domenica 19 settembre 2021

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

25° Domenica B – 19.09.2021 

Sapienza 2,12.17-20   -   Giacomo 3,16 - 4,3   -   Marco 9,30-37

 La Parola del Signore, oggi, ci aiuta a percorrere le strade di questo mondo, le vie talvolta tortuose e complesse della nostra esistenza, con sapienza. Anche le cronache di questi giorni ci chiedono uno sguardo illuminato e non solo spaventato sdegnato.

Gesù sa leggere la propria esistenza, considera in profondità gli avvenimenti dentro i quali egli si muove, o che accadono attorno a sé. Non vive superficialmente, e affronta ogni cosa conservando una forza interiore straordinaria pur conoscendo, quando verrà il momento della prova, un umanissimo smarrimento. Gesù discorre sulla vita con vera sapienza. Egli è il giusto di cui parla anche la prima lettura; a lui, dicono gli stessi avversari, non mancherà il soccorso di Dio. Dobbiamo e vogliamo imparare da Lui.

Di fronte alla vita, a questi fatti, che cosa rivelano le nostre conversazioni in famiglia, quale il tono il contenuto del nostro dire, i commenti, o la sapienza, perché voglio pensare che ci sia ancora una “sapienza” nelle nostre case, che mostriamo nel nostro agire? Giacomo nella seconda lettura mette in guardia da una sapienza di bassa lega, che causa solo disastri e infelicità: gelosia, spirito di contesa, disordine, passioni, desideri e voglie che spingono alla violenza, alla sopraffazione. “Da dove vengono violenze che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere…”

Di contro, segnala una sapienza che viene dall’alto, pura, pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità e ipocrisie; una sapienza che produce la pace.

Mostra dolore e sensibilità dire “basta” davanti alla violenza, manifestare solidarietà con marce silenziose e bandiere a mezz’asta. Tutto questo è buona cosa, sono bei gesti, ma non sono sufficienti per arginare la violenza che è il prodotto della sapienza di questo mondo, in realtà follia. E non è solo un fenomeno culturale. Il principe di questo mondo non manca di metterci del suo.

Occorre guardare alla vita, all’amore, alle nostre relazioni, agli altri con occhi e cuore seguendo Gesù, per non lasciarci travolgere dalle nostre passioni incontrollate. Famiglia, lavoro, scuola, economia, salute… sono gran parte le nostre realtà, ed è qui che abbiamo bisogno della sapienza che viene dall’alto. L’avidità, in tutti i sensi,  camuffata da necessità, da bisogno impellente, è causa di grande infelicità, è la fine di ogni pace.

 L’insegnamento che Gesù ci impartisce per correggere il nostro modo di stare nella vita, “se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo e il servitore di tutti”, è avvalorato da un gesto che sorprende, per la mentalità del tempo, e che dice molto più delle parole: “prese un bambino, lo pose in mezzo a loro, e lo abbracciò”.

Gli uomini rischiano di abbracciarti per possederti, per tenerti prigioniero, anche chi dice di volerti bene, per farti del male, per eliminarti; ma il Signore ti abbraccia per dirti che davvero ti vuol bene, per coccolarti, per proteggerti, per accompagnarti nella vita, per rimetterti in libertà. Ecco, carissimi, con questa lezione, che sta in un abbraccio, impariamo a leggere bene la nostra vita e quanto ci accade. Non ci deve intimorire o avvilire, ma nemmeno ingannare nel trascurare la Sua presenza. Noi camminiamo dietro a Lui, ma Lui cammina a fianco nostro, con tutta la sua decisione nell’essere fedele al Padre Suo e la tenerezza sua nel rimanere accanto a noi. 

 

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