BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
33° Domenica C – 13/11/2022
Luca 21,5-19
E’ fuor di dubbio che stanno capitando eventi che ci sono motivo di ansia, di aura, di angoscia. Sia a livello personale e familiare, sia a livello più vasto, globale: la malattia, la pandemia, la morte, il fallimento, la guerra, le calamità naturali, i terremoti. Abbiamo l’impressione di essere giunti alla fine, alla fine del mondo; ma ciò che temiamo è di essere giunti alla fine di noi stessi, preoccupati per noi stessi. Non offendiamoci, ma quando siamo in tempi di crisi, come lasciano trapelare le parole e gli avvertimenti di Gesù ai suoi, possiamo scoprirci paurosi ed egoisti nel tentare di venirne fuori, nel tagliare la corda, nel cercare sicurezza per noi. Nelle situazioni difficili, le persone dimenticano il bene comune e cominciano a calcolare come salvaguardare i propri interessi. Si salvi può! Nei periodi di crisi è difficile trovare anche una politica che si preoccupi del bene comune.
Oggi il parlare di Gesù è un linguaggio tipico della Bibbia detto apocalittico, cioè rivelativo, vale a dire che gli eventi o momenti tragici, dolorosi, brutti, dell’esistenza, rivelano, mostrano chi siamo veramente, quale sia il nostro cuore, come e per cosa viviamo, e il senso, la meta della nostra vita. Le parole Gesù appaiono contrastanti: la prima annuncia una serie di eventi paurosi: catastrofi, guerre, carestie, sommosse e persecuzioni; l’altra è rassicurante: “Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”. Dapprima uno sguardo fin troppo realistico sulla storia, segnata da traumi di vario genere che feriscono l’umanità, il creato, nostra casa comune, la stessa comunità cristiana. Pensiamo a tante guerre di oggi, a tante calamità di oggi. La seconda parola è una forte rassicurazione di Gesù che ci dice l’atteggiamento che deve assumere il cristiano nel vivere questa storia, caratterizzata da violenza e avversità.
E quale deve essere l’atteggiamento nostro di cristiani?
Quello, innanzitutto, di non lasciarci appesantire l’animo quando vediamo che le cose belle, come le belle pietre del tempio, a cui fa cenno Gesù, non reggono più, e crollano anche i più bei progetti. E poi l’atteggiamento della speranza in Dio, che consente di non lasciarsi abbattere dai tragici eventi. Anzi, questi sono “occasione di dare testimonianza”. Non possiamo restare prigionieri di delusioni, paure e angosce; siamo chiamati invece, in questa storia, ad arginare la forza distruttrice del male, con la certezza che ad accompagnarci nel bene che contrasta il male, c’è sempre la tenerezza del Signore e la forza che viene da Lui. Questo è il segno che il Regno di Dio è in mezzo a noi, si sta avvicinando, non la distruzione, ma la realizzazione del mondo come Dio lo vuole.Viviamo in modo giusto il tempo dell’attesa, perché tale è la nostra esistenza, attesa del Signore, come tempo della testimonianza e della perseveranza. Le parole che oggi ascoltiamo sono un invito al discernimento, questa virtù cristiana di capire dove è lo spirito del Signore e dove è il cattivo spirito. Anche oggi, infatti, ci sono falsi “salvatori”, che tentano di sostituirsi a Gesù: leader di questo mondo, santoni, stregoni, personaggi che vogliono attirare a sé le menti e i cuori, specialmente dei più fragili; con messaggi postati sui social che inquietano e paralizzano. Gesù ci mette in guardia: “Non lasciatevi ingannare. Non andate dietro a loro!”.
Alla fine, Gesù fa una promessa, garanzia di vittoria: “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. Queste parole sono un richiamo alla speranza e alla pazienza. Le avversità che incontriamo per la nostra fede e la nostra adesione al Vangelo sono occasioni di testimonianza; non devono allontanarci dal Signore, che domenica prossima celebreremo quale Re della storia e dell’universo intero, ma spingerci ad abbandonarci ancora di più a Lui, alla forza del suo Spirito e della sua grazia.
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