BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
Seconda Domenica di Pasqua
o della Divina Misericordia - 16.04.2023
Giovanni 20,19-31
Porte chiuse e ferite aperte: illuminanti particolari sul venire di Gesù Risorto e del Suo stare in mezzo ai suoi.
“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».” Prima di considerare la sorpresa e il dono – pace a voi – ci fermiamo davanti alle porte chiuse. Non sono una novità; per varie ragioni a volte sono sprangate, e poi c’è pure quella benedetta privacy da salvare. Ci chiediamo: che cosa ci sarà mai dietro le porte chiuse di quel luogo, presumibilmente il Cenacolo, dove qualche sera prima era avvenuta una cena di amicizia e di intimità che, pensavano, nulla avrebbe mai scalzato? La paura, senz’altro, il timore di fare la stessa fine del Maestro. Forse anche il rimorso di averlo abbandonato, tradito, la vergogna di essere fuggiti, il pesante senso di colpa, la rassegnazione o disperazione per avere fallito. Insomma, varie ragioni, da motivi di sicurezza alla vergogna di essere fuggiti.
Cosa mai nascondiamo noi? Sì dietro alle porte chiuse di casa nostra, o meglio dietro al cuore chiuso ci può stare la nostra difesa, il nostro egoismo, l’evitare di avere rotture di sorta, il voler fuggire le nostre responsabilità, il timore di ciò che ci aspetta o di quello che non ci aspettiamo. Dietro le porte chiuse, ci sta la nostra miseria in cui siamo sepolti! Mentre il Signore e Maestro nostro esce dalla tomba, e viene, entra nella nostra non fermato da queste resistenze. Noi non abbiamo neanche il coraggio, se venisse bussando, di aprirgli, e Lui non ci fa violenza entrando, invece, in modo imprevedibile e inarrestabile nella nostra vita. Viene portando subito la pace, e facendo di noi dei risorti con Lui con il soffio del Suo Spirito.
Quel “stette in mezzo a loro” è rivelatore, poi, di un particolate atteggiamento di risorti che Egli si attende. Gesù aveva già precisato “io sto in mezzo a voi come colui che serve”, Lui che ha sempre messo al centro, in mezzo, i poveri, i piccoli, i bisognosi…Ora Egli è al centro, in mezzo, non solo perché è il Maestro, ma perché è Lui il bisognoso; bisognoso della nostra attenzione, della nostra fede, del nostro amore e riconoscenza: “guardate, vedete come quanto vi ho amato…amatemi”.
Così, alle porte chiuse Gesù risponde con le proprie ferite aperte, bisognose di essere riconosciute e accolte. In modo particolare lo fa con Tommaso che osa protestare la propria incredulità davanti a quello che gli amici gli raccontano. «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Sono le ferite aperte della Sua passione che Gesù invita Tommaso a toccare con decisione. Egli aveva toccato le ferite di tanti nel corso della sua missione, e li aveva sanati. Ma adesso è Lui che chiede di essere toccato per offrire una guarigione particolare, dall’incredulità alla fede. Ebbene che cosa si vede e si tocca in una ferita aperta, in una lacerazione profonda? Forse un’infezione che può nascondere, il pus che può essersi formato…
No, in quelle ferite aperte di Gesù, no! Si vede e si tocca l’amore di Dio, che ha dato il suo Figlio per noi; l’amore di Gesù che è morto per noi. Quella cattiveria che le ha inferte, ha, invece, aperto un varco perché da quel fianco in special modo fluisse abbondante la Misericordia di Dio sulle nostre miserie. Non temiamo, quindi di avvicinarci ad esse, per vedere e toccare. Se lo facciamo, anche dalle nostre ferite, e nessuno ne è senza, uscirà non rabbia, risentimento, maledizione, ma, al contrario, contagiati da Gesù, il Suo stesso amore la Sua stessa pace e benedizione, e saremo in grado di rimettere i peccati, come dice un’espressione del vangelo, cioè di vincere il male, di sanare quanti sono preda della morte. Di vivere da risorti e portare risurrezione nel nostro mondo.
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