domenica 2 ottobre 2022

BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

27° Domenica 01.10.2022

Abacuc 1,2-3 – Luca 17,5-10

Il vangelo mette insieme due parole che non sembrano avere niente in comune: la richiesta della fede e la strana risposta di Gesù, come pure la poca comprensibile conclusione della parabola  dei “servi inutili”. Eppure non è così.

Credere in Dio non è facile, ma è ancora più difficile nel tempo della prova. Quando intorno a noi non cessa l’ingiustizia, i cattivi l’hanno vinta, quando i buoni sono messi da parte, è normale chiedersi dove sia Dio, perché non intervenga. Cerchiamo ogni giorno di credere, ma in queste circostanze ci capita di vacillare.

È il tempo nel quale non dobbiamo vergognarci di affrontare Dio, proprio come fa il profeta Abacuc nella prima lettura che abbiamo ascoltato, profeta che rivolge questo interrogativo al Signore: “Perché resti spettatore dell’oppressione?” Chiede conto a Dio del perché del male. E Dio risponde al profeta, invitandolo a credere. Lo attesta l’ultima riga:  “il giusto vivrà per la sua fede”.

La nostra vita è un cammino per arrivare a credere. Ci sono molte occasioni di prova, momenti in cui possiamo sentirci persi, conosciamo la paura di non farcela, e temiamo che Dio ci abbia abbandonati. Il Salmo che abbiamo proclamato in risposta alla Parola  ricorda che possiamo anche ritrovarci a dir su a Dio, a mormorare contro Dio come ha fatto il popolo d’Israele nel deserto per la mancanza d’acqua a Massa e Meriba. 

In una siffatta  situazione, facciamo nostra la richiesta che i discepoli rivolgono a Gesù: “accresci la nostra fede”. Accresci, Signore, la nostra fede quando ci viene voglia di mollare, quando non riusciamo più a sperare, quando i violenti sembrano vincere sempre, quando Tu sembri assente… Ci chiediamo nel tempo della prova  quale rapporto abbiamo con Dio: se siamo capricciosi come bambini, che vogliono tutto e subito, se siamo un po’adolescenti irrequieti, se siamo persone che non si aspettano più niente! In questo caso, al di là di quello che sembra, possiamo essere proprio persone di fede.

Sì, è paradossale, ma è proprio così. Lungi dall’essere delusione, attendersi più niente è fede : siamo servi senza utili, inutili! Viviamo la gratuità di essere buoni, di fare il nostro dovere, quello che è il nostro compito senza aspettarci riconoscimenti di sorta. Come accenna Gesù nella conclusione della breve parabola. “Abbiamo fatto quello che dovevamo fare, siamo servi inutili. Io ho fatto quello che dovevo fare, non mi attendo niente, non mi spetta niente”. Vivere, servire, amare gratuitamente, inutilmente, è fede. Perché? Ecco qui la soluzione della contraddizione: fede è non attendersi niente da Dio, sapendo che da Dio avremo tutto quello che ci serve, il che è certezza, appunto, di fede! Signore, so che tu farai…, non mi aspetto niente, ma umilmente mi fido di te! Forse è questo il granello di senape che ci permette di spostare le montagne! Signore, dacci tanti granelli di fede!

 

 

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