lunedì 23 febbraio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 Domenica 1° Quaresima A – 22.02.2026

Matteo 4,1-11

Dal giardino dell’Eden, dalla condizione di beatitudine ove l’uomo, Adamo, messo alla prova, tentato, crolla sotto la menzogna di Satana, al deserto dove condotto dallo Spirito, il nuovo Adamo, Gesù, anch’egli tentato, supera la prova. Ancora: dalla nuova legge proclamata sul monte delle beatitudini, sempre su un monte altissimo si conclude questa prima provocazione, questa prima sfida tra l’inviato di Dio e il diavolo, che non vorrebbe essere da meno di Gesù. Poi ci sarà un ultimo monte per l’attacco decisivo. Ma ora è il deserto il luogo della lotta.

La nostra Quaresima ci porta lì, lì ci conduce lo Spirito per imparare a rispondere come Gesù alle provocazioni del male e di chi lo gestisce, per progredire nella fiducia e nell’abbandono a Dio, alla Sua Parola. La prova, ogni prova che la vita ci mette davanti, ogni tentazione che ci induce a cambiare strada rispetto al progetto di Dio, per seguire idoli e divinità che vanno dall’egoismo, dalla volontà di potenza, all’attaccamento delle cose, può essere da Dio permessa – difatti è lo Spirito che conduce Gesù nel deserto per essere tentato dal diavolo.

 Allora la tentazione non è maledizione, se non quando vi si acconsente, ma occasione per progredire nel rinunciare a sé stessi e seguire solamente la Parola del Signore. La nostra vita, non più un giardino fiorito di belle sorprese e di pace fino a quando non sarà giardino della risurrezione di Gesù, rimane comunque un luogo di grazia, di familiarità, di intimità con Dio, anche se c’è il diavolo che tenta, perché abbiano a distinguere, con la Parola di Dio rettamente accolta e non strumentalizzata, come fa qui Satana con Gesù. ciò che è importante da ciò che non lo è, ciò che conta o è essenziale da ciò che non lo è.  A volte le situazioni di difficoltà e di prova ci offrono l’occasione per smascherare quello che non è bene per noi, né per gli altri.

Gesù, è stato condotto nel deserto per ritrovare quell’Adamo, cioè l’uomo, ciascuno di noi, l’umanità che ha voltato le spalle al suo creatore; l’umanità che ancora oggi ripete la scelta sbagliata di non fidarsi di Dio, di sostituirsi a Lui nel pretendere di determinare ciò che è buono o cattivo; una scelta che non fa altro che fargli scoprire la propria nudità, la propria fragilità, la propria vergogna. Là dove l’uomo, ingannato da false promesse, fallisce Gesù riporta vittoria, sceglie per noi indicandoci la via per uscire dal deserto e ritornare alla vita. Ma anche ci chiama a scegliere con Lui, come Lui, a scegliere Lui.

Scegliere Cristo Gesù è la Parola di questa nostra prima domenica di Quaresima. Egli ci insegna a stare nella vita non cedendo alle trame del nemico, alla presunzione di una umanità che a questi si concede e dà ascolto, consapevolmente o no. Il giardino non è sparito, lo ritroveremo, e sarà bellissimo, ma ora è necessario riuscire vincitori nella prova, nella tentazione, qualunque sia. La prima è quella di dubitare di essere figli di Dio, dubitare del suo amore. “Se sei figlio di Dio”, così è stato aggredito Gesù, che poco prima al battesimo, presso il Giordano, si era sentito dire “tu sei il figlio mio, l’amato” e poi, qui, ha cercato ammaliarlo con varie promesse, alle quali egli ha detto di no.

Se Adamo ci ha cacciati nei guai, ci ha portato nel deserto, lì Gesù ci raggiunge e di lì vuole portarci fuori, verso un giardino dov’è pienezza di vita. Ecco il cammino che anch’io mi propongo di fare con voi in queste domeniche e settimane prossime. È ancora lontano quel giardino, ma scegliendo Cristo, scegliendo come lui e con lui, cominceremo ad alzarci, e a muoverci nella giusta direzione.  Buona Quaresima a tutti!


mercoledì 18 febbraio 2026

 Le Ceneri – 18.02.2026

Sfatiamo il detto comune: “faccia da Quaresima”, con “aria disfatta sul volto”. Rendiamo la dignità e la bellezza che merita questo tempo di Grazia! Il primo passo di questo cammino penitenziale, ci muove “protesi alla gioia pasquale” con una “radiosa tristezza” poiché così chi chiama Dio, nostro Padre: “Ritornate a me a con tutto il cuore”! E’ l’invito, di più, è la preghiera che Egli ci rivolge all’inizio di questi quaranta giorni che continuano i prodigi che tanti altri “40” hanno scandito nella storia della salvezza. “Ritornate al mio amore, voi che l’avete smarrito o rivolto altrove”. In questo ritorno ci aiuta La Parola che abbiamo ascoltato e l‘incoraggiamento della Chiesa nel messaggio di Papa Leone che ci indica i passi sui quali muoverci nella giusta direzione. 


