lunedì 4 giugno 2018

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


Corpo e Sangue del Signore (“Corpus Domini”) – 03.06.2018

L’Eucaristia, il corpo e il sangue del Signore, dati a noi come pane di vita e bevanda di salvezza, sono il suggello, la firma, anzi, sono l’Alleanza stessa, fedele, senza fine, che Dio nel Figlio suo Gesù, per potenza di Spirito Santo, vale a dire per amore, stipula con l’umanità.
Prendete, questo è il mio corpo…questo è il mio sangue, che è versato per molti” sono le parole che ci riportano all’Ultima Cena, e anticipano il dono d’amore che Gesù avrebbe consumato sulla croce per noi.

 L’insistenza del sangue nella liturgia di oggi – se ne parla nella prima lettura che descrive l’impegno che il popolo d’Israele intende osservare con il suo Dio, impegno che verrà meno più volte, la precisazione della seconda lettura che non “il sangue di capri e vitelli”, cioè sacrifici materiali di tal genere, dà salvezza, e poi la conferma di Gesù “questo è il mio sangue dell’alleanza”, è quanto ci metto io da parte di Dio, considerata la vostra inadempienza – ecco ‘l’insistenza del sangue in questa preghiera di lode e ringraziamento come è la Messa ( non una formalità esteriore!) ci ricorda che il sacrificio di Gesù – che con l’amore ha fatto sacra persino la morte – ci ha portato alla luce. Non è il sangue di una esecuzione, ma quello di un parto, l’atto di nascita, come il sangue di mia madre! Benedetto!

Si nasce nell’acqua e nel sangue del Crocifisso per amore, e nutrendoci di quel “pane e vino”, l’Eucaristia, noi diventiamo la carne di Dio nel mondo, e continuiamo a far scorrere il suo sangue che dà salvezza nelle vene dell’umanità.

Accogliamo la “buona notizia” con

1° - Il “benedire e ringraziare” tale Alleanza d’amore, fedele, eterna, perché Dio in Gesù, dapprima nella “carne” e poi nel “pane” ha scelto di rimanere con noi sino alla fine del mondo. E ci offre diventare la sua carne, di amare fino al sangue, per partorire un’umanità nuova.

2° - L’ “adorare” che è rimanere in Gesù, che è Dio, stupiti, a Lui intimi, di quella bella intimità che si donano coloro che si amano. E’ lasciarci guardare da Lui quando siamo davanti all’Eucaristia, e non sappiamo, non dobbiamo dire niente, se non balbettare qualche sillaba d’amore.

3° - Il “portare nel mondo” tale vita, la carne che diventiamo nutrendoci del corpo e sangue del Signore; portarla nella famiglia, nelle relazioni, nell'esistenza quotidiana, sia essa lieta o segnata da ferite e prove. Il gesto tradizionale della processione con Gesù Eucaristia per le vie del nostro paese, sia il segno che esprime questo desiderio, questo impegno. Nella vita e nei luoghi della vita c’è bisogno della presenza di Gesù, che non possiamo tenere rinchiuso nel nostro cuore, tanto meno nelle nostre chiese. Va offerto a chi è inquieto, tormentato, affamato, ma anche a chi pensa, mentendo a se stesso di essere già sazio.

Il “frutto della vite”, l’amore più intenso, che Gesù si ripromette di bene nuovo, non è bevanda dell’aldilà, ma il “frutto”, il succo che egli stesso ci aiuta a spremere, distillare, gustare, già qui, dalla Sua e nostra vita in comunione con Lui.


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