domenica 7 settembre 2014

OMELIA


23° Domenica A – 07.09.2014

- Ezechiele 33,7-9
- Romani 13,8-10
- Matteo 18,15-20

La parola di Dio ci indica come possiamo costituire tra noi “relazioni buone” che sono segno di vangelo, della presenza del regno di Dio. La “correzione” è spesso necessaria a questo scopo.
A proposito di “correzione” domenica scorsa si era mosso in tal senso Pietro che, non condividendo le parole di Gesù e sentendosi in parte preso in giro (ricordiamo che Gesù aveva detto che lui avrebbe dovuto soffrire, morire e risorgere), aveva agito per la sua correzione. Ne aveva avuto una riposta non delicata. Ma comunque aveva tentato di correggere in maestro: “Non dire più queste cose. Non ti accadranno mai”. Cos’è che non ha funzionato nella correzione che Pietro voleva attuare su Gesù? Gliel’ha svelato Gesù stesso: “tu non parli secondo Dio ma secondo gli uomini”. Ecco la prima attenzione da usare nella correzione, o nell’aiuto che vogliamo darci. Chiediamoci se le nostre vedute che rifanno intervenire sono “secondo Dio” o secondo noi, secondo le nostre ragioni o pareri. “Secondo me, tu sbagli” è troppo spesso il metro del nostro intervento.

Può accadere che davvero l’altro sbagli o si comporti male, commetta una colpa verso di me. Allora c’è un’altra attenzione per avvicinarlo, ammonirlo, come dice Gesù. Ed è quella di considerare l’altro non un estraneo, men che meno un’ avversario o un concorrente. L’altro è mio fratello. Se io lo guardo con sentimenti che provo per un fratello, lo guardo con tenerezza, con comprensione, con dispiacere nel vedere che si comporta male, che si fa o che reca del male, allora la correzione ha un buon punto di partenza. Se non c’è questo sguardo buono, allora è meglio non fare neanche il primo passo della correzione fraterna, perché non sarebbe tale. Sarebbe uno spadroneggiare invece che un prenderci cura, prendere in custodia un fratello; di cui siamo pur responsabili, ci ricorda la parola del Signore nella prima lettura, di cui ci sta a cuore la salvezza, il bene.
Un fratello che va “guadagnato”. Domenica scorsa Gesù aveva detto che conserve guadagnare il mondo se poi si perde la vita vera. Oggi insegna invece come “guadagnare il fratello” che è la ricchezza più grande e preziosa. Può anche non essere possibile; ci sono vari passaggi e difficoltà; ma se ci muoviamo con il piede giusto, con il sentimento giusto, che non mai la rivalsa, o l’invidia, o il  volere avere il sopravvento per sé o per le proprie idee, è più facile andare avanti anche nei tratti più dolorosi.

Il potere di legare il male, di frenarlo, di impedirlo, il potere di sciogliere il bene, di liberare la vita, di ricomporre belle relazioni, non è riservato a Pietro – come gli era stato assicurato da Gesù  qualche domenica fa in risposta alla sua dichiarazione “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente – ma è potere dato a tutti noi. Attuazione di questo potere è la “correzione”. Ma per attuarlo è necessario “mettersi d’accordo”, come recita l’espressione stupenda, ricchissima di vita e di amore, con cui Gesù ci rassicura : “se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà”.

Ora, la correzione è richiesta dalla diversità di vedute che abbiamo nella nostra mente. Questa diversità può anche rimanere tale. L’accordo, invece, dice unità di amore; è fatto di cuore. Ci si corregge davvero, ci si aiuta, non se si raggiungono le stesse idee o conclusioni, ma se si rimane nel medesimo amore, “ci si mette d’accordo”, si rimane  “riuniti” l’un l’altro nel cuore. “E dove sono due o tre riuniti nel mio nome, nell’amore, lì sono io in mezzo a loro”.

Ad incoraggiare questa relazione raccogliamo l’esortazione di Paolo: “Fratelli non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole”. Con questo amore, anche nella correzione fraterna, sapremo aiutarci a percorrere la via del bene.



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