BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
23° Domenica A – 10.09.2023
Ezechiele 33, 7-9 Romani 13,8-10 Matteo 18,15-20
Ammalata! Gravemente ammalata! Porta alla morte tante belle relazioni, mette fine ad ogni sogno, impedisce il sorgere di nuove attese…ammalata, mortalmente ammalata! E’ la comunicazione, e il non saper più parlarsi, oltre che ascoltarsi. La comunicazione è nodo difficile, quasi come un cancro che rode, nella convivenza, sia a livello di social, soprattutto, sia nell’ambito familiare o dei contatti quotidiani. C’è urgenza di guarire la comunicazione. Non di rado è violenta, aggressiva, e ogni cosa o fatto che dovrebbero essere occasione di dialogo, confronto, corresponsabilità e aiuto reciproco, si trasformano in un pretesto per litigare, dividere, rompere.
Gesù, con la Sua presenza, vuole essere medico di questa grave malattia. Gli insegnamenti che abbiamo sentito nel vangelo stamane vogliono favorire la guarigione della comunicazione e il recupero della comunità in cui siamo, financo nella famiglia. Con la Sua parola ci dà la possibilità di fare passi che ci aiutano a superare i conflitti e a ricostruire le relazioni. Innanzitutto Gesù chiede di dare tempo all’altro: il cammino di conversione non avviene immediatamente, occorre offrire delle occasioni e delle opportunità. Gesù, come abbiamo sentito a proposito della correzione, invita invece a stabilire una serie di passaggi: cercare un incontro personale, chiedere l’intervento di testimoni, appellarsi alla comunità.
Il diritto e il dovere di correggere viene dalla fraternità. “Quando il tuo fratello (badate bene: l’altro è il fratello!) commetterà una colpa verso di te va’ e ammoniscilo tra te e lui solo”. Io correggo, io mi muovo perché l’altro è il mio fratello, mio figlio, mia figlia, mio genitore, mio sposo o sposa, così lo sento e lo amo così. Io intervengo perché gli voglio bene e voglio il suo bene. Il fatto di essere parte di una comunità, principalmente la famiglia, ci deve ricordare che insieme abbiamo un dono da conservare e vivere, la corresponsabilità. E nella comunità, luogo della possibilità di volersi bene, di fare del bene, ci può necessità della correzione fraterna, che ha delle tappe.
Qualche passo addietro, Gesù aveva affidato solo a Pietro, come punto di riferimento della comunità, il potere di legare e di sciogliere, cioè di fermare il male e di favorire il bene. Qui la responsabilità viene estesa. L’intera comunità deve sentirsi “sentinella” responsabile della sorte del fratello. Il suo destino, figlio, genitore, amico, chiunque sia, ci riguarda tutti. Come è possibile vivere la fraternità, essere comunità, con responsabilità? Risposta : “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. Se in una famiglia c’è spazio e cuore per Gesù, l’ascolto della Sua parole e preghiera concorde, condivisa, sarà possibile la comunicazione, la correzione, se necessaria, per il bene di chi sbaglia, e di tutti.
Parola terribile per chi non ascolta nessuno: “se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano”. No, non è una condanna, sapendo come Gesù ha agito verso pagani e pubblicani. E’ un’amara medicina, estrema ratio, nel rispetto della libertà, perché si ravveda. A questo provvederà la grazia di Dio che può far breccia in ogni cuore che diventa umile.
Nessun commento:
Posta un commento