BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
13° Domenica B – 30.06.2024
Sapienza 1,13-15; 2,23-24 - Marco 5,21-43
Davvero un buona notizia ci vene data oggi dalla Parola del Signore, un autentico vangelo: il nostro Dio non ha creato la morte. Così si apre la prima lettura e pure apre il nostro cuore spesso angosciato per questa oscura sorte che tutti ci tocca. Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, ancora. Le creature fatte a sua immagine, dice sempre la prima lettura, sono portatrici di salvezza, cioè in favore della vita, in tutte le sue belle espressioni, dal creato, all’universo intero, all’umanità stessa. Quindi una buona notizia quella di Dio che non ha creato la morte ma è dalla parte della vita, che ci coinvolge come destinatari e beneficiari, ma anche promotori e custodi della stessa. Non neghiamo però la realtà in cui è entrata la morte per l’invidia del diavolo, ed è incentivata, possiamo dire, per la nostra adesione al peccato, al rifiuto di Dio.
A confermare che questi è il nostro Dio, correggendo forse un’idea errata e per nulla rispettosa di Lui, cioè un Dio che non si interessa di noi, peggio che ci castiga, ci pensa Gesù con la Sua parola e con i gesti di misericordia e salvezza che opera. Oggi il Vangelo ci mette a conoscenza di due prodigi in favore della vita, due prodigi che sconfiggono il male che si manifesta, prima, nella malattia della donna che aveva perdite di sangue e da cui, nonostante medici e cure, rimaneva afflitta da dodici anni; non solo il suo fisico deperiva, ma la condizione in cui si trovava, secondo la mentalità e le leggi del tempo, la escludeva totalmente dalla vita sociale e comunitaria, e persino religiosa; era condannata alla morte sociale. L’altra manifestazione del male era proprio la morte fisica della figlioletta di dodici anni per la quale il padre disperato si era rivolto a Gesù.
Abbiamo sentito come si risolvono le due situazioni di tanta sofferenza. Prima ancora della potenza che si sprigiona da Gesù e opera i due prodigi, è la Sua pietà e misericordia che lo muovono ad ascoltare la supplica del padre, e subito va con lui, non impedito dalla folla che gli si stringeva attorno. “Andò con lui”: una rassicurazione che ci fa bene. Nulla e niente fa sordo Dio alla nostra preghiera e invocazione di aiuto, e gli impedisce di soccorrerci. La stessa misericordia mostra comprensione verso la donna che ha disobbedito alla legge, e poi non si lascia fermare dalla derisione di coloro che affermavano che la bambina era morta. Gesù mostra che la morte è il sonno e da questo è venuto a risvegliarci. Ora lo fa così, con quel comando: “Fanciulla, io ti dico: alzati!”, ma lo farà in modo più decisivo per tutti quando, affrontando egli stesso la morte per amore, la distruggerà con la sua risurrezione.
Questa è l’opera di Dio attraverso Gesù. E’ resa possibile grazie alla fede, cioè all’affidarsi ciecamente, totalmente, coraggiosamente, aggiungiamo, a Lui. La donna ammalata rischiava la vita avvicinandosi, eppure osa toccare anche solo le sue vesti, ed è certa della propria guarigione: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”. Così pure il padre non demorde nel porre la sua fiducia in Gesù: “Non temere, soltanto abbi fede!”. Quel “solo” a cui si attacca la donna, e quel “soltanto” che Gesù incoraggia, ci dicono che la fede, per quanto messa alla prova, sincera, umile, perseverante, insistente, può accogliere la benedizione, lo sguardo amorevole di Dio sulla nostra vita e non lasciarci nella condizione di tristezza e morte, qualunque essa sia. Lo ricordava il versetto prima di ascoltare questi prodigi: “il salvatore nostro Gesù Cristo ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del vangelo” (2Tm 1,10).
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