“Venite, camminiamo nella luce del Signore!” (25.11.2016)
Se prima, il Signore mi perdoni!, potevo sentirmi maestro
dei miei fratelli, ora, discepolo del Signore, sono ritornato… alunno,
“dipendente lavoratore” o “collaboratore pastorale” dei miei fratelli
“parroci”. Sono a loro grato per l’amicizia con cui mi hanno accolto e per cui
mi fanno sentire corresponsabile facendosi in toto pure carico dei… pesi più
ingrati (organizzazione, amministrazione…); sono partecipe dell’allegria che
sanno portare, della saggezza e coraggio che mostrano. Davvero sono stato
fortunato, ed è un dono la loro persona e presenza.
I disagi dell’iniziale condizione che persone buone
e generose, con amicizia commovente, hanno provveduto a lenire, mi chiamano ad
abbandonarmi alla custodia di Maria, la Madre e alla compagnia di Gesù, “con
umiltà, dolcezza e larghezza d’animo, conservando l’unità” (cfr Ef.4,1ss).
Sono
ritornato”alunno”, e “reimparare” è il mio compito per servire, mettendo a
completa disposizione del bene dell’anime e dell’Unità Pastorale il mio
ministero di accoglienza, di ascolto, accompagnamento spirituale, di misericordia e consolazione.
Reimparare a tacere e ascoltare, a non voler avere
l’ultima parola; reimparare ad ammirare e a stupirmi; reimparare a dare fiducia
e soprattutto obbedire; reimparare a che sia fatto in modo diverso da come
farei o sempre ho fatto io… Da propugnatore e protagonista di iniziative,
organizzatore, da attivista ad… attendista, passista… Più che scatti in avanti,
il procedere con calma e insieme. “Un altro ti guiderà e tu darai gloria a
Dio”… (cfr Gv. 21,17-19) e così, dopo la prova della malattia, anche la nuova
esperienza sarà “pastorale carità” a cui il Signore m’invita: “Seguimi!”.
Reimparare a camminare “nella luce del Signore!”
Può essere o apparire una situazione di… comodo, di
riposo, con meno responsabilità. A volte, però, dà un senso di incertezza, poca
sicurezza, …inutilità. Perfino la tentazione di sentirsi in colpa, quasi non si
voglia fare di più. Il mio servizio sembra poco…definito. Eppure, già qualcuno
m’avvicina, incuriosito o bisognoso, qualche altro ti vuole “accaparrare”,
altri stanno a guardare… questa ruota, o “ruotino”, di scorta.
Sì, non mi è facile il passaggio dall’essere stato…
“davanti”, colui che tutto tira, a questo “inutile” servizio di attesa, di
accoglienza, disponibilità non sempre raccolta. Sono ritornato a fare il…
cappellano! “Sminuito”, lascio che sia il Signore a fare strada davanti a me;
“Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv.3,30). Chiedo solamente la
grazia che qualche volta si giri per incoraggiarmi, per aspettarmi, per
rialzarmi, per aiutarmi a fare… i compiti di alunno!
Così voglio essere! “Servo” che non cerca il proprio
“utile” (fosse pure la realizzazione di sé) , ma il bene dei fratelli. In modo
gioioso e solare, con la serenità in volto e l’amore nel cuore,
carità/misericordia, luce/discernimento, forza/tenerezza per “essere lode della
sua gloria” (Ef. 1,11), cioè che tutti conoscano e cantino al Suo amore, vera
unica gloria!
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