BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
21° Domenica C – 21/08/2022
Luca 13,22-30
“Quando Dio chiude una porta, ci apre un portone!” Dio non chiude porte, caso mai siamo noi che non le vediamo aperte davanti a noi, perché lo sguardo è altrove, preso da cose più urgenti, o preferiamo non vederle, perchè non ci fidiamo molto di Lui. Ma qui, altro che portone!, si parla di una “porta stretta”!
E’ una porta a cui bussare, come lo è il cuore di qualcuno che ti ama, che ti vuole bene, ed è pronto a farti entrare e ad accoglierti fra le cose più care. E’ vero ci sono anche porte che rimangono chiuse, nonostante il nostro sostare davanti ad esse, attendere, bussare, picchiare. Sono quelli che ci hanno chiuso il loro cuore, tolto la fiducia, cancellato ogni volto...Ma alla fine quanti preferiscono blindare il loro ingresso sono destinati a diventare come abitazioni ammuffite, diroccate fuori e dentro, abitazioni che si fa fatica a ripristinare nonostante i bonus di turno. E talvolta è una porta che magari non si trova più quando qualcuno vuole tentare un recupero. La porta è il cuore!
Ma il cuore non può essere stretto! La larghezza di un cuore è salvezza, e molti si salvano perché trovano un cuore largo, accogliente, benevolo, giusto e misericordioso. Gesù, invece, parla di una “porta stretta” a quel tale che, pessimista, gli chiede “Signore, sono pochi quelli che si salvano”? E conferma, non il pessimismo di quel tale, ma la verità che molti non ci riusciranno ad entrare nella salvezza, anche se pensano o pretendono di avere fatto bene ogni cosa. Forse hanno sbagliato approccio, o, addirittura, porta.
Gesù parla spesso della porta come di un passaggio fondamentale per vivere bene la buona notizia che Egli ha portato, l’amore. Pensate a come la paragona la porta il Vangelo: è quella dell’amico a cui non bisogna smettere di bussare per ottenere il pane, la porta è quella della casa del Padre che rimane sempre aperta, la porta è quella dell’ovile, la porta da cui si può entrare e uscire perché liberi. Questa porta che rimane sempre aperta non è solo l’immagine di chi accoglie, ma è anche l’immagine di chi non intende fare prigionieri: a volte infatti lasciamo entrare l’altro, ma poi non gli permettiamo più di andar via. Lo incateniamo, gli togliamo la libertà.
Gesù ha parlato di se stesso come la porta della nostra vita. Rimane sempre aperta, ma bisogna anche decidersi a entrare. Se, alla fine, siamo rimasti chiusi fuori, non sempre possiamo dare la colpa alla porta che non c’è. Se la porta è stretta, poiché il Vangelo non ammette deroghe, Gesù è esigente per il nostro bene, e l’amore deve essere vero, se la porta è stretta occorre abbassarsi. Questa porta stretta mi ricorda che il mio io deve farsi un po’più piccolo per entrare: meno io e più Dio (Carlo Acutis).
Se io sono tra i primi, conclude Gesù, e non divento ultimo, piccolo, non riuscirò ad entrare per la porta stretta, perché porto con me tutta la mia presunzione e orgoglio troppo ingombranti. Se invece, mi pongo con verità tra ultimi, gli umili, i piccoli, Gesù stesso uscirà a prendermi per mano, mi aiuterà ad entrare e mi offrirà quell’ospitalità e familiarità, anche questa stretta, ma con tutt’altro significato, una familiarità, un’amicizia bella, che è tutta la mia vita. Dai, non stare sulla soglia!
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