BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
2° Domenica A – 18.01.2026
Giovanni 1,29-34
Ancora un augurio e una benedizione anche se ormai l’anno nuovo sé avviato. Scrive Paolo: grazie a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore nostro Gesù Cristo. La grazia e la pace vanno a braccetto e vengono dal Figlio di Dio, come riconosce e testimonia Giovanni. “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. Quell’ “ecco” è un invito a volgere lo sguardo a Gesù: “guardate a lui!”
Abbiamo oggi una nuova sorta di “epifania”, dopo quelle che in queste settimane ci sono state date, dapprima attraverso gli incontri dei pastori, poi la famiglia di Nazareth, i Magi, e domenica scorsa il Battesimo di Gesù, in cui una voce dal cielo l’ha confermato: “Questi è il Figlio mio, l’Amato, in lui è il mio compiacimento”.
Egli non è solo questo, anzi è questo perché è la grazia di Dio da cui viene appunto la pace, come mette insieme l’augurio e la benedizione di Paolo. È la benevolenza, la misericordia di Dio, “che toglie il peccato del mondo”.
Giovanni, usa un’immagine ben conosciuta dai suoi contemporanei, Anzi, è molto di più di un’immagine, è la realtà il termine che usa per indicarlo: l’agnello, la cui vita è data per la salvezza e la liberazione del suo popolo, ricordando l’agnello pasquale il cui sangue aveva segnato la salvezza d’Israele dalla schiavitù d’Egitto, o il sangue di chi è caricato dei peccati dello stesso. Nella Scrittura la parola “agnello” può riferirsi anche a figlio, o a servo di Dio.
Ebbene, costui “toglie il peccato del mondo”, cioè la condizione di tristezza e di male, il peso che grava sull’umanità e sulla storia tutta. Il verbo togliere, utilizzato da Giovanni in greco, per indicare l’azione di redenzione e liberazione che Cristo è venuto ad operare, è molto denso e carico di varie sfumature di significato, tra cui: “sollevare”. Chi di noi non fa l’esperienza del peccato, del male, di una costrizione, di una mancanza di libertà, come di un peso sul cuore che ci schiaccia e ci opprime?
L’immagine di qualcuno che viene a sollevare questo macigno che ci tiene inchiodati a terra è bellissima. Cristo è qui per sollevare il peso immenso che ci tiene imprigionato, qualunque esso sia, se ne fa carico, ci dà sollievo distruggendolo. È l’effetto che ha su di noi la grazia di Dio che ci raggiunge e ci libera dall’oppressione del peccato ogni volta che ci rivolgiamo con fiducia a Lui, invocandolo di venirci a salvare.
La nostra agitazione o la nostra tristezza, la mancanza di speranza, sono forse perché, come Giovanni Battista, dovremmo dire: “io non lo conoscevo”, “io non lo conosco così”. No, non lo conosciamo, anche se ci diciamo fedeli praticanti o buoni cristiani. Occorre contemplare, cioè vivere nella relazione a cui lo Spirito che si manifesta in lui, e che è pure in noi. Nello Spirito anche noi siamo immersi. Questi ci apre gli occhi e cuore, e di lì, muove i nostri passi a darne testimonianza. Nel seguirlo, poi, anche noi possiamo recare sollievo al mondo, contribuire a “togliere” il male che ancora affligge il mondo.
Invochiamo il nome di Gesù Cristo come Signore è questo ci sarà possibile