BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
5° Domenica B – 04.02.2024
Giobbe 7,1-7 - Marco 1,29-39
Un avverbio di tempo, un’indicazione di urgenza, ci dice quanto sia insistente il presentarsi di questo nuovo Regno di Dio. E’ vicino, diceva Gesù qualche domenica fa, anzi è già qui, poiché Egli è il Regno, e non può attendere dal manifestarsi. E quindi “subito” diventa la parola con cui viene a noi. Due settimane fa il vangelo ci faceva conoscere che Gesù aveva chiamato subito i primi pescatori ed essi l’avevano subito seguito. Anche noi non possiamo rimandare: “adesso non posso, aspetta, dopo, più tardi, prima ho dell’altro…”. Quante volte noi perdiamo, lasciamo cadere l’invito, ignoriamo l’occasione propizia per far del bene, per seguire Gesù e gli insegnamenti suoi. E invece Gesù, ci racconta Marco che descrive la giornata del Maestro, non indugia mai, e raggiunge tutti gli spazi, i luoghi, e i cuori che lì vi risiedono; spazi ufficiali, come la sinagoga, spazi familiari, come la casa dove abitiamo, spazi dove la gente più diversa si può ritrovare…
Così, racconta Marco, Gesù andò subito nella casa di Simone e Andrea. Non avrà, probabilmente, neanche chiesto di essere invitato. Ci è andato e basta. Ha lasciato prontamente la sinagoga e va in questa casa. Gesù arriva nella nostra vita senza preavviso. Non entra con violenza, non abbatte la porta, rispetta libertà e privacy, ma viene decisamente. A noi il non dirgli: “ma no, aspetta, devo avvisare, non sono pronto, è tutto disordine o non sono degno, …Ci sarà una circostanza in cui Gesù apprezza di sentire dire “non sono degno, non venire”, e sarà l’occasione per un complimento, ma solitamente Gesù non chiede referenze. Viene in casa nostra, subito. Approccia la nostra esistenza. E che vi trova? Cosa può mai incontrarvi? Alla sinagoga aveva trovato un uomo posseduto da uno spirito impuro, nella nostra famiglia trova chi è ferito o ammalato, come la suocera di Pietro.
Al subito di Gesù segue il “subito gli parlarono di lei” perché in quella casa c’è una particolare situazione, una persona che soffre, è ammalata, schiantata dalla febbre che non la lascia. Gliene parlano dopo che Gesù ha deciso di entrare in quella casa, forse in disordine visto che colei che poteva badarvi ne era impedita. Quella casa in disordine somiglia forse a quello che c’è nelle nostre case o nella nostra vita, situazioni o momenti in cui ci sentiamo ammalati, facciamo fatica a reagire, tutto è sottosopra. Come avviene con la suocera di Simone, anche nei nostri confronti, quando siamo malati e bloccati, Gesù si avvicina senza alcun imbarazzo, ci fa alzare dalle nostre situazioni di morte prendendoci per mano. Sì, è Gesù che arriva, prende per mano, guarisce, ma ha certamente con gioia accordato la sua attenzione alla donna che era a letto ammalata. Chissà cosa gli avranno raccontato di lei! Della suocera! Non penso si siano lamentati o l’abbiano fatta oggetto di commenti poco benevoli e poco veri, cosa che a volte capita quando, più o meno scherzosamente, ci si riferisce alle suocere. Penso, invece, che Gesù si sia sentito spinto, se ce n’era bisogno, a fare qualcosa per quella povera donna, e lasciare un segno del regno anche in questa casa. Era una persona ferita, debilitata nel fisico e forse anche nello spirito. Gesù la rialza prendendola per mano. Bellissimo gesto di guarigione!
Poi la giornata di Gesù continua, in altre opere buone, nella preghiera, che sarà il sostegno di tutta la sua missione. Oggi faccia bene a noi questa prontezza Sua di andare e di agire “subito”, porti bene ad altri la prontezza nostra di accoglierlo altrettanto “subito”, di parlargli con confidenza di ciò o di chi ci sta a cuore. Ci sorprenderà, “subito”!
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