domenica 18 aprile 2021

BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

3° Domenica di Pasqua – 18/04/2021 

Atti 3,13-15.17-19       1Gv 2,1-5°      Luca 24,35-48

Non credere per paura di prendere un abbaglio, per paura di cadere in un’ illusione, per paura di essere di essere ingannati o ingannarsi; non credere per paura di essere davanti ad un fantasma, ad uno spirito; non credere per paura di passare per pazzi ed esser ricoverati…è comprensibile! Ma non credere per la gioia deve essere, appunto, una cosa…incredibile! Roba da non credere, la gioia! Non aiuta a credere! E’ paradossale. Eppure è così. E’ quello che capita ai discepoli di Gesù. Erano contenti, erano sicuri che il loro Signore era risorto, ma quando se lo trovano davanti, “Pace a voi”, per la gioia e lo stupore, non riescono a crederci: “Toccatemi e guardate”, come antidoto per la paura, “ma per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore”.

I discepoli, viste come erano andate le cose, preferivano pensare che Gesù fosse un’ idea, un sogno ormai, ma non la realtà. Vedete, succede anche a noi. Un ideale, buono, ma sempre un ideale, qualcosa che non si concretizza, l’abbiamo immaginato, sognato, coltivato, ci siamo attaccati, innamorati, anche appassionati ad esso, e se per caso avviene qualche segnale che faccia pensare che finalmente ci siamo riusciti, abbiamo paura che ci sfugga, di vederlo svanire, di perderlo. Troppo bello perché sia vero, e se è vero, vedrai che non dura! Quante volte pensiamo così. Siamo affascinati e attratti dall’ideale a tal punto che quando diventa reale, per la gioia che proviamo, non ci crediamo più.

Ebbene la risurrezione di Gesù, e nostra con Lui, non è più un ideale, un sogno, ma è il reale, la presenza. Un reale, una presenza vera e viva che non mortifica il nostro essere uomini e donne con la loro umanità che ha bisogno di toccare e di vedere; che non può fare a meno della concretezza, bellezza, ricchezza e grandezza delle proprie emozioni, sentimenti, desideri, passioni; umanità che conosce, insieme, turbamento e gioia.

Il turbamento ci è più familiare, per vari motivi. E per quanto possa sembrare  paradossale, la gioia ci è scomoda, perché incontenibile. Ci spinge ad annunciare, a seguire il Risorto, a muoverci, a testimoniare, sempre comunque tra dubbi, incertezze, contestazioni. A volte si preferisce essere nella penombra, invece nella luce, perché non si sa mai, ci si potrebbe sbagliare. E così continuiamo a dire: “ah, se Gesù fosse davvero risorto, se fosse vivo, se si mostrasse, se Gesù fosse qui. Non saremmo in questa situazione”. Egli è qui! E’ qui! Non possiamo rimanere discepoli suoi pavidi e pallidi, ma coraggiosi e luminosi.

E non temiamo  nessun peccato, perché abbiamo un difensore “presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto”. Ce lo assicura l’apostolo Giovanni nella sua lettera. Gesù ci riscatta dal peccato, facendosi lui prigioniero del peccato cioè  per darci salvezza. Egli si fa “vittima di espiazione per i nostri peccati”. “Dio l’ha glorificato”, gli ha mostrato quanto lo ama e “l’ha risuscitato da morte”. Tutto questo è reale, non più un ideale! Siamone testimoni, convertendoci e cambiando vita, con la gioia, da non fuggire, di vivere come Gesù ci ha insegnato, di amare come lui ci ha amato. Sì, Gesù è veramente risorto. Alleluia!


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