domenica 18 maggio 2025

 BRICIOLE di PAROLA ...nell'omelia

5° di Pasqua – 18.05.2025

Giovanni 13,31-35

“ Dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni!” Non è affatto allettante la prospettiva che viene dalle parole di Paolo e Barnaba nella loro predicazione del Vangelo. Quali siano le “tribolazioni” che affliggono chi vuol essere discepolo di Gesù non dobbiamo fermarci a considerare la molteplicità di prove e fatiche di cui è fatta la nostra esistenza, tribolazioni naturali; quanto piuttosto quelle che derivano proprio dal voler prendere sul serio il vangelo, da volere restare saldi nella fede in Gesù, il suo comandamento nuovo, come Egli precisa. Incomprensione, derisione, emarginazione, persecuzione di vario genere, tutto anche nelle nostre famiglie, sono la tribolazione che la fedeltà alla Parola del Signore porta con sé; una tribolazione feconda di bene per sé e per gli altri realizzando la promessa di Gesù: il chicco caduto in terra, “se muore, produce molto frutto”.

Miei cari non temete queste tribolazioni che voi conoscete molto bene, forse nelle vostre case, certo le conosciamo tutti in questa società! Dio, che ha mandato il Figlio tra noi, non ha levato la Sua tenda. E’ rimasto con noi! E’ la nostra consolazione e forza; Gesù Risorto, con il Suo Spirito, è in noi, in mezzo a noi. Dice la parola ricordata da Giovanni nel suo scritto (seconda lettura): “Dio abiterà con gli uomini… e asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno perché le cose di prima sono passate”. Questo futuro “abiterà” non è quello dell’aldilà, ma è il futuro presente, il futuro della speranza, il  futuro che è frutto della “glorificazione”.

La “glorificazione”, altra parola che oggi ci è consegnata e ripetuta nel brano del Vangelo. La “glorificazione” non è il raggiungimento dell’approvazione e delle lodi degli uomini, la fama che ottiene chi raggiunge una posizione prestigiosa. Tutti la desiderano, smaniano, lottano per averla ed è per questo che si allontanano da Dio. La glorificazione a cui Gesù fa riferimento e promette, è che in lui si rende visibile, fin dal suo primo apparire nel mondo, la gloria di Dio: “Il Verbo si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria” dice Giovanni all’inizio del suo vangelo. La “gloria” è l’amore di Dio! E’ il manifestarsi del Suo amore, della sua benevolenza, della sua misericordia. Nel momento in cui Giuda agisce consegnando Gesù, il Figlio del Padre,  è il momento in cui, dando la vita, questi rivelerà al mondo quanto è grande l’amore di Dio per l’uomo. È questa l’unica gloria che egli promette anche ai suoi discepoli. Ma anche consegna loro con il comandamento nuovo, il suo testamento.

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi…”. Era già scritto nell’AT: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Dove sta la novità? Nella misura dell’amore propostaci. E’ nuovo questo comandamento perché non è spontaneo per noi amare chi non lo merita o chi non può ricambiare, non è normale fare del bene anche ai propri nemici, amare  anche se respinti. L’amore nuovo è la nostra “gloria”, quella che dobbiamo ricercare: amare e amarci come Gesù ci ha amato. Anche se proprio questa, questo comandamento, è la causa della nostra tribolazione.

La testimonianza dell’amore nella misura che Gesù ci ha insegnato è gratuità. Essa è per tutti e la coglieranno coloro che dalla nostra tribolazione saranno generati.

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