lunedì 24 giugno 2024

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

12° Domenica B – 23.06.2024

Giobbe 38, 1.8-11  -   2 Cor 5, 14-17   -   Marco 4, 35-41

La vita? Un mare da attraversare! Un luogo, come dice il poeta, dove è dolce naufragar, ma è anche terribile perdere ogni speranza e orientamento; un luogo dove affogano tutti i nostri sogni.

Nel testo della prima lettura, dal libro di Giobbe, il mare diventa una rappresentazione del male che, nelle sue diverse manifestazioni, vorrebbe travolgere ogni cosa con il suo orgoglio. Il male è devastazione che si illude di non avere confini. Si mostra attraverso la presunzione, la prepotenza, la violenza, di coloro che si lasciano abitare da esso.

Ma Dio pone un limite all’orgoglio del mare, e del male, anche se tante volte abbiamo l’impressione che il male stia dilagando. Nella nostra esistenza sappiamo di essere destinatari di bene perché Dio ha già vinto il male. Quel “passiamo all’altra riva” possiamo interpretarlo come “andiamo oltre il male che ci può sorprendere”! Andiamo oltre la menzogna, la violenza, l’ingiustizia, l’odio, la guerra…la prevaricazione, l’umiliazione, tutte onde minacciose che non sappiamo cavalcare. Non  rimaniamo fermi, né lasciamoci andare a fondo, non temiamo di essere perduti!

Dobbiamo, però, fare spazio a Dio nella nostra barca. I discepoli hanno preso Gesù con loro e lo accolgono così com’era. Visto che stava sul cuscino e dormiva, era presumibilmente stanco, perché anche fare il bene stanca.  Gesù non nasconde la sua fatica e si addormenta, in un certo senso si fa vedere debole, ha bisogno di riposarsi, o forse ci insegna che non è il caso di perdere i sonni in questa attraversata, tanto più se Lui è con noi. Inoltre Gesù sapeva che il Padre non lo lasciava mai solo.

A parte la “grande tempesta di vento e le onde che si rovesciano nella barca”, e risvegliano paure che paralizzano, ecco l’ostacolo più grande: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?”. Dubitiamo che Dio s’interessi di noi e ci abbia a cuore, gli addebitiamo di essere assente, di trascurare le nostre difficoltà e pericoli. Pensiamo di dover fare tutto da soli, e che nessuno ci aiuta. Ci mettiamo a gridare. “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Risponde Gesù. La paura ci fa dimenticare la fede in Gesù.

Egli è Colui al quale io sono caro! L’espressione di Paolo, all’inizio della seconda lettura, “l’amore di Cristo ci possiede”, significa proprio questo. Egli ci tiene tutti immensamente cari, è morto è per noi, per noi ha vinto la morte, e ci ha assicurato che la nostra traversata non si concluderà con un naufragio, ma sarà un attracco ad un porto sospirato e sicuro, ad terra nuova tutta da scoprire nella su bellezza.

 

domenica 16 giugno 2024

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

11° Domenica B – 16.06.2024

Ezechiele 17,22-24  -  2Corinti 5,6-10  -  Marco  4,26-34

 Tre immagini ci sono date dalla Parola di Dio, immagini infondono speranza ed fiducia.

La prima ci viene dalla promessa di Dio attraverso il profeta Ezechiele nella prima lettura: Un ramoscello io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto, imponente;…Metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico”.

Il profeta Ezechiele svolge la sua missione durante un tempo di sconforto, di umiliazione e di vergogna. Vuole rincuorare il popolo, aiutando a leggere quello che Dio sta operando nella storia. E così ci viene assicurato che a volte per rifiorire abbiamo bisogno di essere tagliati e portati altrove. Il piccolo ramoscello tagliato dalla punta del cedro si sente forse privato della sua pianta, si può sentire senza radici, senza legami e, in un certo senso, potrebbe avvertire la paura per il futuro: dove andrò a finire? Quale sarà il mio destino?

In questa immagine, in cui noi ci mettiamo al posto del ramoscello, c’è sicuramente tutta la paura della fragilità. Dubitiamo se davvero abbiamo le energie e la forza per poter ricominciare in altro contesto. Eppure Dio, che guida nella storia, non si lascia spaventare dalla nostra debolezza perché crede nelle nostre risorse e soprattutto perché sa di essere Egli stesso la linfa che ci fa rifiorire dovunque egli ci innesti nuovamente.

