...nell'omelia (versione lunga)
Assunzione al Cielo di Maria -15.08.2018
Ap 12, 1-10 1Cor 15,20-27 Lc 1,39-56
L’altro ieri la Parola dell’apostolo ci esortava camminare nella carità e Gesù ci forniva un pane, un pane di sostanza, che dà forza, un pane di eternità perché “troppo lungo è il cammino” diceva Dio allo sfiduciato e lamentoso Elia.
Allora, camminare sì, ma verso dove? Dove andare? Quale destinazione della nostra storia, della nostra esistenza? Destinazione cielo! E in questa festa in cui i discepoli del Signore celebrano l’Assunzione al cielo di Maria, la madre di Gesù, è dato di intravedere la meta del cammino, il traguardo verso il quale ci portano di nostri passi.
La sorte di questa creatura, nostra sorella, dataci quale madre dal Figlio Gesù, sorte che la vede portata in cielo “in anima e corpo” è anche la nostra. Ella è “primizia e immagine di tutti noi”, recita la preghiera che poi faremo; in lei si compie il mistero di amore e salvezza che Dio vuole per tutte le sue creature ed è a noi data quale segno di consolazione e sicura speranza. Il privilegio di non conoscere la corruzione della tomba ci è incomprensibile, e sappiamo bene che il nostro corpo non sarà preservato da questa consumazione. Però, nel misterioso agire di Dio, anche noi riavremo una nuova umanità nel giorno della risurrezione, quando ad essere annientata sarà la morte. Sì, la nostra destinazione è il Cielo, il Paradiso, la visione di Dio, la pienezza della vita. Com’è consolante sapere che i nostri cari, dei quali avvertiamo la mancanza fisica accanto a noi sono davvero in questa “novità” per la quale siamo stati voluti e creati!
Questo cammino con destinazione il cielo non è una nostra conquista, ma il frutto della morte e risurrezione di Gesù, la conseguenza del suo Spirto di noi, e non è una semplice passeggiata. E’ un itinerario stupendo, un sentiero meraviglioso per le scoperte belle che andiamo facendo mentre siamo per via, una via di grazia per il bene, per l’amore che incontriamo, riceviamo e doniamo. Ma è pure una lotta senza quartiere con il male nelle sue varie espressioni (egoismo, odio, menzogne, avidità, guerre, divisioni) e con questo “enorme drago rosso” che, nella visione descritta dal libro dell’Apocalisse (1° lettura), allude chiaramente al Maligno con cui gli uomini si fanno corresponsabili di tanta infelicità.
In questa lotta è presa di mira la “donna”, che è immagine della Chiesa, dell’umanità, di Maria stessa, la madre del Salvatore. “Una donna vestita di sole”, cioè avvolta da Dio, “con la luna sotto i suoi piedi”, vale a dire in tutta la sua umanità, “e, sul capo, una corona di dodici stelle”, poiché proviene dal popolo d’Israele, popolo delle dodici tribù (come poi i dodici discepoli di Gesù che hanno costituito la Chiesa, la comunità e i credenti nel Cristo Signore), Maria, nella sofferenza, nella prova, nella lotta, trova protezione e salvezza per sé e per tutto il polpo, per l’umanità intera, per noi.
La vittoria è ascritta alla misericordia di Dio, canta Maria nella visita alla cugina Elisabetta; Dio che ha soccorso il suo popolo, e ancora soccorre l’umanità che noi siamo, rovesciando i potenti dai troni, innalzando gli umili, ha potuto contare sulla sua fede, sulla fiducia e obbedienza che Maria gli ha dato. “Beata colei che ha creduto”, così la saluta la cugina; beati noi perché ella ha creduto, possiamo pure dire, e così le porte del cielo hanno cominciato ad aprirsi. Si sono aperte per dare il Figlio unigenito, venuto nel mondo, sono state spalancata dalla sua risurrezione, e non si chiuderanno mai più per accogliere tutti noi nella beatitudine più bella. Maria Assunta in cielo le custodisce. Da lì non manca il suo sguardo e aiuto perché nel nostro camminare non abbiamo a prendere vie sbagliate, e se cadiamo, subito ci rialziamo, tenendo alto lo sguardo e il cuore alla destinazione Paradiso.
Nessun commento:
Posta un commento