domenica 7 luglio 2024

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

14° Domenica B – 07/07/2024

Ezechiele 2,2-5    -   Marco 6,1-6

Gesù non ha conosciuto solamente l’avversione di scribi e farisei, ma dai suoi compaesani di Nazareth è venuta l’incomprensione malevole nel suoi confronti. “da dove gli vengono queste cose? La sapienza, i prodigi…Non è costui il falegname, i figlio di Maria? I suoi non stanno qui tra noi? Sappiamo bene chi è”. Pur stupiti per le cose che udivano e vedevano, incorrevano in quell’atteggiamento che spesso capita a noi, quello di etichettare le persone, di pretendere di conoscerle, e di giudicare con superficialità. A volte, addirittura, ci muovono sentimenti ancor meno nobili, come l’invidia, o la voglia di strumentalizzare le persone, di frequentarle a nostro egoistico vantaggio. Sì, Classifichiamo le persone, le incaselliamo, con l’illusione di poterle gestire meglio: un atteggiamento, a volte, una forma di violenza

Questa tendenza a mettere etichette e classificare le persone, giudicandole, l’abbiamo anche con Dio, con Gesù. E’ tanto tempo che lo conosciamo, ce ne hanno parlato tanto, lo frequentiamo, … Siamo familiari, più o meno abitualmente ci capita di trattare con Lui…Eccoci anche oggi. Pensiamo di conoscerlo, lo diamo per scontato.  Sappiamo oramai cosa ci dice, come la pensa…E stiamo dietro a Gesù con una fede stanca, ripetitiva, abitudinaria, senza il gusto di cercare, di approfondire, di penetrare il mistero che Egli è, la ricchezza che Egli è, la verità che Egli è e che desidera rivelare a noi; con tanta incredulità pure noi. Se ci avvicinassimo a Dio con onestà e desiderio, si accorgeremo di non conoscerlo mai abbastanza: Dio è una sorpresa continua. E ci accorgeremo pure di non amarlo abbastanza, se conoscessimo il Suo amore per noi.

In questo momento in cui Gesù fa ritorno a casa, al suo paese, i legami familiari da tutti conosciuti, diventano un ostacolo alla comprensione della sua persona, del mistero che nasconde e che rivela. Mi viene da pensare che questo può succedere anche dentro le nostre famiglie. Dei più intimi, della sposa, dello sposo, dei figli, come degli amici, ci facciamo un’idea dalla quale facciamo fatica a ricrederci, e così perdiamo la ricchezza di cui sono portatori. Pensate: se gli abitanti di Nazareth, avessero davvero aperto il cuore e le menti al loro compaesano Gesù, sarebbero stati i primi a fare esperienza della presenza di Dio tra di loro. No, non vogliamo che i nostri legami familiari, non sempre semplici e facili per la sicurezza implacabile nell’etichettare e giudicare le persone, ci privino di conoscere e avvalorarci del mistero che è in ognuno. I familiari di Gesù, e non solo, avrebbero potuto dire in questo figlio del falegname, in questo fratello e compaesano nostro, Dio è venuto a visitarci. Vorremmo poterlo dire, sorpresi perché l’amiamo e lo accogliamo con il cuore, di ognuno dei nostri cari.

“Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”. Merita un’attenzione la reazione di Gesù all’incomprensione e ignoranza che ha incontrato. Se prima i concittadini erano stupiti di Lui per quello che diceva e faceva, ore è Lui che si stupisce della loro incredulità che è durezza di cuore. Così continua altrove la sua missione facendo propria la parola di Dio udita nella prima lettura. “Ascoltino o non ascoltino, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro”. Gesù se ne va e per gli abitanti di Nazareth è una familiarità buttata. Speriamo di raccoglierla noi.

 

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