lunedì 1 maggio 2023

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

Quarta domenica di Pasqua A – 30.04.2023

Gv 10,1-10

Basta apparizioni del Risorto! Gli apostoli asserragliati nel Cenacolo con la morte nell’anima,  i due discepoli incammino verso casa con la delusione nel cuore, ancora a Tommaso insieme agli altri… Maria di Magdala, e non sarà mancata di certo la visita alla Madre, anche se il vangelo non ne parla. Ma adesso basta apparizioni! Non si vive, non si va avanti con esperienze fuori del normale. Né possiamo esigerle, o ricercarle. No, la fede in Gesù, l’amore gli portiamo devono essere sufficienti per riprendere con fiducia il nostro cammino.

Con la Parola di questa domenica ,quarta di Pasqua, attraverso delle similitudini, Gesù, il risorto, si offre come nostro aiuto affinché possiamo contare su di Lui. Parla di un recinto e della porta, del pastore e del suo gregge, di ciascuna pecora che conosce e chiama per nome,  di ciascuno di noi che ne riconosce la voce. Nomina anche chi è ladro e brigante, perché stiamo in guardia e prendiamo le distanze da chi si avvicina a noi per rubare, uccidere, distruggere la vita. Come mettere insieme immagini tanto belle e ricche di tenerezza e sicurezza?

Quando vogliamo bene a una persona, per mostrarle la nostra disponibilità, siamo soliti usare espressioni del tipo: «la mia porta per te è sempre aperta!». Così Gesù si offre a noi. Nella nostra esperienza possiamo incontrare l’altro sulla soglia o possiamo farlo aspettare nell’ingresso o possiamo farlo entrare e accomodare. Ecco Gesù, invece, ci fa accomodare.

 

Se fossimo noi la porta rischiamo a volte di tenerla ben chiusa, di passare tutta la vita da soli, decisi, per qualche ragione,  a blindarla e a non aprire a nessuno. Comunque è utile vigilare sull’ingresso. In fondo siamo noi i guardiani di noi stessi! A volte ci ritroviamo gente nella nostra vita, a cui non abbiamo mai dato il permesso di entrare: sono ladri e briganti, gente che vuole rubarci la vita o che ne vuole approfittare.

 

Gesù parla poi di un recinto in cui le pecore possono sentirsi al sicuro. Con questa immagine ci invita a entrare in relazione con lui, e sentirci protetti e amati. C’è una porta in questa amicizia dalla quale si può sempre entrare e uscire. E’ rispettata la nostra libertà. Gesù è il pastore che entra con delicatezza e senza inganno nel recinto della nostra vita. E ci invita a fare attenzione a coloro che, a differenza sua, cercano di entrarvi con l’inganno. Appunto ladri e briganti!

 

Diversamente Gesù costruisce con noi una bella familiarità. E’ il pastore di cui noi, sue pecore, impariamo piano piano a riconoscere la voce, perché abbiamo trascorso del tempo con lui. Più staremo insieme con lui, più né riconosceremo facilmente la voce. E questo diventa vitale quando abbiamo bisogno di riconoscerlo tra voci diverse e ingannevoli.  Quando ci si vuole bene, ci si chiama per nome. Gesù mi chiama per nome, perché mi conosce meglio di ogni altro. Se mi sento chiamato e amato, avverto anche la fiducia, la gioia di seguirlo.

 

In questa domenica si celebra anche la giornata di preghiera per le vocazioni, in specie sacerdotali, che chiamano al seguito di Gesù. Nelle nostre comunità la presenza e il ministero apostolico dei preti rinnova la Sua presenza, il Buon Pastore. Occorre pregare per questa presenza e la bontà o santità di tale presenza.

Ma vocazione fondamentale di tutti è pure l’invito di Gesù a vivere ovunque con lui. Allora, ascoltando Pietro, come abbiamo letto negli Atti degli Apostoli, chiediamo: “cosa dobbiamo fare?”. Questa è la domanda da cui parte ogni cammino di vita, in qualunque stato siamo.  Se abbiamo la sincerità di farcela, non mancherà di essere aiutati da Gesù stesso a trovare la risposta.

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