lunedì 9 febbraio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 5° Domenica A – 08.02.2026

Matteo, 5,13-16

C’è una particolare ragione perché siamo “beati”, come Gesù proclamava domenica scorsa. In ogni condizione ci troviamo siamo “amati” gratuitamente da Dio, e questa nuova ragione è suggerita dalle immagini che Gesù usa sempre rivolto ai suoi discepoli: “voi siete il sale della terra”, “voi siete la luce del mondo”. 

Quindi non è un comando, o meglio, prima di essere un comando, un impegno a cui essere fedeli, è una rivelazione sulla nostra identità e responsabilità; una dichiarazione di conformità, potremmo chiamarla, per capire  chi siamo come discepoli suoi e la missione che ci aspetta per non diventare inutili e insignificanti.
“Voi siete il sale della terra!” Quanti tipi di sale conosciamo? Da cucina, fine, grosso, grezzo aromatizzato, marino; poi ci sono sali chimici… Ognuno ha la sua funzione. Ma quella che prevale, conoscendo il messaggio di Gesù, vivendo il Vangelo, è di dare sapore e gusto all’esistenza, un tocco di giusta saggezza capace di dare significato alla vita. È di impedire la corruzione della società in cui siamo, che non si decomponga e vada in disfacimento.
In un mondo dove è messa in dubbio l’intoccabilità della vita umana, dal suo sorgere al suo spegnersi naturale, il cristiano è sale che ne ricorda la sacralità. Dove si cerca il proprio tornaconto, si banalizza il sesso, si frantuma la famiglia, il discepolo di Gesù, è sale che conserva, ricordando a tutti, con umiltà, e consapevole anch’egli della propria fragilità, la proposta, eroica a volte, del dono di sé. Non può e non deve diventare insipido! Inutile! Questo avviene quando mischiamo il sale con altro materiale che ne altera la purezza e la genuinità, e diamo spazio ai “ma”, ai “se” e ai “però”, arrivando a modificare il Vangelo.
“Voi siete la luce del mondo!” Anche qui, quanti tipi di luce oggi noi conosciamo: calda, neutra, bianca, fredda a led, alogena, fluorescente, diretta, indiretta, diffusa… ma tutta, come dire, artificiale, prodotta dall’uomo.  Invece la luce di cui ha bisogno il mondo è ben altro. È una fiamma viva che dà chiarore e calore. È fiamma viva. Gesù dirà di sé: “io sono la luce del mondo. Chi segue me non cammina nelle tenebre”.  
È Lui la Sapienza, ovvero il “sale” che dà sapore al mondo, e noi lo siamo se accettiamo di vivere secondo i Suoi insegnamenti. È Lui la luce del mondo”. Noi lo siamo se accettiamo di riflettere la Sua luce andando in mezzo agli uomini non con l’eccellenza della parola o della sapienza umana – come dice Paolo nella seconda Lettura – ma nella debolezza e con molto timore e trepidazione, manifestando lo Spirito della potenza di Dio, che si è rivelata in Gesù Cristo crocifisso.

Di questa dobbiamo brillare, essere testimoni, e insieme una comunità luminosa, come una città posta sul monte che non può non vedersi, né possiamo nasconderci in casa perché anche lì, magari, ricordando l’ultima delle beatitudini, siamo inascoltati, derisi o ostacolati. Perché, è vero che ci prende a volte il timore, ma è anche vero che vogliono spegnerci nel nostro desiderio di seguire il Signore.
Chiamando i discepoli “luce del mondo”, Gesù dichiara che la Sua missione è ora affidata a noi. Mettere da noi il nostro essere cristiani, la nostra fede in Gesù, “sotto il moggio”, riceve l’invito a non occultare il vangelo davanti alle problematiche della vita e alle scelte che richiede.
Attenzione tutto questo non ci fa maestri degli altri, coloro che hanno la verità in tasca. Tutto questo, invece, confluisce in opere buone, quelle indicate nella prima lettura, le opere di misericordia, allora brillerà fra le tenebre la nostra luce! in una vita buona, bella, e beata, umile e forte, che porta a rendere gloria, cioè far conoscere non la nostra bravura  ma l’amore di Dio, che poi è pure il nostro vero e sommo bene.

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