BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
21° Domenica B – 22/08/2021
Giovanni 6,60-69
Siamo alla fine della lunga rivelazione sul pane della vita che ha caratterizzato la discussione tra Gesù e i suoi ascoltatori. A fronte della ripetuta offerta del pane disceso dal cielo che il Padre mio vi dà, dice Gesù, la mia carne e il mio sangue, rimangono le mormorazioni . Ecco la risposta, anche dei discepoli: “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?”.
Altro che se è dura la parola di Dio! Basta che ritorniamo per qualche istante anche ad alcune espressioni della 2° lettura, che tratta della relazione tra moglie e marito, come ricorda Paolo. Parole incomprensibili difficili da accettare per la nostra mentalità; doverosa una minima spiegazione. Sono determinanti per una vera relazione d’amore che rispecchi il mistero tra Cristo e la Chiesa. Solo un cenno. Mi servo di una immagine, per quanto possa presentare dei limiti.
La moglie sottomessa non è la serva, la schiava, ma costituisce le fondamenta dell’edificio che in esse trova solidità, stabilità, sicurezza. Le fondamenta sono “messe sotto” a sostegno dell’edificio. Non possono essere sovraccaricate , schiacciate, da un edificio imponente, presuntuoso, oltre le capacità delle fondamenta stesse, come non possono cedere ad infiltrazioni che le indeboliscono. Bisogna alleggerire le fondamenta, proteggerle, aiutarle con un edificio intelligente, responsabile, saggio. Questo è l’amore del marito che ama la moglie come se stesso, se non si rovina con le sue stesse mani. Altrimenti le fondamenta non reggono, e tutto crolla. Ognuno ama e si dona per la propria parte.
Parole dure, ma vere, come quelle di Gesù a proposito del pane che dà la vita, e che è la sua carne e il suo sangue, cibo che si realizzerà nell’ Eucaristia. Nutrendoci di quel “pane” Lui diventa noi e noi, pur rimanendo noi stessi, siamo Lui. Poiché è stato scritto che noi diventiamo ciò che mangiamo, ciò di cui ci nutriamo…La durezza è dalla nostra parte: è non crederci. Gesù oggi tristemente l’annota “ci sono tra voi alcuni che non credono”. Ma Gesù non tentenna: “Volete andarvene anche voi?”.
Per me, questa angosciata espressione di Gesù manifesta la sua piena umanità, la sua sofferenza nel vedere non compresa la sua appassionata offerta di amore e di vita. Non è uno sprezzante additare la porta a coloro che ama, ma un ulteriore tentativo di ottenere vicinanza e fiducia.
Bellissima la risposta di Pietro. Mostra l’amore che coglie in Gesù e il bisogno di Lui: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. E’ come se Pietro, con una frase piena di tenerezza e sensibilità, volesse addolcire l’amarezza provata dal Maestro. Notiamo: non dice “dove andremo”, ma da “chi andremo” , “non possiamo fare nulla senza di te” . Uniti a Lui non significa essere incatenati, ma profondamente liberi, sempre in cammino. Anche se la Parola di Dio ci può risuonare “dura” a proposito delle realtà della nostra esistenza (quali il perdono, la pace, l’amore, il matrimonio, i soldi, il lavoro… ecc…), “da chi andremo”, a chi ci rivolgeremo, per avere vita?
Non lasciamo Gesù! No, io non lascio Gesù. Forse il mio amore è ancora tanto imperfetto, è fatto di timori, Saprà spazzare via le mie incertezze e le mie paure. E spezzare per me il suo “pane che dà la vita”.
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