martedì 13 gennaio 2026

BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia 

Battesimo di Gesù – 11.11.2026 

Isaia 42,1-7 - Atti 10,34-38 - Matteo 3,13-17

Ancora una Parola che ci aiuta ad accogliere Colui che abbiamo celebrato in queste settimane, Colui che è nato. Dapprima i pastori, poi la famiglia di quel Bambino, i Magi che sono andati ad adorarlo. Infine, entra in scena direttamente il Padre di tanto Figlio.

La circostanza per farlo conoscere, una seconda Epifania – poi ce ne sarà una terza, a Cana di Galilea – è data da un momento della vita di Gesù ormai adulto che si avvicina ad adempiere ogni giustizia, dice al cugino Giovanni, nel ricevere il Battesimo a cui costui chiamava invitandoli a conversione i peccatori immergendoli nelle acque del Giordano. “Adempiere ogni giustizia” significa compiere la volontà del Padre che l’aveva mandato.

Gesù non aveva bisogno di conversione e quello che chiede e fa non è per finta, ma per dare l’annuncio di essere venuto nel mondo per prendere parte e sostenere l’impegno di conversione dei suoi fratelli, di tutti noi. Egli è non è qui per prendere le distanze, giudicare e condannare, ma per mostrare una solidarietà che porta misericordia, perdono, aiuto.

Nella narrazione di questo evento, il Battesimo dei Gesù al Giordano, ci sono tre segni, tre immagini che confermano la volontà di Dio di non abbandonarci.

Quel Figlio, Gesù, è un dono del cielo che mai si è chiudo per gli uomini, non si è mai distolta la sua benevolenza nei loro, nei nostri confronti, ma ora, con la venuta di Gesù, è più che mai confermata. “Apriti cielo” non è un’esclamazione che ci capita di aver sulle labbra in particolari momenti di prova o di pericolo. Che il cielo si apra è, invece, conferma che davvero Dio, in quel Figlio, è qui.

A questa immagine ne segue un’altra. Gesù vede lo Spirito venire a Lui come una colomba, cioè, comincia a comprendere che nella propria persona c’è qualcosa di più di un semplice uomo. Egli è abitato dallo Spirito di Dio; la colomba cerca il suo nido, e, di più, sarà motivo di pace, di giustizia, di verità sul suo essere Dio con noi.

A togliere ogni dubbio, ecco ancora il cielo, la voce dal cielo: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”: Davvero Gesù è Cristo, con tanto di accento! Ed è il volto del Padre, di un Dio che non grida né alza il tono, non spezza una canna incrinata, non spegne uno stoppino dalla fiamma smorta, come annuncia il profeta nella prima lettura. Egli è il Signore di tutti, perché non fa preferenze di persone, ma accoglie chiunque lo teme, a qualunque nazione appartenga, come Pietro predica nella seconda lettura. Beninteso che non si tratta della paura, ma di quel rispetto stupito e amoroso che lo Spirito pone in noi.

Commovente la testimonianza dei pastori nella notte di Natale, coraggiosa quella dei Magi, più che autorevole e affettuosa quella del Padre. Quale delle tre ci aiuta maggiormente a far posto a Colui che è nato tra noi? Quale ci accompagna in una nuova via di conversione all’amore che si è rivelato? Forse l’una, forse l’altra; forse prima una, dopo l’altra…Non ci resta che dire con le parole di Gesù stesso al cugino Giovanni: “lascia fare”, tieni aperto il cuore, ed io mi rivelerò.

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