BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
Corpus Domini – 22/06/2025
Gen 14,18-20 - 1 Cor 11,23-26 - Luca 9,11-17
Oggi, solennità del Corpus Domini, il Corpo e il Sangue di Gesù, l’Eucaristia, la Sua presenza viva e reale tra noi e per noi. Questa presenza viva e reale noi l’abbiamo nella celebrazione della Cena del Signore, la S. Messa. E’ la presenza del nostro Dio e Signore che per noi ha dato tutto se stesso, il Suo amore, la sua vita, la sua morte; per noi è risorto perché anche noi abbiamo redenzione e vita, L’Eucaristia è il Salvatore che ci nutre, ci alimenta con il Suo Corpo e Sangue, ci comunica lo Spirito che era e agiva in Lui. Il suo nome, Eucaristia, significa “buona grazia”, immeritata da noi. In essa è il datore di ogni grazia, secondo la necessità di ognuno, seconda l’ardente desiderio di Colui che ce l’ha data.
Noi rendiamo grazie, altro significato della parola Eucaristia, per tale dono; noi adoriamo, che non vuol dire che prendiamo le distanze, ma riconosciamo la grandezza incommensurabile di tanta Grazia di Dio e godiamo della confidenza con cui si offre a noi e da noi attende, confidenza che non è leggerezza, superficialità, mancanza di rispetto, o peggio, di verità da parte nostra; noi ce ne nutriamo per, passatemi la parola, concessione della divina misericordia. E considerata la nostra risposta, è perdono che viene dalla bontà e tenerezza di Dio che si dà a noi con amore.
Dallo strano episodio narrato nella prima lettura, l’incontro tra Melchisedech e Abramo, possiamo dire che l’Eucaristia è la benedizione di Dio sugli uomini, e pure scambio di benedizioni tra quanti vi partecipano; scambio che sottintende la fine di ogni divisione, odio, contrasti, perché non possiamo fare la comunione qui insieme, con il Signore e riceverla tra di noi, fianco a fianco e poi a casa mangiarci non proprio con amore. La seconda lettura ci ricorda che questa benedizione è un patto di alleanza, di amicizia, per noi salvezza, a cui Dio non rinuncerà mai.
Infine, i gesti che Gesù compie nella moltiplicazione dei pani e pesci sono una preparazione di quello che farà la sera della Cena con i suoi: “… egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli…”. I discepoli avrebbero risolto la cosa diversamente in quella situazione: conceda la folla! Ognuno si arrangi! Ognuno pensi a risolvere da solo, come meglio può, i propri problemi. Quante volte, venendo alla Messa, pur mangiando lo stesso pane, ci capita di pensare così anche noi! No, non può essere, e non deve essere così!
Il pane eucaristico è un dono, non un premio meritato e riservato ai buoni. È un cibo offerto ai peccatori, non ai giusti (nessuno lo è). Anche se ci rendiamo conto di essere indegni, accostarci al banchetto eucaristico, ci richiama la nostra condizione di peccatori e ci stimola a divenire ciò che ancora non siamo: pane spezzato e vino versato per i fratelli.
L’Eucaristia è l’eterna incarnazione del Figlio di Dio. E tutta la creazione, unita a Lui, attraverso di Lui, è ricondotta a Dio. La nostra carne, nutrita da Lui, è resa più sacra dalla carne del Verbo incarnato. Non resta che un inno di ringraziamento per questa buona, ottima Grazia. Dio mi abbraccia, ed io lo stringo, sento e porto Dio in me. Io consanguineo di Dio, invitato alla comunione con Dio e impegnato alla comunione con i fratelli.
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