La seconda immagine, nella parabola di Gesù, ci invita ad avere pazienza e a fidarci dell’opera di Dio nella nostra vita A volte infatti siamo impazienti anche con Dio, vorremmo vedere in tempo reale la sua azione. Il contadino, dopo aver seminato, non vede nulla; “dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; non ci sono segni che garantiscano la riuscita della sua fatica. Eppure la vita sta andando avanti. Impariamo la pazienza della fede. Anche se per tanto tempo non vediamo segnali incoraggianti, la vita può venire. A suo tempo. Impariamo a rispettare i tempi, anche nelle relazioni, con le persone per esempio dalle quali ci aspettiamo risultati Tante volte questo accade in famiglia, con i figli, ai quali magari vorremo imporre i nostri tempi. Occorre, senz’altro con le dovute attenzioni, aspettare che la vita fiorisca al momento opportuno. “Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e poi… il frutto è maturo…” Si tratta di accogliere il mistero di questo lavoro silenzioso di Dio che opera in ognuno, che grazie magari alla nostra preghiera, si lascia toccare dalla sua grazia..

Con la terza immagine, sempre nel vangelo, Gesù vuole farci considerare un altro aspetto dell’agire di Dio. Secondo la mentalità del mondo siamo portati a cercare quello che è potente, quello che ci sembra forte, quello che ci offre garanzie. Ovunque. Dio opera, invece, nella storia secondo la logica del granello di senape, che “è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno, ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto…” È un invito anche a non disprezzare il poco che vediamo in noi, a non considerarlo inutile. È un invito altresì a non disprezzare persone e situazioni che sono piccole, semplici, apparentemente inutili. Tutto è da custodire, valorizzare, amare, perché attraverso ogni cosa Dio può far fiorire la sua presenza, e la nostra vita. Pieni di fiducia camminiamo nella fede, ci esorta Paolo nel suo scritto, poiché crediamo che Dio preferisce il granello di senape, e nella piccolezza Egli manifesta infatti la sua forza e la sua grandezza, il suo amore che dà vita.

 

 

 

lunedì 10 giugno 2024

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

10° Domenica B 09.06.2024

Genesi 3,91-15  -  2Cor 4,13-5,1  -  Marco 3,20-35

Nella società ci sono i cosiddetti “poteri forti” che temiamo e che spesso ci dominano: nell’economia e finanza, nella politica e nel governo della cosa pubblica, nella cultura e nel mondo del social; poteri che ti persuadono o ti costringono a fare quello che vogliono. La nostra libertà è violata, impedita, ingannata…Anche nelle nostre relazioni possiamo essere contaminati da questi “poteri forti”. Basta che pensiamo alla violenza verbale o dei gesti, all’arroganza, alla prepotenza, alla mancanza di rispetto, all’umiliazione che è di casa tra di noi.

Questo “potere forte”, quando agisce in questo modo, è conseguenza del peccato che si annida nel nostro cuore, e lo avvelena; il peccato che è il rifiuto di Dio, e degli altri, visti come concorrenti o di intralcio alla nostra felicità. Come se non bastasse, c’è una realtà spirituale, una presenza spirituale, che non è un mito, una fantasia, un’idea, o una scusa per non assumerci le nostre responsabilità per tanto male. La Parola di Dio lo dice chiaramente e Gesù, nello scontro che regge con coloro che lo avversano, lo conferma, lo smaschera. Lo chiama per nome: Satana!

Tra l’altro, fa notare che Egli, scacciando il demonio, Belzebul o Satana, non agisce per conto di questa presenza malvagia perché questi si tirerebbe la zappa sui piedi. No, Egli agisce in nome del Padre che l’ha mandato affinché noi non abbiamo ad essere preda dei inganni di costui; inganni che approfittano del nostro essere fragili creature proprio a causa del peccato. E’ “uomo forte” Satana! Ma se arriva uno più forte, gli porta via i suoi strumenti di inganno e seduzione, gli strappa l’armatura, che è l’arroganza, e libera chi ha avuto la disgrazia di cedergli.

La nostra fede in Gesù, la nostra adesione sincera a Lui, può contare e gode di questo suo essere “il più forte”. La sua vittoria sulla morte con la risurrezione, sull’odio  con l’amore, rassicurano e sostengono la lotta che è dapprima resistenza, respingendo inganni, la stessa mentalità del mondo si fa “potere forte” per schiacciare, e poi, meglio contemporaneamente, avanzamento per ridare a Dio ciò che è di Dio, la nostra vita, il nostro amore. Ma ci vogliono passi di vera fede in Lui, passi che non rinnegano la fiducia nello Spirito Santo.

Dalla Parola abbiamo due preziose indicazioni, oggi: l’esortazione di Paolo e l’esempio di Maria. Se non vogliamo lasciarci sedurre da Satana “noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne”. Solamente così difendiamo e conserviamo la nostra libertà, se non ci attacchiamo alle cose di questo mondo. Inoltre, come Maria, “chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”, può contare e trovare in Gesù liberazione e salvezza.