lunedì 22 novembre 2021

 BRICIOLE di PAROLA ...nell'omelia

34° Domenica B – Cristo Re – 21.11.2021 

Daniele 7,13-14   - Apocalisse 1,5-8    - Giovanni 18,33-37

La solennità di Gesù Cristo Re dell’universo, che celebriamo oggi, è posta al termine dell’anno liturgico, tempo di grazia che ci ha inseriti e fatti partecipi del mistero di Gesù, nostra vita.  Tale solennità ci ricorda che la vita del creato non avanza a caso, ma procede verso una meta finale: la manifestazione definitiva di Cristo, Signore della storia e di tutto il creato. Re, quindi, dell’universo. E’ degno coronamento della missione che il Padre gli aveva affidato, missione condotta nello Spirito santo. Missione e coronamento in cui siamo coinvolti e partecipi anche noi; sì noi che non siamo venuti al mondo per penare o far penare, ma per “regnare”.

Parlare di re e di regno sembra essere cosa fuori tempo, e poi l’immagine che ce ne dà il vangelo oggi non è proprio gradevole presentando Gesù come un imputato, legato, insultato, accusato e di a poco condannato alla croce, trono assai poco dignitoso per uno che afferma: “sì, tu lo dici: io sono re”. Dove sta la regalità, la maestà, la grandezza di Gesù che io onoro, di più adoro, come mio Re?

Dopo la moltiplicazione dei pani, la gente, entusiasta del miracolo, avrebbe voluto proclamarlo re, per rovesciare il potere romano e ristabilire il regno d’Israele. Ma per Gesù il regno è un’altra cosa, e il potere che gli si addice e che offre è l’amore, rendendo testimonianza alla verità che è appunto l’Amore. Non rifiutiamo l’amore, e non chiamiamo amore ciò che invece è il nostro egoismo, o sono le nostre voglie! Ognuno dovrebbe dire: “l’amore che io nutro per te non è per me, per soddisfare me, ma per la tua felicità. Sono re non per dominare, ma per servire”. Poiché l’uomo è il figlio amato di Dio, gli è caro, gli appartiene. Amato, pensato, voluto, creato, accolto, fatto erede dei beni eterni, è essere di grandissima dignità, e di immenso valore è la sua vita.

La verità, ancora, è che la storia, questa storia, la mia e quella del mondo, è percorsa dall’amore, che contrastato, rifiutato, osteggiato, deriso, combattuto, alla fine sarà vincitore, perché Gesù è il Re. E il suo regno di amore, di giustizia e di pace si radica nei cuori che lo accolgono, conferendo pace, libertà e pienezza di vita. Lascia che l’amore di Dio, il regno di Dio, l’amore di Gesù si radichi nel tuo cuore e avrai pace, avrai libertà e avrai pienezza.

Gesù oggi ci chiede di lasciare che Lui diventi il nostro re. Un re che con la sua parola, il suo esempio e la sua vita immolata sulla croce ci ha salvato dalla morte, e indica – questo re – la strada a chi è smarrito, dà luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno. Non dimentichiamo che il regno di Gesù non è di questo mondo. Non possiamo seguire le logiche del mondo e dei suoi “re”, che fondano il loro potere sulla forza, l’arroganza, l’ambizione, la ricchezza, l’idolatria delle cose di cui si pavoneggiano. E di qui i nostri sbagli e i nostri peccati.

A Gesù, come proclama la seconda lettura, spettano davvero la gloria e la potenza nei secoli, l’adorazione e l’onore presso gli uomini. Egli è il principio, la fine e il fine, la ragione e la meta di tutte le cose in forza di questa verità che Egli non solo testimonia, ma addirittura è. A Gesù la nostra fiducia, amicizia, gratitudine e fedeltà. Amen.

 

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