Egli ci invita ad ascoltare Dio e la Sua Parola, come luce e guida su questo cammino. Dio stesso, rivelandosi a Mosè dal roveto ardente, mostra che l’ascolto è un tratto distintivo del suo essere, del suo entrare in relazione con noi «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido» (Es 3,7). Così anche allo stesso tempo ci chiede di ascoltare Lui e come Lui, fino a riconoscere che «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». E quindi ascoltare i nostri fratelli nelle loro necessità. Questo per avere il cuore di Dio! L’ascolto: dalla liturgia nella celebrazione domenicale, che quest’anno è guida a riscoprire il nostro Battesimo, dalla lettura quotidiana dl Vangelo, come riflessi di luce che rischiarano momenti di buio. L’ascolto! Nel silenzio di tante, troppe distrazioni e parole di questo mondo. 


Ecco allora che l’invito di Papa Leone, accanto all’ascoltare, mette il digiunare, riprendendo l’insegnamento di Gesù nel Vangelo, dove ci vengono pure indicate la preghiera, che è pur sempre parte dell’ascolto e non un biasciare o moltiplicare senza cuore le orazioni, e la elemosina, la pietà che porta a soccorrere chi è nella necessità. A proposito del digiuno così scrive Papa Leone: Vorrei per questo invitarvi a una forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo. Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace.
Il ripetuto richiamo di Gesù a compiere questi passi “nel segreto”, porta a considerare che quel ritornare a Dio coinvolge il nostro cuore. E questo, se è luogo segreto, non lo è solo perché tutto avviene di nascosto, ma perché ogni cosa è preziosa, è cosa del cuore, e non dobbiamo lasciarcela portare via. Non lasciamo che il mondo che abbiamo attorno prenda possesso e dominio sul nostro cuore, sulla nostra preghiera, sulla nostra carità, sulla nostra libertà dalle cose. Tenterà di scoraggiarci di deriderci, di ostacolarci, allettarci con mille cose, ma niente, e nessuno deve violare il nostro segreto, quanto avviene nel nostro cuore, e di lì poi si manifesterà al mondo stesso. Dobbiamo difendere questo “nel segreto”.!!!!


Ricevere le ceneri sul nostro capo è confessione della nostra fragilità, le parole le accompagnano il gesto non sono solamente invito a muoverci a conversione, quanto piuttosto a confidare che il Signore già si è mosso verso di noi e ci precede su una via nuova, una via che, man mano che si percorre, ci prepara ad accogliere un cuore nuovo nella Pasqua che verrà. E verrà presto!

domenica 15 febbraio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 6° Domenica A – 15.02.2026 

Matteo 5,17-37 

Abbiamo ascoltato ora il Vangelo e possiamo dire che…il gioco si fa duro. Dopo le Beatitudini che attirano la nostra ammirazione, le immagini del sale della terra e della luce, del mondo per definire la nostra identità, Gesù qui cala un carico da novanta! Gioca le proprie carte pur di offrirci l’opportunità di dare verità al nostro essere credenti, discepoli suoi, con sincerità. Una serie di indicazioni, di comandi, sui quali non si può passare sopra, e possibili da osservare, pur con tutti i limiti e debolezze della nostra fragile umanità.

C’è un denominatore comune in questa nuova legge, nuova “giustizia” che supera la vecchia con quel “ma io vi dico”. Gesù vi immette la misericordia, il perdono, l’attenzione e il rispetto del prossimo, l’amore. Con le sue affermazioni paradossali Egli non vuole demolire l’impianto della Legge o dei Profeti, guida dei credenti, ma, dice, “sono venuto a dare pieno compimento”. Evidentemente anche nell’osservanza dei comandamenti può mancare qualcosa, e di fondamentale. “Sono venuto a dare pienezza attraverso l’amore!”. 

1°- Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai… Ma io vi dico: l’amore è rifiutare la violenza di qualsiasi tipo, di gesti e parole, quella che sembra vigere nella società, nelle relazioni, anche nelle stesse famiglie, dove grida, rabbia e urla, creano già un inferno. Allora anche la nostra preghiera sarà vera e ben accetta dal Signore. E se il perdono, il desiderio di riconciliazione, non viene accolto, pazienza!

2° - Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: l’amore è non coltivare desideri e relazioni cattive, ingiuste davanti al Signore. Chiama a correggere il nostro sguardo che prima che dagli occhi proviene dal cuore che, purtroppo, considera l’altro, uomo o donna, come un oggetto di cui impossessarsi, invece di camminare insieme a libertà. 

3° - Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: l’amore è non rompere quel patto di alleanza, che è il matrimonio, luogo della rivelazione dell’alleanza di Dio con l’umanità; un legame che impegna alla fedeltà, al dono totale di sé, esclusivo, indissolubile, anche quando le condizioni diventano difficili.

