BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
16° Domenica B – 18.07.2021
Geremia 23,1-6 - Efesini 2,13-18 - Marco 6,30-34
Gli apostoli, dopo la loro prima missione, ritornano da Gesù e gli riferiscono “tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato”. Certamente entusiasti, anche gasati, ma pure affaticati. Ecco la delicatezza di Gesù: “Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’”. Egli vuole portare i suoi amici…in ferie!
L’intenzione di Gesù non si può realizzare. La folla, intuendo il luogo solitario dove si sarebbe diretto con la barca insieme ai suoi discepoli, accorre là prima del loro arrivo. Lo stesso può accadere anche oggi. A volte non riusciamo a realizzare i nostri progetti, perché sopraggiunge un imprevisto urgente che scombina i nostri programmi e richiede flessibilità e disponibilità alle necessità degli altri.
Siamo chiamati ad imitare quanto ha fatto Gesù: “Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose” . Tre verbi di questo fotogramma: vedere, avere compassione, insegnare. Li possiamo chiamare i verbi del Pastore, di chi ama, di chi è chiamato ad amare: genitori, educatori, preti. Gesù guarda sempre con gli occhi del cuore. E il suo cuore è così tenero e pieno di compassione che sa cogliere i bisogni anche più nascosti delle persone.
Si mise a insegnare loro molte cose. Ecco il primo pane che offre alla folla affamata e smarrita: il pane della Parola. Tutti noi abbiamo bisogno della parola di verità, che ci guidi e illumini il cammino. Senza la verità, che è Cristo stesso, non è possibile trovare il giusto orientamento della vita. Quando ci si allontana da Gesù e dal suo amore, ci si perde e l’esistenza si trasforma in delusione e insoddisfazione. Con Gesù al fianco si può procedere con sicurezza, superare le prove, si progredisce nell’amore verso Dio e verso il prossimo.
Saper vedere ciò che accade nella vita delle gente, saper riconoscere le necessità! Gesù vede gli amici stanchi e vuole portarli a riposarsi, vede la gente smarrita e si mette a dire una parola buona. Il suo è uno sguardo di compassione. Sì, prima della parole da dire, c’è uno sguardo da imparare se vogliamo essere “pastori” gli uni verso gli altri… Così chi si ama, come gli sposi, chi si vuole bene, come gli amici. Così i genitori, prima di tutto custodi dei figli da come li guardano, che non significa tenerli sotto controllo, ma con l’amore che ne cogli le vere necessità. Purtroppo c’è anche chi non se ne cura, o dice di non avere tempo per farlo. Tra noi, ci aiutiamo dal modo con cui ci guardiamo. C’è lo sguardo curioso, giudice, indifferente; lo sguardo che inganna, falso, interessato; c’è lo sguardo amico, premuroso… Lo sguardo di compassione è quello di Gesù, e i suoi occhi sono le finestre del Suo cuore, e così Egli non rimane impassibile, indifferente, e, nelle ferie sue e dei suoi amici, “si mise ad insegnare molte cose”.
Non è che non dobbiamo staccare qualche volta la spina, troppo attaccata agli affanni quotidiani, sovraccarica di tensione. C’è un annuncio bellissimo di Paolo nelle parole della seconda lettura che, tradotte, sostanzialmente dicono così: Gesù ha portato pace nel nostro cuore, ha riconciliato quella divisione o lacerazione che abbiamo dentro, per le cose che facciamo e quelle che non riusciamo fare, per i pesi che ci angustiano, i limiti che ci frenano, le passioni belle che ci animano. Davvero in Gesù, il nostro Dio, è grande la compassione. Egli è il nostro Pastore. Buono! Bello!
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