lunedì 19 gennaio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

2° Domenica A – 18.01.2026 

Giovanni 1,29-34 

Ancora un augurio e una benedizione anche se ormai l’anno nuovo sé avviato. Scrive Paolo: grazie a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore nostro Gesù Cristo. La grazia e la pace vanno a braccetto e vengono dal Figlio di Dio, come riconosce e testimonia Giovanni. “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. Quell’ “ecco” è un invito a volgere lo sguardo a Gesù: “guardate a lui!”

Abbiamo oggi una nuova sorta di “epifania”, dopo quelle che in queste settimane ci sono state date, dapprima attraverso gli incontri dei pastori, poi la famiglia di Nazareth, i Magi, e domenica scorsa il Battesimo di Gesù, in cui una voce dal cielo l’ha confermato: “Questi è il Figlio mio, l’Amato, in lui è il mio compiacimento”.

Egli non è solo questo, anzi è questo perché è la grazia di Dio da cui viene appunto la pace, come mette insieme l’augurio e la benedizione di Paolo. È la benevolenza, la misericordia di Dio, “che toglie il peccato del mondo”.

Giovanni, usa un’immagine ben conosciuta dai suoi contemporanei, Anzi, è molto di più di un’immagine, è la realtà il termine che usa per indicarlo: l’agnello, la cui vita è data per la salvezza e la liberazione del suo popolo, ricordando l’agnello pasquale il cui sangue aveva segnato la salvezza d’Israele dalla schiavitù d’Egitto, o il sangue di chi è caricato dei peccati dello stesso. Nella Scrittura la parola “agnello” può riferirsi anche a figlio, o a servo di Dio.

Ebbene, costui “toglie il peccato del mondo”, cioè la condizione di tristezza e di male, il peso che grava sull’umanità e sulla storia tutta. Il verbo togliere, utilizzato da Giovanni in greco, per indicare l’azione di redenzione e liberazione che Cristo è venuto ad operare, è molto denso e carico di varie sfumature di significato, tra cui: “sollevare”. Chi di noi non fa l’esperienza del peccato, del male, di una costrizione, di una mancanza di libertà, come di un peso sul cuore che ci schiaccia e ci opprime?

L’immagine di qualcuno che viene a sollevare questo macigno che ci tiene inchiodati a terra è bellissima. Cristo è qui per sollevare il peso immenso che ci tiene imprigionato, qualunque esso sia, se ne fa carico, ci dà sollievo distruggendolo. È l’effetto che ha su di noi la grazia di Dio che ci raggiunge e ci libera dall’oppressione del peccato ogni volta che ci rivolgiamo con fiducia a Lui, invocandolo di venirci a salvare.

La nostra agitazione o la nostra tristezza, la mancanza di speranza, sono forse perché, come Giovanni Battista, dovremmo dire: “io non lo conoscevo”, “io non lo conosco così”. No, non lo conosciamo, anche se ci diciamo fedeli praticanti o buoni cristiani. Occorre contemplare, cioè vivere nella relazione a cui lo Spirito che si manifesta in lui, e che è pure in noi. Nello Spirito anche noi siamo immersi. Questi ci apre gli occhi e cuore, e di lì, muove i nostri passi a darne testimonianza. Nel seguirlo, poi, anche noi possiamo recare sollievo al mondo, contribuire a “togliere” il male che ancora affligge il mondo.

Invochiamo il nome di Gesù Cristo come Signore è questo ci sarà possibile

martedì 13 gennaio 2026

BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia 

Battesimo di Gesù – 11.11.2026 

Isaia 42,1-7 - Atti 10,34-38 - Matteo 3,13-17

Ancora una Parola che ci aiuta ad accogliere Colui che abbiamo celebrato in queste settimane, Colui che è nato. Dapprima i pastori, poi la famiglia di quel Bambino, i Magi che sono andati ad adorarlo. Infine, entra in scena direttamente il Padre di tanto Figlio.

La circostanza per farlo conoscere, una seconda Epifania – poi ce ne sarà una terza, a Cana di Galilea – è data da un momento della vita di Gesù ormai adulto che si avvicina ad adempiere ogni giustizia, dice al cugino Giovanni, nel ricevere il Battesimo a cui costui chiamava invitandoli a conversione i peccatori immergendoli nelle acque del Giordano. “Adempiere ogni giustizia” significa compiere la volontà del Padre che l’aveva mandato.

Gesù non aveva bisogno di conversione e quello che chiede e fa non è per finta, ma per dare l’annuncio di essere venuto nel mondo per prendere parte e sostenere l’impegno di conversione dei suoi fratelli, di tutti noi. Egli è non è qui per prendere le distanze, giudicare e condannare, ma per mostrare una solidarietà che porta misericordia, perdono, aiuto.

Nella narrazione di questo evento, il Battesimo dei Gesù al Giordano, ci sono tre segni, tre immagini che confermano la volontà di Dio di non abbandonarci.

Quel Figlio, Gesù, è un dono del cielo che mai si è chiudo per gli uomini, non si è mai distolta la sua benevolenza nei loro, nei nostri confronti, ma ora, con la venuta di Gesù, è più che mai confermata. “Apriti cielo” non è un’esclamazione che ci capita di aver sulle labbra in particolari momenti di prova o di pericolo. Che il cielo si apra è, invece, conferma che davvero Dio, in quel Figlio, è qui.

A questa immagine ne segue un’altra. Gesù vede lo Spirito venire a Lui come una colomba, cioè, comincia a comprendere che nella propria persona c’è qualcosa di più di un semplice uomo. Egli è abitato dallo Spirito di Dio; la colomba cerca il suo nido, e, di più, sarà motivo di pace, di giustizia, di verità sul suo essere Dio con noi.

A togliere ogni dubbio, ecco ancora il cielo, la voce dal cielo: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”: Davvero Gesù è Cristo, con tanto di accento! Ed è il volto del Padre, di un Dio che non grida né alza il tono, non spezza una canna incrinata, non spegne uno stoppino dalla fiamma smorta, come annuncia il profeta nella prima lettura. Egli è il Signore di tutti, perché non fa preferenze di persone, ma accoglie chiunque lo teme, a qualunque nazione appartenga, come Pietro predica nella seconda lettura. Beninteso che non si tratta della paura, ma di quel rispetto stupito e amoroso che lo Spirito pone in noi.

Commovente la testimonianza dei pastori nella notte di Natale, coraggiosa quella dei Magi, più che autorevole e affettuosa quella del Padre. Quale delle tre ci aiuta maggiormente a far posto a Colui che è nato tra noi? Quale ci accompagna in una nuova via di conversione all’amore che si è rivelato? Forse l’una, forse l’altra; forse prima una, dopo l’altra…Non ci resta che dire con le parole di Gesù stesso al cugino Giovanni: “lascia fare”, tieni aperto il cuore, ed io mi rivelerò.