domenica 21 settembre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

25° Domenica C – 21.09.2025 

Amos 8,4-7 - Luca 16,1-13

Il vangelo oggi ci insegna ad essere ladri! Sì, proprio ladri! L’insegnamento viene da questo amministratore disonesto di cui ci parla Gesù nella parabola, ma l’arte che dobbiamo imparare non è quella che egli ha esercitato nel corso del suo mandato. Senza mancare di rispetto ad alcuno, o, peggio, esprimere giudizi,  forse per quella bastiamo a noi stessi, abbiamo astuzia sufficiente… Senza attribuirci tutti gli imbrogli e i misfatti  che il profeta Amos denuncia  potremmo forse anche noi riconoscere che non mancano occasioni in cui ci inganniamo gli uni gli altri, pensiamo e cerchiamo, in ogni cosa o relazione, i nostri vantaggi; cogliamo il momento giusto per comprare la fragile ingenuità del prossimo con la nostra falsa generosità; quando l’altro si trova in difficoltà, facciamo finta di essere buoni per avere ciò che ci interessa.  Insomma un po’ ladri... e non solo di cose! Perché? Perché ci riteniamo proprietari o la facciamo da padroni, invece di rimanere amministratori di questa vita. E così manchiamo verso Colui che ci ha dato tanta fiducia. Questo la prima lettura!

La parabola di Gesù, alquanto sconcertante, sembra incoraggiare l’imbroglio, il furto, la disonestà, ma alla fine ci dà la lezione più importante per imparare ad essere dei bravi ladri, dei buoni ladri, dei ladri…scaltri Il padrone, alla fine della parabola, elogiando il servo disonesto che lo stava ancora una volta raggirando – se arriva all’elogio forse è perché era abituato allo stesso stile – in pratica si compiace della sua scaltrezza.  L’insegnamento: non disonesti, ma scaltri amministratori, scaltri fino ad essere ladri di… misericordia!!!

Come si fa a rubare la misericordia, che è in attesa e desidera essere...rubata, desidera che qualcuno ne approfitti? Esercitando il “condono”, come fa appunto l’amministratore disonesto nei confronti dei debitori. Fuori della parabola, condono è sollevare gli altri dai loro pesi, da ciò che li opprime, dalle loro prove, dai loro debiti, di qualsiasi genere, mediante il perdono se ci riguardano – lo diciamo nella preghiera del PN – o comunque il soccorso di cui hanno bisogno. In fondo la prima cosa che Dio ci chiede di fare con la nostra vita, che può diventare ricchezza “disonesta”, non è quella di essere giusti, ma di essere misericordiosi. L’amministratore disonesto viene lodato non per la sua correttezza, ma perché ha scelto la via della generosità.

Davanti a Dio il condono che egli ammira è più che un furto legalizzato, autorizzato, presso la Sua bontà; è un furto, nemmeno con scasso perché il suo cuore è già aperto, di misericordia. Se noi condoniamo, o perdoniamo, a coloro che ci sono debitori di attenzione, di amore, di libertà, troveremo a nostra volta il condono che non ci butterà su una strada, come temeva l’amministratore disonesto, ma rimarremo al servizio del nostro Signore e Maestro con un uno stile nuovo, non vergognandoci affatto di essere diventati ladri di misericordia.

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