martedì 21 gennaio 2020

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


2° Domenica A – 19.01.2020

Isaia 49,3-6 e Giovanni 1,29-34

Ancora una rivelazione su Gesù, il Figlio di Dio. Giovanni il Battista ce la indica, a dire il vero con parole che a dire il vero  ci sono familiari; infatti le ripetiamo sempre quando veniamo ad accostarci all’Eucaristia, ma per noi rimangono un po’ misteriose. Non ci rendiamo conto quale buona notizia esse ci recano.Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!

Il Padre Dio ha inviato il Suo Figlio nella carne di Gesù e succede che noi non l’accogliamo; lo diceva l’apostolo Giovanni : “venne tra i suoi e non l’hanno accolto”. Questo è il peccato del mondo, il rifiuto di Dio del Suo amore, del progetto di bene per tutte le creature: questo rifiuto poi si esplica in una vita lontana dalla sua volontà, con scelte e atteggiamenti che non lo riconoscono;  portano un cumulo di male, spesso da noi favorito, che fa soffrire, distrugge l’umanità.

Ma Dio non abbandona, non ci lascia in balia del male, o prigionieri di questo rifiuto che lo riguarda. Gesù viene a recuperarci al suo amore. Non aggredisce con violenza un’umanità che si mostra ribelle, non è il giustiziere implacabile di coloro che compiono tante cattiverie, colui che annienta senza misericordia chi opera il male.

Il Padre l’ha mandato a togliere il peccato del mondo. Mandato come “agnello”  egli agisce con mitezza e bontà; ma anche, considerato che l’agnello era per il sacrificio, d’accordo con il Padre ama sino a dare la vita, sino a morire perché noi abbiamo a vivere.  “Toglie il peccato” non significa che automaticamente ci impedisce di farlo, poiché è in gioco la nostra libertà e responsabilità, accettare o rifiutare la sua offerta; né lo giustifica.

Piuttosto toglie il peccato mediante il perdono e la misericordia; toglie il peccato nel senso che si carica del peso, delle conseguenze, di questo nostro vivere lontano da Dio, e ci aiuta a portarle; ci offre il rimedio perché non ci sia rassegnazione al male o disperazione. E’ la benedizione di Dio per tutti, “luce delle nazioni”, lo definisce la prima lettura, “perché porti la salvezza fino all’estremità della terra”.

Togliendo il peso, la vergogna del peccato, Il Figlio di Dio, “l’agnello” ci fa giusti, cioè graditi al Padre. Elimina la distanza che noi stabiliamo con Dio quando lo rifiutiamo. No, Dio non si allontana mai, anche quando siamo in peccato mortale; siamo noi che teniamo le distanze. Ma l’”agnello”, Colui che ama sino a dare la vita, e ama con mitezza, le toglie.

La nostra agitazione o la nostra tristezza, la mancanza di speranza, sono forse perché, come Giovanni Battista, dovremmo dire: “io non lo conoscevo”, “io non lo conosco così”. No, non lo conosciamo, anche se ci diciamo fedeli praticanti o buoni cristiani. Soltanto lo Spirito che si manifesta in lui, e che è pure in noi, ci apre occhi e cuore; e di lì, muove i nostri passi a seguirlo.

Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! : ora l’annuncio natalizio comincia ad esserci spiegato. Crediamo e lasciamo che Gesù prenda su di sé quanto in questo momento ci pesa tremendamente, perché è male che subiamo o compiamo e di cui non riusciamo a liberarci. Sì, il Signore prende su di sé il mio, il nostro peccato, quello del mondo!

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