BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
6° Domenica
A – 12.02.2023
Matteo 5,17-37
Noi siamo sale della terra e luce del mondo! Così Gesù ci ha ricordato, domenica scorsa.
A noi la responsabilità di rimanere sapidi, sale buono, efficace nel suo servizio, e luce che non si nasconde, non per farci belli, ma per rendere gloria Dio, cioè far conoscere a tutti il Suo amore, e che tutti ne godano.
Oggi la parola del Vangelo scende nel dettaglio di questa azione benefica da portare nel mondo. Non dimenticando che “Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà” (Siracide 15,17).
Poiché la nostra esistenza è fatta di relazioni, di incontro con le realtà con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, di incontro con gli altri nostri simili, di incontro con Dio, che avviene se non rifuggiamo dai precedenti, siamo chiamati a fare delle scelte. Essere sale della terra e luce del mondo, essere fedeli a quello che siamo, alla nostra identità, significa mettere in pratica la Parola che oggi ci viene rivolta con scelte controcorrente; con scelte che vanno in direzione opposta a quella a cui ci spinge, ci costringe, il mondo.
Cosa comporta una scelta controcorrente? Certamente non adeguarsi alla mentalità pagana che misconosce la dignità della vita, l’onore che va dato al prossimo, il rispetto delle persone. Stando a rilevazioni precise di Gesù su comportamenti che qualificano l’essere umano, il mondo, con la sua sapienza, ci indirizza a scelte di rabbia, di insulto e violenza; ad atteggiamenti che vedono nell’altro, donna o uomo, un oggetto di cui impossessarsi, rompendo quel rapporto di alleanza che fa presente Dio stesso; a comportamenti di doppiezza, amara furbizia, che ingannano gli altri.
A cominciare dagli atteggiamenti più elementari, si va controcorrente quando ci si fa attenti al nostro parlare, alle parole con cui ci rivolgiamo agli altri anche in momenti di tensione; quando, mostrando falsità di chi non si assume la responsabilità di ciò che ha detto, non si minimizza: “che cosa vuoi che sia quello che ti ho detto; il titolo che ti ho dato, che ti ho gridato, forse te lo sei anche meritato, mi hai provocato, mi è scappato in momento di ira”; si va controcorrente quando non si infarcisce più il nostro linguaggio con un lessico diventato purtroppo familiare, nel senso che le parolacce ce le diciamo persino in famiglia. Si va controcorrente quando educhiamo, poi, il nostro sguardo, il nostro pensiero, a non farci padroni degli altri e dei loro sentimenti; quando siamo limpidi nel nostro dire, senza falsità alcuna, senza ricercare il proprio interesse, magari recando danno ad altri.
E non riteniamoci a posto nei riguardi di Dio, perché osserviamo esteriormente le cose che definiamo oneste e cristiane, esemplari esecutori di comportamenti di facciata, appunto per farci vedere o per vantare crediti davanti a Lui, disprezzando gli altri. “Se la vostra giustizia, la vostra santità non supererà quella degli scribi e farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. Impossibile fare meglio di costoro!
Piuttosto, quel “mai io vi dico” di Gesù non è un disprezzare o un abolire l’insegnamento della Legge; è, invece, uno sprone ad andare non in meglio nell’eseguire quanto prescritto, ma in profondità, cioè nel cuore, con il cuore; in quella stanza segreta, dirà Gesù tra qualche giorno, Mercoledì delle ceneri, inizio Quaresima, dove solo Dio vede ed entra, e solo da lì, dal cuore abitato da Lui, esce la parola buona, lo sguardo bello, la fedeltà vera, la sincerità che ama. Carissimi, non abbiate paura, fate come potete, “ma io vi dico” che Dio in voi può fare, e farà, molto di più!
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