BRICIOLE di PAROLA... nell'omelia
1° Quaresima B – 18.02.2024
Genesi 9,8-15 - 1Pietro 3,18-22 - Marco 1,12-15
Spinte, spintarelle, spintoni…la vita va avanti così, o così è pure ostacolata. Anche Gesù è entrato nei suoi quaranta giorni assecondando lo Spirito che lo ha sospinto nel deserto. A dire il vero lo ha spinto in modo deciso, perché Dio è deciso nella sua azione e lascia alla creatura la libertà di assecondarlo. Cosi avviene per Gesù che accoglie il movimento interiore dello Spirito che l’abita. Ha appena avuto la testimonianza di questo dono nel Battesimo al Giordano. Perché il deserto?
Dal linguaggio biblico, il deserto è un luogo fortemente simbolico, non solo come immagine, ma anche come momento fondamentale della vita. E’ il luogo dove vengono meno i punti di riferimento, e il deserto rappresenta la solitudine. È il luogo in cui emergono le paure, le incertezze, timori, e pure impazienti speranze che, prima o poi, finisca quel deserto. Il deserto è un’immagine di quelle situazioni della nostra vita dove siamo messi nella condizione di guardarci dentro.
Venendo all’esperienza fatta da Israele in cammino verso una libertà non ancora raggiunta del tutto dopo l’uscita dall’Egitto, nel deserto lo stesso popolo fa un’esperienza profonda, sì, del proprio peccato, della propria cocciutaggine, del rimpianto persino della schiavitù, e dell’infedeltà, ma è anche nel deserto che si accorge di come Dio sia la sua sola forza. Lungo il cammino nel deserto Israele riceve da Dio la legge, fondamento dell’alleanza. Questo ci porta a capire che molte volte le situazioni che sembrano solo disperate e spaventose, possono costituire invece il luogo ove si può costruire una profonda relazione con Dio, un tempo di purificazione della nostra interiorità. Quanto dura questo deserto? Una vita! Quaranta è un numero che indica una vita. Come a dire che l’esperienza della prova appartiene alla vita intera. È tutta la nostra vita che attraversa momenti di deserto.
Nei suoi quaranta giorni Gesù ha vissuto l’esperienza di Israele, e pure la nostra che appunto dura tutta la vita. Ha conosciuto la tentazione, quella di essere stornato dal compiere la volontà del Padre che nel deserto cominciava a manifestarsi sempre più, dal seguire la Parola che gliela indicava. Tentazione come prova per crescere, maturare, offrire la sua obbedienza al Padre. Così dovremmo affrontare le nostre tentazioni, inevitabili; affrontarle, non fuggirle, almeno quelle che vengono da sé; affrontarle non per accontentare noi stessi, le nostre voglie, o ambizioni, i nostri progetti secondo la nostra mentalità, non cercando un compromesso, un accomodamento. No, non temerle, ma affrontarle per vincerle, per dire di sì a quell’alleanza tra cielo e terra la cui immagine è nell’arco sulle nubi di cui parlava la prima lettura. Possiamo vincerle, perché il cielo si piega e bacia la terra. Questo avviene con Gesù.
Come stiamo nel deserto? Come vi stava Gesù? Nel deserto Gesù “stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”. E’ la descrizione del paradiso terrestre! Sì, la vita, questo deserto, può essere, con Gesù, un angolo del paradiso che non è andato perduto, e che un giorno ci sarà dato fiorito in pienezza. E’ possibile pace fra cielo e terra, fra le tensioni che vengono dal nostro essere legati alla terra e dal nostro essere aspiranti o mendicanti del cielo. Anche se queste tensioni rimangono, sono la realtà del deserto della vita, non dimentichiamo che siamo appena entrati nella quaresima e il nostro cuore è già rivolto alla gioia pasquale (come esorta la preghiera della chiesa); e agli acri odori di morte che nel deserto non mancano, sopravanzano i profumi di Pasqua, gesti di misericordia e di pace, veri passi di conversione.
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