BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
27 Domenica B – 03.10.2021
Genesi 2,18-24 - Marco 10,2-12
Una domanda, provocatoria, sapendo da chi viene, a proposito di quanto permette la Legge di Mosè: “E’ lecito ad un uomo ripudiare la propria moglie?”, consente a Gesù di dare una stupenda, bella notizia. Quella era una concessione fatta alla durezza del vostro cuore, dice Gesù, ma non è questo il progetto di Dio, che gli sposi si dividano. Sono quelle concessioni che attendono con pazienza la maturazione delle persone. Ora, con Gesù, la maturazione è arrivata.
Allora Gesù risponde citando il Libro della Genesi: “Dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola”. E conclude: “Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. Nel progetto di Dio, non c’è l’uomo che sposa una donna e, se le cose non vanno, uno manda via l’altra o viceversa.
Il matrimonio, la grandezza e la bellezza di questo legame d’amore, è la realtà più vicina a quello che Dio ha in mente per la felicità dei suoi figli; è Dio stesso che s’incarna e si manifesta nell’amore di un uomo e di una donna che formano una famiglia in un rapporto indissolubile, fedele, aperto alla vita e a suo servizio. Nell’affetto che li unisce, nelle parole nei gesti di tenerezza e di intimità che di cui è fatto e lo nutrono con profondo rispetto, libero da ogni volontà di possesso, due sposi si danno, si comunicano Dio. E se due sposi si allontanano, si dividono, non si privano solo del loro amore, ma di quello di Dio regalato alle loro persone, che è un amore di donazione reciproca sostenuto dalla grazia di Cristo. Se, invece, prevale nei coniugi l’interesse individuale, la propria soddisfazione, allora la loro unione non potrà resistere.
Ed è la stessa pagina evangelica a ricordarci, con grande realismo, che l’uomo e la donna, chiamati a vivere l’esperienza della relazione e dell’amore, possono dolorosamente porre gesti, cause o colpe, che poi ci si rinfaccia, che la mettono in crisi. Ma il modo di agire di Dio stesso ci insegna che l’amore ferito può essere sanato da Dio attraverso la misericordia e il perdono. Di fronte a tanti dolorosi in successi e fallimenti coniugali, relazioni infrante o portate avanti in maniera sofferta e faticosa, c’è sempre spazio per la carità e la misericordia per i cuori feriti e smarriti.
“Maschio e femmina Dio lì creò” e la diversità non può essere causa di conflitti, incomprensioni, rivendicazioni che portano alla divisione. E’ ricchezza! Pari dignità ha ogni genere, per stare di fronte l’uno all’altra, e non girarsi le spalle, non per combattersi, ma per accogliersi e favorirsi reciprocamente, con le responsabilità educative a cui sono chiamati. Nel matrimonio l’uomo e la donna sono chiamati a riconoscersi, a completarsi, ad aiutarsi a vicenda. Gesù è venuto a confermare questa relazione d’amore, a benedirla, a risanarla, quando conosce incrinature o si spezza.
Carissimi sposi, mi sia permesso un omaggio che spero sia d’incoraggiamento. Voi siete il segno totalmente umano di Dio. Egli non viene a me solo attraverso l’acqua del battesimo, il pane dell’eucaristia, o l’unzione della cresima o dell’olio santo. Ma attraverso la vostra carne, spesso lacerata da prove, attraverso il vostro sangue dato anche fisicamente, attraverso l’amore che ha messo nelle vostre membra come nel vostro cuore. Questo mistero è grande e io m’inchino ad esso, mi onoro di imparare da voi l’amore, di accoglierlo e servirlo nella vostra persona con la mia povertà.
Nessun commento:
Posta un commento