lunedì 4 dicembre 2023

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

Avvento B – 01.12.2023

Isaia 63,16-17; 64,2-7 - Marco13,33-37

E’ Avvento! Attesa di un incontro già avvenuto, mai smesso; la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo, scrive Paolo nella seconda lettura, che viene a porre fine al male e soprattutto a dare pienezza di vita. Questa pienezza di vita è frutto di un incontro tra un tu e un noi; un tu che ci ama e un noi incapaci di corrispondervi. Lo rivela, nella prima lettura, la preghiera del profeta Isaia. Da soli siamo avvizziti come foglie, le nostre cattiverie ci hanno portato via. Possiamo dire che siamo anche avviliti perché le sperimentiamo continuamente ovunque, nel mondo, in casa, in famiglia, nelle relazioni. In balia di esse non riusciamo neanche ad invocare il nome del Signore. Così siamo noi! Ma c’è il Tu che ci dà speranza, soccorso, salvezza. Se noi siamo da buttare, per Lui, Dio, invece, siamo come argilla, da plasmare docile, nelle sue mani per opere stupende e di grandissimo valore.

Non rassegniamoci alle nostre miserie, né possiamo addormentarci. Ecco l’invito di Gesù, nelle parole del vangelo che aprono a questo incontro: “Fate attenzione. Vegliate!”. Attendere non è rimandare, ma tendere a, muoverci, camminare, andare incontro a Colui che già si è mosso verso di noi per amore. Andiamo! Non vogliamo più perdere tempo e occasione per accogliere il Signore, nostro padre, nostro redentore, perché si realizzi la supplica che la Parola ascoltata ci mette sulle labbra: “Se tu  squarciassi i cieli e scendessi”.

Non basta non addormentarci. “Vegliate”, significa: non state con le mani in mano, o rigiratevi nel letto delle vostre pene. Ma prendetevi cura della casa che vi è stata affidata dal padrone, con un compito preciso per tutti e per ognuno; Cos’è questa casa e cos’è questo compito? La casa non sono i muri dell’ abitazione, non sono gli ambienti fisici in cui stiamo. “Casa” è l’insieme delle relazioni, il luogo della compagnia, della comunione, dell’armonia, e purtroppo a volte anche della divisione e dello scontro. Nel qual caso non siamo tanto vigilanti!

Tra i compiti precisi che lì siamo chiamati a svolgere, il Signore, il padrone della casa, me ne affida tre: consolazione, corresponsabilità, formazione: Potremmo tradurli così: vegliare nella casa significa voler bene, fare il bene, insegnare il bene! Consolare, voler bene ai più fragili,  a chi è solo, ammalati, persone anziane o in difficoltà; assumersi e condividere le responsabilità nel fare il bene, portare il peso della famiglia e del lavoro, delle varie incombenze della vita comune; formare al bene i più giovani, i ragazzi, con l’esempio, la parola buona e saggia. Questo bene, per noi credenti, è Gesù. La nostra casa è pure la comunità, l’unità pastorale di cui siamo parte, ed è significativo che stasera ci troviamo tutti insieme a prenderne atto, a dire il nostro servizio e impegno nello svolgere questo triplice compito, a riconoscere il mandato che il Signore ci dà e ad invocare il Suo aiuto, tutti noi che, dice Isaia, siamo opera delle Sue mani.

Vegliate! Ma in piedi, non rimanendo sdraiati, passivi, pigri. Non solo per non essere ripresi dal sonno dopo una breve veglia. “In piedi”, perché risorti, più vivi che mai. E’la condizione in cui ci pone e ci vuole Colui che viene, e già è qui nella comunione che tutti ci unisce.

 

 

 

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