domenica 16 ottobre 2022

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

29° Domenica C – 16.10.2022 

Esodo 17,8-13  -  Lc 18,1-8 

“ Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Gesù osa una domanda altamente provocatoria e imbarazzante. Ed io oso, a mia volta, una risposta, direi, irriverente, quasi bestemmia: “Ma come faccio a conservare la fede davanti al tuo silenzio, Signore? Continuo a chiedere e non mi sento ascoltato. Sono in una lotta senza fine in questa esistenza, e tu dove sei? Sono solo e non ce la faccio. In me monta la rabbia, e l’ingiustizia attorno a me regna. Come posso conservare la mia fede? Se io mi lascio cadere le braccia, non credo più a niente e a nessuno, è solo colpa mia?”.

Non dobbiamo temere che sulle nostre labbra affiori un lamento, umanissimo, come questo. Anche a Gesù è sfuggito nell’ora della prova. La parola di Dio di questa domenica ci rassicura che nessun grido rimane inascoltato davanti a Dio. Ma abbiamo bisogno di essere sostenuti, aiutati, perché da soli facciamo fatica a sostenere il peso della vita, la lotta che comporta, pure della preghiera con la quale speriamo di incidere in essa. È esattamente quello che avviene a Mosè nel passo dell’Esodo che ascoltiamo: Mosè prega con le mani alzate al cielo mentre Giosuè combatte. È un’immagine della preghiera che deve scontrarsi con la vita e non può fuggire le sue lotte, anzi.

E non prendiamo paura della rabbia che può insidiare il nostro cuore. Quando non ci sentiamo ascoltati, ci arrabbiamo, perché un nostro bisogno, che consideriamo importante, non trova risposta. Forse per questo Gesù, commentando la parabola della vedova che chiede giustizia, ci invita a non stancarci, letteralmente a non incattivirci. Davanti al silenzio di Dio, quando ci sembra che la nostra preghiera non trovi risposta, possiamo sentirci frustrati, e questo genera rabbia, sentimento che forse anche questa povera donna provava.

La vedova è l’immagine della persona indifesa, colei che non ha nessuno su cui appoggiarsi. Dio è perciò l’unico in cui può confidare. E nella parabola raccontata da Gesù, insistendo presso quel giudice che non teme Dio e non ha riguardo per nessuno, quella donna, sola, cerca giustizia; giustizia significa che le cose vadano secondo la volontà di Dio, vadano come Dio le ha pensate. Questa vedova sta chiedendo che sia fatta la volontà di Dio!

Il tempo della paura, quando siamo nella prova, del nervosismo, il tempo dell’attesa nella richiesta legittima di esserne liberati, può essere riempito infatti solo dalla preghiera, che è affidare a Dio la battaglia senza smettere di combattere: fare tutto come se dipendesse da me, sapendo che tutto dipende da Dio! Espressione attribuita a Sant’Ignazio di Loyola. Egli può tardare  nel soccorrerci, ci fa attendere, non per sfinirci, ma per allargare, dilatare, per accrescere la nostra fiducia. Non sempre l’azione di Dio è visibile e forse mentre noi percepiamo solo il silenzio, Dio in realtà sta già operando. È vero, noi vogliamo essere ascoltati, è questo che ci preoccupa, su questo siamo concentrati, ma ritorniamo all’interrogativo che se dà fastidio a noi, non di meno angustia Gesù stesso: nell’attesa di avere e vedere la  risposta alla nostra preghiera, riusciremo a restare fedeli? Riusciremo a non incattivirci e a credere ancora che Dio non si dimentica di noi?

Sento per me quello che Paolo scriveva all’amico Timoteo:  “tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente”.

 

 

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