...nell'omelia
2° Domenica A – 19.01.2020
Isaia 49,3-6 e Giovanni 1,29-34
Ancora
una rivelazione su Gesù, il Figlio di Dio. Giovanni il Battista ce la indica, a
dire il vero con parole che a dire il vero
ci sono familiari; infatti le
ripetiamo sempre quando veniamo ad accostarci all’Eucaristia, ma per noi
rimangono un po’ misteriose. Non ci
rendiamo conto quale buona notizia esse ci recano. “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il
peccato del mondo!”
Il Padre Dio ha inviato il Suo Figlio nella carne
di Gesù e succede che noi non l’accogliamo; lo diceva l’apostolo Giovanni :
“venne tra i suoi e non l’hanno accolto”. Questo è il peccato del mondo, il
rifiuto di Dio del Suo amore, del progetto di bene per tutte le creature:
questo rifiuto poi si esplica in una vita lontana dalla sua volontà, con scelte
e atteggiamenti che non lo riconoscono; portano un cumulo di male, spesso da noi favorito, che fa
soffrire, distrugge l’umanità.
Ma Dio non abbandona, non
ci lascia in balia del male, o prigionieri di questo rifiuto che lo riguarda. Gesù
viene a recuperarci al suo amore. Non aggredisce con violenza un’umanità che si mostra
ribelle, non è il giustiziere implacabile di coloro che compiono tante
cattiverie, colui che annienta senza misericordia chi opera il male.
Il Padre l’ha mandato a togliere il peccato del
mondo. Mandato come “agnello” egli agisce con mitezza e bontà; ma anche,
considerato che l’agnello era per il sacrificio, d’accordo con il Padre ama
sino a dare la vita, sino a morire perché noi abbiamo a vivere. “Toglie il peccato” non significa che
automaticamente ci impedisce di farlo, poiché è in gioco la nostra libertà e
responsabilità, accettare o rifiutare la sua offerta; né lo giustifica.
Piuttosto toglie il peccato mediante il perdono e la
misericordia; toglie il peccato nel senso che si carica del peso, delle
conseguenze, di questo nostro vivere lontano da Dio, e ci aiuta a portarle; ci
offre il rimedio perché non ci sia rassegnazione al male o disperazione. E’ la
benedizione di Dio per tutti, “luce delle
nazioni”, lo definisce la prima lettura, “perché porti la salvezza fino all’estremità della terra”.
Togliendo il peso, la vergogna del peccato, Il
Figlio di Dio, “l’agnello” ci fa
giusti, cioè graditi al Padre. Elimina la distanza che noi stabiliamo con Dio
quando lo rifiutiamo. No, Dio non si allontana mai, anche quando siamo in
peccato mortale; siamo noi che teniamo le distanze. Ma l’”agnello”, Colui che ama sino a dare la vita, e ama con mitezza, le
toglie.
La nostra agitazione o la nostra tristezza, la
mancanza di speranza, sono forse perché, come Giovanni Battista, dovremmo dire:
“io non lo conoscevo”, “io non lo
conosco così”. No, non lo conosciamo, anche se ci diciamo fedeli praticanti o
buoni cristiani. Soltanto lo Spirito che si manifesta in lui, e che è pure in
noi, ci apre occhi e cuore; e di lì, muove i nostri passi a seguirlo.
“Ecco
l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!” : ora
l’annuncio natalizio comincia ad esserci spiegato. Crediamo e lasciamo che Gesù
prenda su di sé quanto in questo momento ci pesa tremendamente, perché è male
che subiamo o compiamo e di cui non riusciamo a liberarci. Sì, il Signore
prende su di sé il mio, il nostro peccato, quello del mondo!
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