BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
3° Domenica Avvento A 14.12.2025
Isaia 35, 1-10 - Giacomo 5,7,10 - Matteo 11,2-11
Ancora una volta un canto di meraviglie, meraviglie che ci attendono Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. E prima si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Quindi Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Meraviglie che Gesù, ormai adulto, fa presente a chi, per conto di Giovanni, chiede spiegazioni della sua persona. “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”. Meraviglie che portano gioia e felicità e mettono in fuga tristezza e pianto.
Ecco il segnale che il regno di Dio è in mezzo a noi, che Dio è qui. E la nostra conversione non sta solamente nello sconfiggere e allontanare il male, ma nel vedere e nel produrre il bene. Sappiamo che è difficile se davanti a noi abbiamo solamente visioni di violenza, di morte, di aridità, proprio come un deserto in cui è impossibile la vita, rovine e catastrofi di vario genere. La nostra vista è oscurata da tutto ciò, ed anche le mani rimangono fiacche, le forze vacillanti, quando, invece avremmo bisogno, di ogni nostra energia. E dobbiamo mettercela la nostra parte. Ma con una profonda convinzione di fede perché, come ancora annuncia il profeta, “ecco il vostro Dio, Egli viene a salvarvi.
Di questa venuta, di questa presenza, Gesù ne dà conferma realizzando le promesse del profeta. I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, e non di meno ai poveri, a chi non ha speranza, a chi è oppresso e tribolato, a chi è peccatore, è predicata la buona novella, cioè che Dio li ama. I prodigi fisici che Gesù compie sono rivelazione di una guarigione più profonda del fisico, di una liberazione da un male ben più mortale, non conoscere o rifiutare Dio e il Suo amore.
Vedere il bene e non lasciarci schiacciare le cose negative e tristi. Il bene, non in grandi gesti, azioni clamorose, operazioni ritenute impossibili che magari servono solo ad attirare l’attenzione; il bene seminato come fa l’agricoltore che getta sementi piccole e aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera. È difficile vedere il bene minuscolo che viene fatto e che da speranza, ma con la pazienza e la fiducia nella grazia del Signore il frutto arriverà. Con una gioia anticipata che nulla andrà perduto. Certo un po’ di sopportazione ci è chiesta, scrive Giacomo nella sua lettera, poiché la fatica, la poca comprensione quando agiamo così, vanno messe in conto.
Vorremmo tutto subito e in modo spiccio, anche con una certa violenza, e andar giù di brutto, come la scura sulle radici dell’albero, direbbe il Battista, ricordando le parole della scorsa domenica. E invece ci viene proposta la pazienza; e non dobbiamo temere le domande che sorgono nel nostro animo, gli interrogativi che ci mettono in difficoltà, come accade a colui che si dà da fare per Gesù: “che sia proprio vero? Che magari m’inganno? Le domande ci aiutano ad approfondire la nostra fede, e questa sarà incoraggiata dai piccoli segni di bene che vedremo o porremmo attorno a noi.
Per questo ci ripetiamo l’invito che la liturgia ci ha rivolto all’inizio: “Rallegratevi sempre nel Signore”.