domenica 5 dicembre 2021

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

2° Avvento C – 05.12.2021 

Baruc 5,1-9       - Fil 1,4-11        - Luca 3,1-6

“Vegliate in ogni momento pregando”, questo l’incoraggiamento che ci veniva Domenica scorsa iniziando il tempo di Avvento e di attesa del Signore: Vigilanza e preghiera . Oggi, seconda domenica di Avvento, ci viene indicato come dare sostanza a tale attesa, quella di incontrare il Signore che viene, nel Natale, ogni giorno, e alla fine della storia; come rendere concreta questa attesa intraprendendo un cammino di conversione.

Guida per questo cammino oggi è Giovanni il Battista, il quale, dice il Vangelo stamane, “percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati”. E’ l’antica profezia di Isaia, che dice così: “Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato”.

Convertirci? Ma siamo matti? “Perché dovremmo convertirci? La conversione riguarda chi da non credente diventa credente, da peccatore si fa giusto, ma noi non abbiamo bisogno, noi siamo già cristiani! Quindi siamo a posto”. Beh, non è proprio del tutto vero. E’ proprio da questa presunzione – che siamo cristiani, tutti buoni, che siamo a posto – che dobbiamo convertirci: dalla supposizione che, tutto sommato, va bene così e non abbiamo bisogno di alcuna conversione, che è molto di più di una rottamazione della nostra vecchia vita cristiana.

Ma proviamo a domandarci: è proprio vero che nelle varie situazioni e circostanze della vita abbiamo in noi gli stessi sentimenti di Gesù? Davanti a qualche torto o affronto, riusciamo a reagire senza animosità e a perdonare di cuore chi ci chiede scusa? Sappiamo condividere gioie e dolori, soccorrere chi è nella necessità? Affrontiamo e portiamo con saggia generosità le nostre responsabilità? Manifestiamo la nostra fede con coraggio e rispetto, con semplicità senza vergognarci del Vangelo? Questo piccolo esame di coscienza forse rivela che siamo bisognosi di conversione per essere integri e irreprensibili per l’incontro con il Signore, come dice Paolo nella seconda lettura.

Non è facile la nostra conversione; non è facile additarla, con l’esempio e le parole, agli altri. E’ come un gridare nel deserto. Nessuno ti ascolta, nessuno ti presta attenzione. Non ti badano, di deridono, ti urlano di tacere. “Voce di uno che grida nel deserto”, persino in una famiglia, e dove la vicinanza d’affetti, cioè la carità, scrive ancora Paolo, si raccomanda abbia crescere sempre. “Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato”. Cos’è questo burrone in casa mia? Il disprezzo, la dignità tolta a chi mi è accanto, la non considerazione di chi si prodiga per il bene di tutti…Cosa sono questi monti e colli dà abbassare? La superbia, l’arroganza, la volontà di dominio e di possesso…Burroni prodotti dalla freddezza, insensibilità; tante asprezze causate dall’orgoglio e dalla prepotenza.

Il credente, dicevo, è colui che grida, e predica, nel deserto, ma è anche colui che apre strade nel deserto, dove si vive seguendo la mentalità del mondo. Come può avvenire questa apertura? Come è possibile colmare, sanare, raddrizzare? La risposta la possiamo intravedere, scrive Paolo, “nel desiderio di bene, che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù”. Solamente volendo il bene di tutti, con l’amore di Gesù!

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