lunedì 20 gennaio 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

2° Domenica C – 19.01.2025

Isaia 62,1-5     -    Giovanni 2,1-11

All’inizio del suo vangelo, Giovanni narra di questo segno di Gesù; un miracolo forse nemmeno il più necessario, il più “pericoloso” perché poteva sembrare quasi un’induzione a dipendenza da alcol. Ma a Gesù sta cuore la festa, perché la salvezza è festa. E’ una gioia, un’ abbondanza di gioia di cui il vino è significato.

La prima considerazione che mi viene è la seguente. Gesù va e manifesta la presenza, la vicinanza di Dio che l’ha inviato là dove c’è la sofferenza, e si prende cura di chi patisce malattia o è emarginato; va là dove il male tiene prigioniero l’animo degli uomini, va da peccatori conclamati, riconosciuti da tutti; ma va anche dove c’è amore, per condividerlo innanzitutto, per gioirne, per far sì che non si spenga, per potenziarlo.

Egli era stato invitato alle nozze di Cana insieme al suo gruppo di discepoli. C’era la Madre sua. Diventa, per interessamento di costei, l’occasione per lasciare un segno, inizialmente non nelle sue intenzioni, non era la sua ora, dice alla Madre, un segno che lo rivela: l’acqua mutata in vino, segno di una trasformazione dell’amore in una qualità più alta, la Sua, che sempre si offre e che mai dovrebbe mancare dove ci sia ama. La relazione sponsale e la gioia che mai dovrebbe mancare, gli stanno a cuore perché rimandano a quella di Dio con noi, uno sposalizio a Lui tanto caro.  In Gesù Dio ha sposato l’umanità: è questa la buona notizia.

Dio è il nostro  Creatore, Signore nostro, ci è Padre certamente. Egli è anche il nostro Sposo, e quindi accanto ad un amore provvidente, ad un amore forte, Dio ha per noi un amore di grande tenerezza, dolcezza, fedeltà, con tutte le attenzioni che noi, nella nostra esperienza sponsale, non riusciamo neanche ad immaginare. Esperienza che, invece, ha proprio il compito di farci intravvedere qualcosa dell’ alleanza amorosa che Dio tiene con noi. Noi siamo la sua Sposa.

Tali nozze, sono poeticamente cantate nella prima lettura: ci chiama con un nome nuovo, siamo preziosi e regali davanti a lui, siamo la Sua gioia, la Sua letizia; ma anche vuole che questa sia per noi, tra di noi. Che ne dite se tutto questo fosse davvero anche nelle nozze che celebriamo tra di noi? Essere segno, essere presenza dell’amore di Dio Sposo per la Sua sposa, che tutti noi siamo, essere motivo di festa e di gioia. Certo, se guardiamo a tante nostre situazioni, gli facciamo fare brutta figura, una propaganda che reca danno.

Ma non è il caso che ci soffermiamo sulla mancanza di vino, sull’amore che via via si va esaurendo, o le anfore di pietra piene di acqua, simbolo dell’amore, di poco grado e sapore, fatto per legge che per fortuna Gesù eleva ad una qualità superiore.  

La Sua presenza, il suo intervento, quando lo lasciamo fare, lo accogliamo, danno speranza, riaccendono la festa dell’amore.  Anche le famiglie,  le relazioni più promettenti, conoscono un volersi bene che finisce perché Gesù non è stato invitato. Egli solo porta il vino buono. Egli è il vino buono che allieta la nostra vita, dà la giusta ebbrezza, porta la gioia che Dio stesso prova per noi.

Maria, che ha sollecitato Gesù ad intervenire facendo presente la situazione precaria di quella festa, anche a noi, come ai servi, indirizza un invito da non lasciar cadere: “fate quello che mio figlio vi dirà”. Il vino buono tarda a venire in quella famiglia? Per la nostra obbedienza ci sarà con abbondanza servito.

 

Nessun commento:

Posta un commento