domenica 11 settembre 2022

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

24° Domenica  C – 11.09.2022 

Lc 15,1-32

Ci sono nella vita momenti o situazioni in cui ci sentiamo come perduti. Non c’è da vergognarsene! Una malattia, un infortunio, un insuccesso, un fallimento, una delusione, un abbandono… una vita sbagliata, nel peccato, se abbiamo l’umiltà di riconoscerlo, e così via. Ci vediamo persi nelle nostre relazioni, e quel che è peggio, nessuno viene a cercarci! Sì, a volte, in realtà, avremmo solo bisogno di essere cercati per uscire dalla rassegnazione, per non cadere nella disperazione; cercati come quella pecora smarrita di cui parla Gesù. Ma a volte siamo stati semplicemente dimenticati e non possiamo fare altro che aspettare che qualcuno desideri ritrovarci, proprio come quella moneta che non ha colpa e non ha neppure voce.

Ci si può perdere in tanti modi, dunque, ma la parabola del Vangelo mostra anche che ogni volta che ci perdiamo, c’è sempre qualcuno che ci sta cercando: un pastore, una donna, un padre… Ecco la bella notizia del vangelo: c’è un pastore solerte, un donna che ha cura delle sue cose, soprattutto c’è un Padre, c’è Dio. Sì Dio mi cerca, sempre, instancabile, perché mi ama, per dirmi e darmi il suo perdono, la gioia, la festa, per chi, come me, pensa di trovarla lontana da Lui; desidera che io mi renda conto del bene che mi vuole.

Quali passi fa per cercarci? I passo dell’amore! Quando ci siamo perduti perché non ce la intendiamo più con Lui e tra di noi, abbiamo rotto ogni relazione, che è la perdita più grande, il Padre ci cerca. Come?

 

Innanzitutto il Padre cerca i suoi figli dando loro libertà. Sembra una contraddizione. Ma al più grande ricorda : “figlio, tu sei sempre con me; e tutto quello che è mio, è tuo”. Non è questa una forma di libertà perché si ricordi della sua condizione, e non abbia motivo di che lamentarsi?

Al più giovane non dice niente, lo accontenta, lo lascia andare. E’ un modo strano di cercare il figlio, ma spera che il figlio, facendo la triste esperienza di essersi perso, si ritrovi nell’abbraccio Suo paterno che lo riaccoglierà. Ma per riaverlo come figlio, deve accettare di perderlo, o meglio di perdersi, perdere la propria autorità che l’avrebbe tenuto legato a casa.

Poi, cerca il figlio quando lo attende, soprattutto quando gli corre incontro, lo abbraccia e bacia; non gli rinfaccia quello che aveva fatto, ma lo fa rivestire dei segni di una dignità mai perduta: la veste, l’anello al dito, i sandali. Lo reintegra nella sua verità. Non è che c’insegni qualcosa questo agire fatto di perdono per ritrovare le nostre relazioni perdute, la comunione smarrita per tante liti e accuse?

Da ultimo: come se non bastassero i gesti precedenti, cerca il figlio maggiore, che s’era perduto pur rimanendo in casa, quello che non si era ancora reso conto di essere pure lui amato, uscendo a pregarlo di non rifiutare il fratello; lo cerca abbassandosi a supplicarlo di entrare, anche se questi non si lascia, sembra, cercare. Sì, Dio ci cerca abbassandosi sino a noi, ma noi lo rifiutiamo, forse come ha fatto quel figlio maggiore.

Alla luce di questa Parola, io non temo più di perdermi né sentirmi perduto o dimenticato nella mia vita, nonostante traversie, errori, peccati, poiché c’è chi mi cerca con il suo perdono, Colui che mi ama, Dio! Mio, nostro, Padre!

 

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