lunedì 18 dicembre 2023

BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

3° Avvento B – 17.12.2023

Isaia 61,1-2.10-11  - 1Tess 5,16-24  - Giovanni 6-8.19-28

L’abbiamo già incontrato domenica scorsa; nel deserto gridava “preparate la via  del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. E accompagnava la sua predicazione con uno stile di vita che possiamo dire alternativa alla mentalità del mondo: senza dimora, vestito di pelli di cammello, cibo povero.

Questa stravaganza che da un parte lo emarginava dal mondo e dall’altra attirava le folle, oltre che le critiche dei benpensanti o di quelli che si ritenevano giusti, questa stravaganza veniva da una forza inarrestabile: “Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri”. Saranno le parole con cui Gesù, un giorno, presenterà se stesso nella sinagoga di Nazareth, all’inizio della sua pubblica predicazione. Ma non sono meno vere, anche se con una dimensione diversa, in Giovanni. Del resto era suo cugino, e qualcosa di familiare ci poteva anche stare, no?

Ecco, ciò che determinante nel messaggero, nel servo che attende al compito che ha ricevuto nella vita, è questa presenza e azione dello Suo Spirito che illumina, guida, sostiene il suo servizio, la sua testimonianza. E la connota di due caratteristiche che emergono dalla liturgia e dalla parola di questa domenica.

 La prima. “Io gioisco pienamente nel Signore”, riporta Isaia, “perché”, traducendo le parole del profeta, “ mi ha amato, circondato di attenzione e di onore, ha portato in me la sua volontà di bene”. “E la mia anima esulta nel mio Dio”, il ritornello nella nostra risposta poco fa, che riportava il cantico di Maria. La gioia è la prima caratteristica di chi accoglie ciò che il Signore fa; è l’invito, il tono di chi ne annuncia la venuta.

Così Paolo nel suo scritto: “Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, ogni cosa rendete grazie”. E lo Spirito ci aiuta a vegliare e vagliare ogni cosa, cioè a valorizzare quanto vi è di buono tra noi, e un animo contento lo sa fare, e a non cedere, invece,  ad “ogni specie di male”.

La raccomandazione di provvedere a questa attesa chiama a “dare testimonianza alla luce”, servizio e missione di Giovanni, ma anche di ogni messaggero di Dio. Dare testimonianza che viene ed è in mezzo a noi il Signore, non vuol dire avere soluzioni e dare risposte a tutto, ma suscitare domande, provocare una certa inquietudine in chi ci vede o ci sente, mettere una sana curiosità in loro. Come mai agisci così? Perché dici queste cose? Come mai quella persona si comporta in quel modo? Perché quella pazienza, quella generosità, quella fedeltà, quell’impegno per la giustizia, quella capacità di perdono, ecc…Come mai?

Ognuno sarà guidato a cercare, trovare, incontrare la risposta soprattutto dalla gioia con cui daremo l’annuncio che il Signore, è nella nostra vita, è la nostra vita, la nostra missione, come lo era per Giovanni, la “voce” della Parola che mette a tacere le nostre chiacchere o povere parole.

A fronte di giorni di facili emozioni, belle, di incontri, speriamo sinceri, ma anche di superficialità e di consumismo, purtroppo, riusciremo ancora noi a dire che è Natale perché nasce ed è in mezzo a noi Colui che è la nostra salvezza, senso e gioia della nostra vita?

 

 

Nessun commento:

Posta un commento