lunedì 2 marzo 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 2° Quaresima A – 01.03.2026

Genesi 12,1-4 - 2Timoteo 1,8-10 - Matteo 17,1-9

 

Anche la Quaresima più difficile ha i suoi momenti luminosi, anche il percorso più impegnativo trova motivi per sperare. E così dopo le tentazioni e le prove che pure appartengono anche a noi, in questo deserto della vita dove Gesù ci insegna a rispondervi con la Parola di Dio rettamente accolta; dopo un’esperienza di morte che tante volte ci capita di fare nelle nostre condizioni, ecco un assaggio di Risurrezione, della gloria che attende Gesù, innanzitutto, e che non ci mancherà se gli saremo fedeli, gli daremo ascolto, lo seguiremo. Quello che i tre discepoli vivono sul monte è un anticipo di eternità, tanto che desiderano che non finisca mai. Lì, cielo e terra si toccano, tanto che appaiono Mosè ed Elia che già si trovano nella dimensione ultraterrena.

Di questa esperienza avevano bisogno i discepoli, di momenti simili abbiamo pure bisogno noi. Pietro era appena caduto dalle stelle alle stalle, avendo proclamato la sua fede nel Cristo e poi era intervenuto per impedire che si compisse il progetto del Padre, per insegnare a Gesù, e i Dodici invitati a seguire il Maestro sulla croce.

Noi non siamo così diversi. Pronti a dire che crediamo in Gesù, ma perplessi rifuggiamo dal seguirlo sui suoi passi per noi incomprensibili e temuti. Anche noi abbiamo bisogno che il cuore nostro sia sollevato, abbiamo bisogno di luce, e il Signore lo sa. Perciò nel cammino quaresimale facciamo attenzione a momenti luminosi e di incoraggiamento, avvenimenti, incontri che ci fanno sentire bene; non sono solo bastonate e prove nella vita, ma anche spiragli, almeno, di luce, conforto di una presenza che ci lascia soli a lottare. Sì, condotti dallo Spirito nel deserto, nella prova, lasciamoci condurre da Gesù, che di questo Spirito era pieno, per avere la grazia necessaria per andare avanti. Lasciamoci condurre da Gesù! Egli lo desidera!

Certo non ci abbandonano le tentazioni. E qui i discepoli che provano una in particolare: non scendere più dal monte, volere sempre avere quell’intensità di emozione che cerchiamo nella preghiera, nel ricevere o nel fare del bene. Cerchiamo posti ed esperienze che ci tengano sempre accesi, e dimentichiamo che Gesù, una volta che ha mostrato il suo volto di luce, che sarà un giorno nostro, ci conduce subito a scendere nella quotidianità fatta di monotonia, di grigiore, anche di timori, e sempre nuove prove

C’è il pellegrinaggio della vita da fare come quello che Dio ordina ad Abramo con richieste incomprensibili, assurde, rischiose, così ci appaiono, narra la prima lettura; e la seconda ci ricorda che dobbiamo soffrire per il Vangelo. Ma non spaventiamoci! Se abbiamo gli occhi pieni di luce per aver visto Gesù rivelarsi e donarsi a noi, qui, nella preghiera, avremo il cuore pieno di fuoco per continuare a stargli accanto, per seguirlo sulla sua vita, la vita della vita, anche sui passi più difficili.

E quando, proprio, la luce scompare, per le difficoltà che la sovrasta, rimane sempre quella voce che nulla e nessuno può mettere a tacere e risuona nel cuore, nei piccoli segni che la luce ha lasciato: “Alzatevi, non temete!”. È Gesù, Parola del Padre, che con noi riprende il suo cammino. Ascoltiamolo!