lunedì 14 febbraio 2022

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

6° Domenica C – 13/02/2022 

Geremia 17,5-8   -  1Cor 15,12.16-20  -  Luca 6,17.20-26 

Chi avrebbe mai pensato che un’ esclamazione del genere, che adesso abbiamo udito uscire dalle labbra di Gesù, “guai a voi”, fosse una buona notizia. Eppure, quando un genitore, un educatore, uno che ha cuore il bene di un altro, gli si rivolge dicendo “guai a te se fai così, se dici questo, se ti comporti in tal modo ecc..”, dice una parola buona. Non è necessariamente una minaccia, anzi, proprio non lo è se lo ama. E’ un avvertimento serio ma amichevole, un ammonimento accorato, un richiamare premuroso l’attenzione perché non si faccia male, non gli accada qualcosa di spiacevole o pericoloso.

Così oggi la buona notizia che viene da Gesù contempla anche il “guai”. Nel riferire le beatitudini, quattro ammonimenti formulati con l’espressione “guai a voi” sono il negativo della fotografia di chi vuol essere discepolo suo. Chi intende diventarlo deve poi sviluppare il positivo. Ma sento di soffermarmi, per una volta, ad osservare il negativo di questa fotografia, dell’identità del buon discepolo di Gesù. Non per criticare, dire su, rimproverare o accusare. Io trovo questi negativi, illuminanti. Aprono gli occhi e, Dio ci dia il suo aiuto, orientano il cuore a non cadere nel tranello di chi vuol farci percorrere una via diversa da quella di Gesù.

Il primo guai è rivolto ai ricchi, non perché hanno molto. Ma la loro consolazione può essere solo l’attaccamento egoistico ai beni di cui sono prigionieri, e che procurano appunto tanti guai.

Questo guai scivola nel secondo: “guai a voi che siete sazi”, pieni di voi stessi. Non si tratta di avere più cose, più beni, ma essere pieni di se, pieni orgoglio, che mai diminuisce, cresce, s’innalza a dismisura.

Questa sazietà impedisce, poi, di cercare qualcosa di più nobile e bello, e quindi “guai a voi che ora ridete”, terzo guai; voi, che vivete nel vuoto, nella superficialità, nella stoltezza. A volte neanche il dolore e il pianto, possibile amara medicina, ci risvegliano, se siamo orgogliosi e accecati dalle cose.

Infine, “ guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi”, mette in guardia da voler apparire importanti e giusti, incensati e riveriti dagli altri, non di rado traendoli dalla nostra parte con l’ ipocrisia, la falsità. E così ci convinciamo, persino, di essere nel giusto.  

I guai segnalati da Gesù non sono minacce e hanno il sapore della profezia: se non stiamo con Lui finiremo …in grossi guai! E se rimaniamo in Lui, anche dai grossi guai possiamo venirne fuori.

Comunque vorremmo sempre sentirci dire “beati voi”, benedetti che confidate nel Signore e il Signore è la vostra fiducia, come augurano le parole della prima lettura. Se, invece, ci riconosciamo bisognosi di un “guai a voi”, maledetti, perché confidate nell’uomo e ponete la vostra sicurezza in voi stessi, ugualmente la benedizione Sua non ci viene negata

Non voglio travisare le parole di Gesù, ma mi piace pensare l’esclamazione di Gesù come un singolare Suo incoraggiamento, quasi trasformando il “guai” in un “dai” con cui ci sprona : “dai, voi che siete ricchi, non accontentatevi della consolazione del denaro”, “dai, voi che siete sazi, orgogliosi, c’è anche qualcos’altro di più grande, “dai, voi che ora prendete alla leggera la vita, ci sarà pur pianto e dolore, ma vi aiuteranno a maturare”, “dai, voi che comprate la lode e il favore degli uomini, cercate invece il Signore e il suo volto”. Ecco, voi tutti siete nella mia benedizione, dice il Signore. “Rallegratevi e d esultate”, nessuno di voi mi è lontano.

 

 

 

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