4 - Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso…Ma io vi dico: l’amore è non chiamare in causa Dio per imbrogliare, ingannare l’altro, ma essere leali, e chiari, sinceri, schietti. La bocca esprima quello che contiene il cuore, la mente, senza alcuna doppiezza o falsità, perché la menzogna viene dal maligno. 

Siamo davanti ad una sapienza che non è di questo mondo, dice Paolo nella seconda lettura. Ed è dalla sapienza del Signore, lascia intendere la prima lettura, che viene la giusta scelta per la vita, il regno dei cieli sulla terra, 
Ritornando all’immagine con cui ho iniziato questi pensieri: a che gioco giochiamo? Gesù ha scoperto le proprie carte. Noi, non bariamo, lasciamoci vincere e avremo la vita!

lunedì 9 febbraio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 5° Domenica A – 08.02.2026

Matteo, 5,13-16

C’è una particolare ragione perché siamo “beati”, come Gesù proclamava domenica scorsa. In ogni condizione ci troviamo siamo “amati” gratuitamente da Dio, e questa nuova ragione è suggerita dalle immagini che Gesù usa sempre rivolto ai suoi discepoli: “voi siete il sale della terra”, “voi siete la luce del mondo”. 

Quindi non è un comando, o meglio, prima di essere un comando, un impegno a cui essere fedeli, è una rivelazione sulla nostra identità e responsabilità; una dichiarazione di conformità, potremmo chiamarla, per capire  chi siamo come discepoli suoi e la missione che ci aspetta per non diventare inutili e insignificanti.
“Voi siete il sale della terra!” Quanti tipi di sale conosciamo? Da cucina, fine, grosso, grezzo aromatizzato, marino; poi ci sono sali chimici… Ognuno ha la sua funzione. Ma quella che prevale, conoscendo il messaggio di Gesù, vivendo il Vangelo, è di dare sapore e gusto all’esistenza, un tocco di giusta saggezza capace di dare significato alla vita. È di impedire la corruzione della società in cui siamo, che non si decomponga e vada in disfacimento.
In un mondo dove è messa in dubbio l’intoccabilità della vita umana, dal suo sorgere al suo spegnersi naturale, il cristiano è sale che ne ricorda la sacralità. Dove si cerca il proprio tornaconto, si banalizza il sesso, si frantuma la famiglia, il discepolo di Gesù, è sale che conserva, ricordando a tutti, con umiltà, e consapevole anch’egli della propria fragilità, la proposta, eroica a volte, del dono di sé. Non può e non deve diventare insipido! Inutile! Questo avviene quando mischiamo il sale con altro materiale che ne altera la purezza e la genuinità, e diamo spazio ai “ma”, ai “se” e ai “però”, arrivando a modificare il Vangelo.
“Voi siete la luce del mondo!” Anche qui, quanti tipi di luce oggi noi conosciamo: calda, neutra, bianca, fredda a led, alogena, fluorescente, diretta, indiretta, diffusa… ma tutta, come dire, artificiale, prodotta dall’uomo.  Invece la luce di cui ha bisogno il mondo è ben altro. È una fiamma viva che dà chiarore e calore. È fiamma viva. Gesù dirà di sé: “io sono la luce del mondo. Chi segue me non cammina nelle tenebre”.  
È Lui la Sapienza, ovvero il “sale” che dà sapore al mondo, e noi lo siamo se accettiamo di vivere secondo i Suoi insegnamenti. È Lui la luce del mondo”. Noi lo siamo se accettiamo di riflettere la Sua luce andando in mezzo agli uomini non con l’eccellenza della parola o della sapienza umana – come dice Paolo nella seconda Lettura – ma nella debolezza e con molto timore e trepidazione, manifestando lo Spirito della potenza di Dio, che si è rivelata in Gesù Cristo crocifisso.

Di questa dobbiamo brillare, essere testimoni, e insieme una comunità luminosa, come una città posta sul monte che non può non vedersi, né possiamo nasconderci in casa perché anche lì, magari, ricordando l’ultima delle beatitudini, siamo inascoltati, derisi o ostacolati. Perché, è vero che ci prende a volte il timore, ma è anche vero che vogliono spegnerci nel nostro desiderio di seguire il Signore.
Chiamando i discepoli “luce del mondo”, Gesù dichiara che la Sua missione è ora affidata a noi. Mettere da noi il nostro essere cristiani, la nostra fede in Gesù, “sotto il moggio”, riceve l’invito a non occultare il vangelo davanti alle problematiche della vita e alle scelte che richiede.
Attenzione tutto questo non ci fa maestri degli altri, coloro che hanno la verità in tasca. Tutto questo, invece, confluisce in opere buone, quelle indicate nella prima lettura, le opere di misericordia, allora brillerà fra le tenebre la nostra luce! in una vita buona, bella, e beata, umile e forte, che porta a rendere gloria, cioè far conoscere non la nostra bravura  ma l’amore di Dio, che poi è pure il nostro vero e sommo bene.