domenica 18 gennaio 2015

OMELIA


2° Domenica B –18.01.2015

- 1Samuele 3,3-10
- Giovanni 1,35-42

Un dono abbiamo ricevuto, una gioia ci è stata donata, ricordavamo nella celebrazione del recente Natale. Domenica scorsa, la conferma dalla voce misteriosa del Padre, “tu sei mio Figlio, l’amato, di te mi sono compiaciuto”, e con lo Spirito che come colomba discendeva su Gesù, in occasione del Battesimo o gesto di penitenza, amministrato da Giovanni, colui che era stato mandato a preparargli la strada. Bene, e adesso che a noi questa “strada”, questa “via” della vita viene indicata, come possiamo coglierla e di qui percorrerla? Cosa o chi ci aiuta?
Dalla Parola che ci è stata rivolta, colgo tre risorse, tra indicazioni, che ci consentono di prendere questa via. 

1°- E’ l’ascolto, la disponibilità e la capacità di ascoltare, che è molto di più che udire e sentire; ascoltare le proprie ispirazioni, il proprio cuore, quello che ci sveglia dentro, quello che ci sorprende anche nel buio, nel sonno, nella nostra tranquillità o inquietudine. E’ quanto colgo nell’episodio che narra della chiamata del piccolo Samuele. Una voce nella notte, non capita subito, confusa con altre, insistente e la disponibilità a cercarne la provenienza, a dire il proprio “eccomi”. Perché era “il Signore che chiamava il giovane”. Sì, il Signore bisbiglia appena e di notte. E l’ascolto vero non lascia andare a vuoto una sola delle sue parole.

2° - La seconda indicazione che mi mette in cammino è lo sguardo, o meglio, l’essere penetrati da un sguardo a cui non si resiste. Lo avete sperimentato nella vostra storia d’amore, ove all’origine c’è sempre uno sguardo o un incrociarsi di sguardi. Giovanni vede e indica Gesù. I suoi discepoli dirigono su di lui i loro occhi e soprattutto Gesù si voltò, li colpì con il suo sguardo e la domanda, “che cosa cercate?”. E questi andarono e ancora videro dove abitava. E’ tutta una questione di sguardi, di saper indirizzare e cogliere lo sguardo che ci  raggiunge. Quello che ci incuriosisce, ci fa osare, è sempre uno sguardo di simpatia., di amore. Vogliamo sentire su di noi questo sguardo di Gesù, e allora ci muoviamo dietro a lui, e troviamo il tempo di fermarci con lui, e avere luce e forza per fare la nostra strada. Ma se siamo distratti o guardiamo solo ai nostri passi, non ascoltiamo e seguiamo i suggerimenti dello Spirito, la nostra vita rimarrà incompleta.

3° - La terza “fortuna” è quella di poter contare su una presenza che insegna l’ascolto e ci apre allo sguardo che sa cogliere le opportunità. Nella Parola di stamane ecco la figura di Eli, guida intelligente e saggia del piccolo Samuele, Giovanni il Battista, vero educatore spirituale che non lega a sé, non aggrega al suo gruppo, ma lascia andare dando giuste indicazioni; e poi questi primi due discepoli di Gesù, Andrea in particolare che coinvolge  il fratello Simone. La fede è intrasmissibile, giacché è una chiamata-adesione personale, e Dio ha per ognuno delle vie tutte sue. Ma noi possiamo trovare giovamento o essere di giovamento a nostra volta, in qualità di genitori o educatori, o animatori, quando la presenza che ci è accanto o che siamo per gli altri, è presenza dello Spirito di Dio.

Un ascolto attento e disponibile, uno sguardo sincero e ammirato, una presenza amica e illuminante, sono dono di Dio, segno della sua iniziativa che si innesta su un’ansia e una ricerca che abbiamo nel cuore, e che gli avvenimenti della vita accendono sempre di più. Ma insomma , “che cercate?”. “Venite e vedrete”. Non ci resta che andare fino in fondo, dimorare con Gesù.







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