4°
Domenica B – 25.01.2015
- Giona,
3,1-5
-
Marco,1,14-20
Ascoltare
il proprio cuore e la voce di Dio, lasciarsi penetrare da uno sguardo che ci
attrae, una presenza che ci accompagna nella vita: ritroviamo anche oggi, nella
parola proclamata, questi elementi per il nostro cammino.
Nella
prima lettura il profeta Giona presta ascolto, a dire il vero dopo molta
resistenza, a Dio che lo invia predicare ai non credenti, ai pagani di Ninive,
poiché a Dio sta a cuore la sorte, la salvezza di tutti gli uomini.
Per
noi, chiamati ad uscire dal nostro sentirci privilegiati, diventa esemplare la
loro conversione.
Questo
impegno di Dio di volere il bene di tutti si manifesta in modo speciale con la
venuta di Gesù che si presenta con un annuncio perentorio: “Il tempo è
compiuto e il regno di Dio è vicino”. E’ un annuncio che ci coinvolge e che
non concede dilazioni, ritardi, rimandi.
“Il
tempo è compiuto”,
oppure, in altra occasione, come nella sinagoga di Nazareth, “oggi si compie
quello che avete udito”, significa che con Gesù è arrivata la salvezza,
cioè la capacità di amare, di dare pienezza di senso e significato alla nostra
esistenza, di rinnovare il mondo, di rifare l’umanità. Cristo Gesù era ed è il
punto in cui converge la storia e da cui diparte in modo nuovo. Questa novità è
determinata, è voluta da Dio. E’ Dio che la fa. E allora, perché non c’è?
Perché il mondo continua nell’angoscia
che lo tormente,a perché l’umanità è ancora tanto infelice? Perché io continuo
a sentire il peso e la tristezza di vivere quotidiano?
Perché
“il regno vicino!”. Il mondo nuovo è qui. Se è Dio che fa, che compie,
c’è però spazio per la mia libertà. Nell’accogliere questo compimento, questa
presenza siamo interpellati. Esso è vicino, ma sta noi incarnarlo, cioè
renderlo visibile, concreto, con la nostra adesione e responsabilità. Se il
mondo non cambia la colpa non è di Dio, è nostra noncuranza. Noi contribuiamo o
ritardiamo la realizzazione piena del regno di Dio, che rimane a noi vicino.
L’annuncio
di Gesù manifesta chiaramente un’urgenza. Ecco allora la chiamata decisa dei primi
discepoli, Simone e Andrea, poi Giacomo e Giovanni, senza tante spiegazioni.
E
come ogni cosa che non può più aspettare, domanda una prontezza, eccoli
lasciare cose e affetti.
Gesù
si fida di questi uomini e li chiama, loro mostrano di fidarsi di colui che
diviene il Maestro e gli vanno dietro. Si instaura una relazione di fiducia
incoraggiata da quella frase che è per tutti “convertitevi e credete al
vangelo”, cioè rivedete il vostro pensare e affidatevi a Dio che vi ama.
Un
nota singolare: tutto questo comincia a manifestarsi “dopo che Giovanni fu
arrestato”, come a dire che anche la fine di un sogno, e Giovanni ne
ricordava continuamente uno speciale, può aprire ad una nuova realtà, ad una
novità che è la nostra salvezza. “La vostra storia, la vostra vita, la vostra
giornata, sono ormai piene dell’amore di Dio, affidatevi a Lui”.
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