10° Domenica A – 05.06.2016
- 1 Re 17,17-24
- Luca 7,11-17
Gesù incrocia le nostre vie,
le nostre piazze, le nostre strade. Ecco l’incarnazione: Dio per le nostre
strade! Ecco il vangelo, la buona notizia che le percorre. Anche se sulle
nostre strade o piazze si snodano cortei di tristezza o di rabbia, di
solitudine e disperazione. E partecipi di questi cortei siamo noi, solidali con
chi soffre o direttamente feriti o stracciati dalle vicende dell’esistenza.
E’ quello che succede in questo piccolo villaggio di
Nain: un corteo funebre sulla via di Gesù, meglio ancora Gesù sulla via di un
corteo di morte.Perché Dio non rifugge da ciò che vorrebbe distruggere la vita
e la felicità dei suoi figli, e quindi è lì che oggi si fa avanti. Ed la prima
buona notizia, la prima buona parola che qui, in questo episodio, ci viene
detta. Gesù incrocia le nostre strade di dolore.
E non rimane indifferente. La misericordia l’ha
condotto sulla nostra strada e ora questa si manifesta; mostra subito
sentimenti di vicinanza, di partecipazione. Al funerale del figlio unico di una
madre già sola perché vedova, “fu preso da grande compassione per lei”, per la morte che era in lei, e non solo di quel figliolo. Una donna
totalmente sola, senza più nessuna presenza cara accanto si sente morire, è
morta.
“Non piangere”. Non sono parole convenzionali, di
circostanza, nemmeno di impotenza sulla bocca di Gesù. Dire a alcuno “non
piangere”, dirlo con sincerità di partecipazione e con un intima fiducia che
Dio non abbandona, è vangelo, è dare non una consolazione superficiale, ma una
vera buona notizia che misteriosamente si realizza. Dio lo vuole.
Toccato dalla sofferenza, Gesù toccò
materialmente anche la bara, cosa impensabile, scandalosa, per la mentalità
giudaica. Nulla frena la misericordia, che non teme di andare oltre quello che
la legge prescrive. E poi, anche qui, una parola sconvolgente: “Ragazzo,
dico a te, alzati!”. “E il morto si mise a sedere e cominciò a parlare”.
E’ la pienezza del vangelo, a cui che l’episodio e la
preghiera di Elia nella prima lettura
(anche lì la donna vedova con il figlio che muore) ci hanno preparato. “Signore,
mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo”.
La pienezza del Vangelo sta qui, in Gesù, e soltanto
in Gesù, che, non limitandosi ad asciugare lacrime, cosa sa già di vangelo,
dice a me, a noi, ad ogni situazione di
morte e infelicità, di tristezza e disperazione… “Dai, alzati! E riprendi la
vita!”. Lo dice oggi, domani,sempre, ovunque, ad ogni incrocio con l’esistenza
dolorosa.
Questa parola così ricca di umanità e così divina si
realizza quando noi non opponiamo resistenza all’amore che ci avvicina, ci
avvolge, ci tocca. E la mano santa di Gesù, dalla nostra infelicità, lacrime o
impotenza, abbandonata all’amore di Dio, ci fa passare e continuare il cammino
con stupore. Il nostro corteo non è più di morte e lamenti, ma di stupore,
festa, e gioia.
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