BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
SS. Trinità – 15.06.2025
Proverbi
8,22-31 - Rom 5,1-5
- Gv 16,12-15
Verità strana, difficile, ma non astratta, quella della SS. Trinità, il nostro Dio, in tre persone, come recita la professione di fede che ci qualifica come cristiani, discepoli di Gesù che ce l’ha rivelata, o almeno fatta intravedere. La festa che la celebra è un’occasione non per comprendere il mistero di Dio, ma per contemplare, per guardare con amore e renderci conto di come nella nostra esistenza noi vi apparteniamo.
La predica, stamane, è in un gesto, in un segno, quanto mai familiare a tal punto che diventa meccanico, superficiale, che facciamo inconsapevolmente, e a volte persino, purtroppo, scaramantico. E’ il segno della croce: nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.
Il mio Dio è Padre! Creatore
dell’universo, come annuncia la prima lettura, assistito dalla Sua Sapienza,
Egli è provvidente e saggio. Il creato tutto è uscito dalle sue mani e va
custodito. Ma mi è soprattutto Padre! Egli mi pensa, mi ha pensato e voluto da
tutta l’eternità. Sì, sono nella sua mente, nei suoi pensieri. Con la mia
esistenza sono in un progetto bellissimo, anche se in questo momento non ne
conosco i particolari, e chi mi dà qualche preoccupazione; un progetto che non
m’impone, ma che mi offre per la mia felicità, la mia salvezza, pienezza di
vita e di amore; per la felicità di chi mi ha messo accanto. Io sono nella
mente di Dio: nel nome del Padre! E nel nome del Padre voglio vivere, vivere la
mia storia, anzi, avere la storia di amore che Egli vuole fare con me. Questa è
la fede!
Il mio Dio è il Figlio Suo, la
Parola Sua fatta carne in Gesù. Dopo aver creato l’universo, la sapienza di Dio
è venuta “a visitarci dall’alto”, e mostra il suo volto nel Figlio che
condivide la mia precarietà e fragilità, causa il peccato; Figlio redentore
dell’uomo e salvatore del mondo. Egli mi porta nel cuore, mi ha a cuore, mi
dona la sua amicizia, la sua fiducia, mi condivide i suoi segreti, mi chiama ad
essere protagonista con Lui della storia e del bene del mondo. Egli è venuto a
giustificarci, cioè a renderci giusti e graditi a Dio senza considerare i nostri meriti, opre
buone, e senza lasciaci frenare dal nostro peccato, di cui ci chiede di
pentirci. Egli mi ama e mi insegna ad amare. Mi fa conoscere l’amore del Padre
che è la stessa Misericordia. Così, al Suo comandamento io
voglio obbedire. La sua carità vive in me!
Il mio Dio è lo Spirito Santo! Ah, le spalle! Io
sono sulle spalle di Dio, oltre che nel cuore e nella mente. Egli mi porta, io
sono il suo “giogo dolce e peso leggero” perché mi ama. E nel nome dello
Spirito Santo significa che dà forza alle mie spalle. Sotto ogni peso, ogni
carico, ogni realtà, ogni responsabilità o situazione che mi schiaccia, è lo
Spirito Santo che mi dà doni di Grazia adeguati, sapienza, pace, forza,
mitezza, coraggio.
Nella prima lettura è il progetto del Padre nella creazione, nella seconda è ricordato che questo progetto viene realizzato dal Figlio, nel vangelo ci viene detto che, perché si compia in noi, è necessaria l’opera dello Spirito. Io non sono capace di portare il peso di questo messaggio, perché è il peso della croce. E si fa sentire.
Ecco l’opera della Trinità nella mia esistenza: nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo io credo, amo, spero. Io vivo! In gergo popolare e confidenziale: testa dritta, cuore il pace, spalle buone. Amen
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