BRICIOLE di PAROLA ...nell'omelia
2° Domenica Avvento A – 04/12/2016
Matteo 3,1-12
“Andiamo con gioia incontro al Signore!”. Era l’invito della scorsa domenica, inizio di un nuovo cammino verso di Lui. Che cosa sia o comporti questo cammino, ce lo grida oggi Giovanni il Battista, nel deserto, non solo luogo significativo che ricordava ai suoi ascoltatori la storia da cui provenivano, quella liberazione e quel cammino verso la terra promessa, ma anche “deserto” che ci richiama al nostro cuore, spesso simile, come recita il salmo 43, “terra deserta, arida, senz’acqua”.
Noi tutti ci portiamo dentro un desiderio più o meno forte di voltare pagina, riconoscendo che qualcosa che non sta funzionando nella nostra vita. Giovanni ci viene incontro, ci viene addosso, vista la violenza con cui ci grida: “Convertitevi!”. La conversione è un radicale cambiamento del nostro modo di pensare e di agire, di conseguenza. Con il suo atteggiamento, con il suo modo di vivere, con il suo look persino, Giovanni ricorda il profeta Elia, geloso difensore dei diritti di Dio, mostra e ordina una decisione radicale e rivoluzionaria. Magari noi non arriviamo a tanto, ma la necessità di un cambiamento, di una conversione, rimane.
Ma più che la necessità di cambiare, che a volte viene negata o baipassata trovando degli escamotages per tirare avanti , ciò che conta e davvero ci può muovere è la motivazione che portiamo dentro. Potremmo dire: ma insomma, perché devo ascoltare e seguire il vangelo? Perché conversione?
Riascoltando le parole forti di Giovanni, ho colto due motivazioni. Non so ugualmente valide. Anzi. Una proprio non lo è, non è una buona notizia: “Razza di vipere”, e qui ci rinfaccia come noi, associandoci a farisei e sadducei, persone religiose e di potere, avveleniamo la vita; “la scure è posta alla radice dell’albero”, e saremo tagliati fuori. Questa motivazione: convertirci, cambiare, se mai ci si riesce, per evitare il peggio, non è evangelica, e alla lunga non dura.
La motivazione forte, convincente, invece, è per accogliere finalmente il bene che viene a noi: “convertitevi perché viene il regno dei cieli, Dio è vicino. Non perdete questa occasione”. Convertitevi per Dio, cioè fatelo per amore e non per paura, per timore di andare all’inferno, potremmo dire. Sì, le cose, i propositi, le decisioni, se mai vengono prese, motivate dalla paura, non reggono. Come minimo portano alle apparenze, al essere farisei falsi, o comunque illusi del nostro potere. Ciò che ti fa volare o cambiare vita non è semplicemente il voler schivare il male, ma il volere compiere il bene.
Ma come si fa a compiere il bene? Ecco l’altra risposta che ci viene dalle parole del battista: “non contentatevi di un battesimo di acqua”, di immergervi nell’acqua come segno di pentimento, di purificazione esteriore o di penitenza; non fermatevi a questi atteggiamenti e gesti buoni, ma insufficienti per cambiare le cose e soprattutto il cuore. Non pensate di ritenervi a posto perché all’anagrafe siete cristiani, dice a noi. Ci vuole il battesimo “in Spirito Santo e fuoco”, cioè l’accoglienza vera e l’immersione in Gesù. Allora ci sarà la nostra conversione, le cose cambieranno, perché cambia il cuore con cui le si vive. Quelle impossibili, l’utopia descritta nelle parole del profeta Isaia (11,1-10) sono un sogno ad un passo dalla realtà. Questa viene a noi, e si chiama Gesù! Signore, re di giustizia e di pace!
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