbiamo ascoltato ora il Vangelo e possiamo dire che…il gioco si fa duro. Dopo le Beatitudini che attirano la nostra ammirazione, le immagini del sale della terra e della luce, del mondo per definire la nostra identità, Gesù qui cala un carico da novanta! Gioca le proprie carte pur di offrirci l’opportunità di dare verità al nostro essere credenti, discepoli suoi, con sincerità. Una serie di indicazioni, di comandi, sui quali non si può passare sopra, e possibili da osservare, pur con tutti i limiti e debolezze della nostra fragile umanità.

C’è un denominatore comune in questa nuova legge, nuova “giustizia” che supera la vecchia con quel “ma io vi dico”. Gesù vi immette la misericordia, il perdono, l’attenzione e il rispetto del prossimo, l’amore. Con le sue affermazioni paradossali Egli non vuole demolire l’impianto della Legge o dei Profeti, guida dei credenti, ma, dice, “sono venuto a dare pieno compimento”. Evidentemente anche nell’osservanza dei comandamenti può mancare qualcosa, e di fondamentale. “Sono venuto a dare pienezza attraverso l’amore!”. 

1°- Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai… Ma io vi dico: l’amore è rifiutare la violenza di qualsiasi tipo, di gesti e parole, quella che sembra vigere nella società, nelle relazioni, anche nelle stesse famiglie, dove grida, rabbia e urla, creano già un inferno. Allora anche la nostra preghiera sarà vera e ben accetta dal Signore. E se il perdono, il desiderio di riconciliazione, non viene accolto, pazienza!

2° - Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: l’amore è non coltivare desideri e relazioni cattive, ingiuste davanti al Signore. Chiama a correggere il nostro sguardo che prima che dagli occhi proviene dal cuore che, purtroppo, considera l’altro, uomo o donna, come un oggetto di cui impossessarsi, invece di camminare insieme a libertà. 

3° - Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: l’amore è non rompere quel patto di alleanza, che è il matrimonio, luogo della rivelazione dell’alleanza di Dio con l’umanità; un legame che impegna alla fedeltà, al dono totale di sé, esclusivo, indissolubile, anche quando le condizioni diventano difficili.

4 - Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso…Ma io vi dico: l’amore è non chiamare in causa Dio per imbrogliare, ingannare l’altro, ma essere leali, e chiari, sinceri, schietti. La bocca esprima quello che contiene il cuore, la mente, senza alcuna doppiezza o falsità, perché la menzogna viene dal maligno. 

Siamo davanti ad una sapienza che non è di questo mondo, dice Paolo nella seconda lettura. Ed è dalla sapienza del Signore, lascia intendere la prima lettura, che viene la giusta scelta per la vita, il regno dei cieli sulla terra, 
Ritornando all’immagine con cui ho iniziato questi pensieri: a che gioco giochiamo? Gesù ha scoperto le proprie carte. Noi, non bariamo, lasciamoci vincere e avremo la vita!

lunedì 9 febbraio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 5° Domenica A – 08.02.2026

Matteo, 5,13-16

C’è una particolare ragione perché siamo “beati”, come Gesù proclamava domenica scorsa. In ogni condizione ci troviamo siamo “amati” gratuitamente da Dio, e questa nuova ragione è suggerita dalle immagini che Gesù usa sempre rivolto ai suoi discepoli: “voi siete il sale della terra”, “voi siete la luce del mondo”. 

Quindi non è un comando, o meglio, prima di essere un comando, un impegno a cui essere fedeli, è una rivelazione sulla nostra identità e responsabilità; una dichiarazione di conformità, potremmo chiamarla, per capire  chi siamo come discepoli suoi e la missione che ci aspetta per non diventare inutili e insignificanti.
“Voi siete il sale della terra!” Quanti tipi di sale conosciamo? Da cucina, fine, grosso, grezzo aromatizzato, marino; poi ci sono sali chimici… Ognuno ha la sua funzione. Ma quella che prevale, conoscendo il messaggio di Gesù, vivendo il Vangelo, è di dare sapore e gusto all’esistenza, un tocco di giusta saggezza capace di dare significato alla vita. È di impedire la corruzione della società in cui siamo, che non si decomponga e vada in disfacimento.
In un mondo dove è messa in dubbio l’intoccabilità della vita umana, dal suo sorgere al suo spegnersi naturale, il cristiano è sale che ne ricorda la sacralità. Dove si cerca il proprio tornaconto, si banalizza il sesso, si frantuma la famiglia, il discepolo di Gesù, è sale che conserva, ricordando a tutti, con umiltà, e consapevole anch’egli della propria fragilità, la proposta, eroica a volte, del dono di sé. Non può e non deve diventare insipido! Inutile! Questo avviene quando mischiamo il sale con altro materiale che ne altera la purezza e la genuinità, e diamo spazio ai “ma”, ai “se” e ai “però”, arrivando a modificare il Vangelo.
“Voi siete la luce del mondo!” Anche qui, quanti tipi di luce oggi noi conosciamo: calda, neutra, bianca, fredda a led, alogena, fluorescente, diretta, indiretta, diffusa… ma tutta, come dire, artificiale, prodotta dall’uomo.  Invece la luce di cui ha bisogno il mondo è ben altro. È una fiamma viva che dà chiarore e calore. È fiamma viva. Gesù dirà di sé: “io sono la luce del mondo. Chi segue me non cammina nelle tenebre”.  
È Lui la Sapienza, ovvero il “sale” che dà sapore al mondo, e noi lo siamo se accettiamo di vivere secondo i Suoi insegnamenti. È Lui la luce del mondo”. Noi lo siamo se accettiamo di riflettere la Sua luce andando in mezzo agli uomini non con l’eccellenza della parola o della sapienza umana – come dice Paolo nella seconda Lettura – ma nella debolezza e con molto timore e trepidazione, manifestando lo Spirito della potenza di Dio, che si è rivelata in Gesù Cristo crocifisso.

Di questa dobbiamo brillare, essere testimoni, e insieme una comunità luminosa, come una città posta sul monte che non può non vedersi, né possiamo nasconderci in casa perché anche lì, magari, ricordando l’ultima delle beatitudini, siamo inascoltati, derisi o ostacolati. Perché, è vero che ci prende a volte il timore, ma è anche vero che vogliono spegnerci nel nostro desiderio di seguire il Signore.
Chiamando i discepoli “luce del mondo”, Gesù dichiara che la Sua missione è ora affidata a noi. Mettere da noi il nostro essere cristiani, la nostra fede in Gesù, “sotto il moggio”, riceve l’invito a non occultare il vangelo davanti alle problematiche della vita e alle scelte che richiede.
Attenzione tutto questo non ci fa maestri degli altri, coloro che hanno la verità in tasca. Tutto questo, invece, confluisce in opere buone, quelle indicate nella prima lettura, le opere di misericordia, allora brillerà fra le tenebre la nostra luce! in una vita buona, bella, e beata, umile e forte, che porta a rendere gloria, cioè far conoscere non la nostra bravura  ma l’amore di Dio, che poi è pure il nostro vero e sommo bene.