BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
Battesimo di Gesù – 12.01.2025
Isaia 40,1-11 - Tito 2,11-14; 3,4-7 - Luca 3,15-16.21-22
“Il popolo era in attesa”, così si apre il brano del Vangelo odierno. Siamo stati in attesa per tutto l’Avvento. E’ venuto Gesù nel Suo Natale. Ogni cosa si è compiuta. Siamo a posto. Ed ecco che la Parola che chiude questo tempo natalizio ci parla ancora di attesa. Sì, perché Colui che è nato siamo chiamati ad incontrarlo e a riconoscerlo ogni giorno. Pellegrini su questa terra, siamo in attesa non solo singolarmente, ma come popolo, come umanità, dove l’apporto o l’ostacolo di ognuno aiuta o frena la speranza.
Noi siamo in attesa della giustizia, della pace, della possibilità di una vita dignitosa per tutti; siamo in attesa di incontrare ciò che dà senso e pienezza alla nostra storia; siamo in attesa di chi, liberandoci da tutto quello che ci intristisce e, soprattutto, colmandoci di amore, ci porta salvezza. E non dimentichiamo che siamo in attesa della venuta finale del nostro Salvatore, in attesa dell’eterna vita beata. Dire attesa non significa che siamo legittimati a stare con le mani in mano, ma corrispondere, per la nostra parte, a Colui che ci viene incontro, anzi è già in mezzo a noi.
E ci viene con un preciso incoraggiamento: “Consolate, consolate il mio popolo, parlate al cuore di Gerusalemme è gridatele che la tribolazione è finita…”. Questo incoraggiamento già ascoltato all’inizio dell’Avvento e ora nuovamente rivoltoci ci rassicura che la che la nostra vita, accogliendo Gesù, e seguendolo, è tutta compresa nella “consolazione” di Dio; si svolge nella stretta premurosa di Dio del Suo abbraccio di benevolenza, che pone fine alla schiavitù del male. Dio sconta i nostri peccati, e la Sua misericordia è il doppio della nostra miseria. Ci consente di accedere ad una esistenza dove quanto è accidentato, scosceso, impercorribile, verrà reso un via santa, una via che rivela la gloria del Signore, l’amore di Dio per tutti gli uomini.
La consolazione è certa, e Paolo, scrivendo all’amico Tito, ci annuncia: “è apparsa la grazia di Dio”, l’amore gratuito Suo, che non è un sentimento, ma una presenza viva, concreta, umana e divina, Cristo Gesù. Accogliendo di tale dono che ci fa del bene, ci dà salvezza, diciamo no ad ogni malvagità, desideri mondani, e viviamo con sobrietà, con giustizia, secondo la volontà di Dio, e con pietà, cioè non dimenticando che tutto viene da Dio e che dobbiamo saper condividere questa carità con gli altri.
Sì, la consolazione, la benedizione con cui Dio ci rialza, l’amore suo per gli uomini, è la presenza del Figlio Suo tra di noi, Gesù Cristo, poiché i cieli si sono aperti come un grembo che genera vita, e tiene viva la speranza che essa sarà sempre amata e benedetta. Davanti a Gesù che si immerge nell’acque del Giordano, scende fino in fondo nel nostro peccato e lo prende su di sé, Dio com-prende la nostra umanità. E noi siamo immersi nella compiacenza del Padre. Di noi è contento, da Lui siamo amati. Lo Spirito che scende su Gesù, scende su di noi, dono e firma incancellabile, anche a fronte dei nostri peccati, che Dio ci ama.
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