domenica 15 settembre 2024

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

24° Domenica 15.09.2024

Isaia 50,5-9    -   Giacomo 2,14-18     -    Marco 8,27-35

L’avete sentita? E’ suonata la campanella! Tutti a scuola! Sì, proprio tutti! Da anni ormai abbiamo riposto libri e quaderni, non usiamo più penne e calamai, né abbiamo familiarità con lavagne luminose, o siamo soggetti a registri elettronici.  Ma la nostra scuola è per tutte le età e condizioni, non ci sono i secchioni, i più dotati, né vorremmo ci fossero i più fragili, quelli che faticano di più; né i diligenti né i negligenti…sono esonerati da questa scuola, nessuno può bruciare le lezioni, dove tutti siamo alunni, discepoli. La scuola che frequentiamo per tutta la vita è la sofferenza! Lì possiamo cogliere l’occasione di crescere umanamente e spiritualmente.

Non è facile. Davanti a situazioni di sofferenza, personale o di chi vogliamo bene, spesso prove scritte non con l’inchiostro ma con il sangue, la prima reazione è generalmente il rifiuto: “non è possibile! No, non faccio questo compito. Lo consegno in bianco. Se mi va bene, lo copio. Ma sento che non mi basta per stare tranquillo sul risultato della prova”.

Anche Gesù ha frequentato questa scuola, ha conosciuto la sofferenza. L’ha messa in preventivo, l’ha accettata, l’ha vissuta fino in fondo, ed è diventata luogo di rivelazione del Suo amore e della volontà del Padre di togliere gli uomini suoi figli dalla schiavitù della morte e del peccato, cioè del rifiuto dell’amore, che è la vera morte. La lezione che Gesù ha svolto in mezzo a noi, e che noi siamo autorizzati stavolta a copiare, meglio, incoraggiati a studiare, ci insegna, per usare le parole che troviamo nella prima lettura, a non tirarci indietro, a non opporre resistenza.

Mi sono chiesto quale sia la sofferenza che Gesù ha patito. La passione, la crocifissione, la morte vergognosa, ma non è tutta qui. E’ il vertice di una sofferenza ben più vasta: il rifiuto dei suoi paesani, la contestazione dei giudei, scribi e farisei, l’incomprensione e il dubbio dei suoi discepoli, il ritrarsi di coloro in cui aveva posto fiducia, il tradimento dei più vicini.

La sofferenza di Gesù è vedere che, nella testa dei suoi, ben poco è entrato di quello che andava rivelando con la Parola e i gesti di misericordia. I cuori sono ancora chiusi. Interrogando i suoi, Gesù si accorge che la gente ha una visione parziale di lui. C’è chi dice che è Giovanni Battista, Elia, uno dei tanti profeti… La gente non riesce ad andare oltre. C’è la risposta di Pietro che, comunque, sappiamo, non essere farina del suo sacco;  risposta, che poi rovina tutto volendo mostrare di sapere quello che invece non sa, e pretende di fare da maestro a Gesù. Questa la sofferenza prima di Gesù!

Forse anche noi siamo causa della sofferenza di Gesù, mostrando incomprensione e facendo i distinguo nel nei suoi insegnamenti: questo sì, questo no, questo va bene al mondo, questo non mi piace, e così via.

Per quello che ci riguarda, invece, la nostra croce, singolare banco di scuola, sia davanti che all’ultima fila, la nostra sofferenza evangelica sta nel rinnegare se stessi, rinunciare al nostro io ingombrante, prendere su di sé la propria croce ogni giorno, che non è la sventura che si abbatte su di noi, ma è assumere il Vangelo come criterio delle nostre scelte, e soprattutto seguire, più precisamente mettersi dietro a Gesù. Anche se agli occhi del mondo siamo perdenti, bocciati, in realtà siamo vincenti, promossi, e contenti di andare a scuola proprio dietro di Lui. Dai, La campanella ha suonato!

Maria addolorata, come la venera quest’oggi la memoria della Chiesa, dopo la festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce celebrata ieri, è maestra che scende dalla cattedra, passa tra i banchi, si fa discepola con noi per aiutarci.

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