...nell'omelia
20 Domenica B – 19.08.2018
- Proverbi 9,1-6 -
Giovanni 6,51-58
Il discorso sul “pane disceso da cielo” che,
dice Gesù, “io sono”, si fa profondo
e molto concreto.
La profezia che qualche giorno fa celebravamo con
l’Assunzione al cielo di Maria, profezia della nostra risurrezione e
glorificazione, avrà un giorno il compimento, ma inizia qui sulla terra. E ha
bisogno di nutrimento, di alimentarsi. Ecco il pane della vita!
“Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno
mangia di questo pane vivrà in eterno …”
E’ stato scritto che noi siamo ciò che mangiamo, o,
meglio, “diventa ciò di cui si nutre”.
Se noi ci nutriamo di cattiverie, di odio, di
rancore, o di stupidaggini, di stoltezza, di vuoto… diventeremo tali. Se uno si
“ubriaca” di cose cattive, la sua esistenza non potrà che esserne triste
conseguenza.
Ma se noi ci nutriamo di cose belle, pulite, oneste,
ci nutriamo di giuste passioni, pazienza, bontà, poesia, di sapienza…
diventeremo sapienti, buoni, giusti, belli… come Gesù, pane che dà la vera vita!
Tutta la sua “carne”,
la sua persona, la sua umanità, il suo sguardo, la sua Parola, il suo silenzio,
il suo agire, il suo “corpo e sangue” che noi riceviamo nell’Eucaristia, ma non
solo, trasformano la nostra persona, la nostra storia… il nostro operare.
“Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Affermazioni forti,
inaudite, scandalose, quelle di Gesù, blasfeme, per i suoi ascoltatori. Soltanto
la fede, la fiducia di avere trovato chi ci fa bene, chi ci fa crescere, chi ci
dà la vita, ci consente di accogliere tale prodigio inspiegabile.
I benefici di questo “nutrimento”.
- “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue
rimane in me e io in lui”. La comunione, l’amicizia stretta con Gesù, una
speciale familiarità che ci introduce nel mistero di Dio.
- “Colui che mangia me vivrà per me”. Gesù è cibo sostanzioso che
ci consente di vivere. E non
ci si nutre di Gesù perché siamo degni di lui. Nessuno lo è. Di Lui abbiamo
bisogno. Se io “faccio la comunione” con Lui che è fedele, misericordioso,
mite, umile e forte, paziente e fiducioso, superiore ad ogni paura o torto…
avrò a disposizione, sempre che io lo voglia, la forza che mi aiuta a fare altrettanto.
Egli si trasfonde in me, ed io in lui.
- “Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Sarà con me per
sempre…“io lo risusciterò nell’ultimo
giorno” Il mio corpo si consumerà nella tomba, ma il corpo di Cristo
mi ridonerà vita, vita eterna. Un giorno, l’ultimo o meglio il primo senza fine. E’ la sua promessa!
“Venite, mangiate il mio pane, bevete il mio vino”, diceva la
Sapienza di Dio nella prima lettura. Accettiamo l’invito, facciamo buon uso del
tempo, come raccomandava la seconda lettura, sarà già vita eterna, vita di
risorti con Gesù, il nostro cammino qui e oltre.
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