lunedì 15 dicembre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

3° Domenica Avvento A 14.12.2025 

Isaia 35, 1-10     -    Giacomo 5,7,10     -    Matteo 11,2-11

Ancora una volta un canto di meraviglie, meraviglie che ci attendono Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. E prima si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Quindi Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Meraviglie che Gesù, ormai adulto, fa presente a chi, per conto di Giovanni, chiede spiegazioni della sua persona. “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?”. Meraviglie che portano gioia e felicità e mettono in fuga tristezza e pianto.

Ecco il segnale che il regno di Dio è in mezzo a noi, che Dio è qui. E la nostra conversione non sta solamente nello sconfiggere e allontanare il male, ma nel vedere e nel produrre il bene. Sappiamo che è difficile se davanti a noi abbiamo solamente visioni di violenza, di morte, di aridità, proprio come un deserto in cui è impossibile la vita, rovine e catastrofi di vario genere. La nostra vista è oscurata da tutto ciò, ed anche le mani rimangono fiacche, le forze vacillanti, quando, invece avremmo bisogno, di ogni nostra energia. E dobbiamo mettercela la nostra parte. Ma con una profonda convinzione di fede perché, come ancora annuncia il profeta, “ecco il vostro Dio, Egli viene a salvarvi.

Di questa venuta, di questa presenza, Gesù ne dà conferma realizzando le promesse del profeta.  I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, e non di meno ai poveri, a chi non ha speranza, a chi è oppresso e tribolato, a chi è peccatore, è predicata la buona novella, cioè che Dio li ama. I prodigi fisici che Gesù compie sono rivelazione di una guarigione più profonda del fisico, di una liberazione da un male ben più mortale, non conoscere o rifiutare Dio e il Suo amore.

Vedere il bene e non lasciarci schiacciare le cose negative e tristi. Il bene, non in grandi gesti, azioni clamorose, operazioni ritenute impossibili che magari servono solo ad attirare l’attenzione; il bene seminato come fa l’agricoltore che getta sementi piccole e aspetta pazientemente il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le piogge d’autunno e le piogge di primavera. È difficile vedere il bene minuscolo che viene fatto e che da speranza, ma con la pazienza e la fiducia nella grazia del Signore il frutto arriverà. Con una gioia anticipata che nulla andrà perduto. Certo un po’ di sopportazione ci è chiesta, scrive Giacomo nella sua lettera, poiché la fatica, la poca comprensione quando agiamo così, vanno messe in conto.

Vorremmo tutto subito e in modo spiccio, anche con una certa violenza, e andar giù di brutto, come la scura sulle radici dell’albero, direbbe il Battista, ricordando le parole della scorsa domenica. E invece ci viene proposta la pazienza; e non dobbiamo temere le domande che sorgono nel nostro animo, gli interrogativi che ci mettono in difficoltà, come accade a colui che si dà da fare per Gesù: “che sia proprio vero? Che magari m’inganno? Le domande ci aiutano ad approfondire la nostra fede, e questa sarà incoraggiata dai piccoli segni di bene che vedremo o porremmo attorno a noi.

Per questo ci ripetiamo l’invito che la liturgia ci ha rivolto all’inizio: “Rallegratevi sempre nel Signore”.

domenica 7 dicembre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

2° Domenica Avvento A – 07/12/2025 

Is 11,1-10   -   Rm 15,4-9   -   Mt 3,1-12

“Camminiamo nella luce del Signore” era l’invito di domenica scorsa 1° di Avvento. Per poterlo fare sembra esserci un posto particolare da abitare, da attraversare: “venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto”. Non è solamente un luogo geografico in cui Giovanni si muoveva. È anche la condizione di aridità in cui noi siamo; aridità di speranze e di umanità bisognosa di salvezza.

Ci sono date parole stupende, parole di sogno, nella prima lettura. Il profeta Isaia annuncia la composizione di ogni contrasto, l’armonia tra le creature, uomini e animali. Un’età dell’oro direbbero i pagani. Grazie allo Spirito del Signore che verrà a sanare ferire, ad illuminare e guidare i nostri passi, a sorreggerci. Noi camminiamo nella luce del Signore se diamo credito a questa promessa, se l’accogliamo, se assecondiamo quel germoglio, quel virgulto di giustizia, che viene a noi.

Ci sono, dall’altra parte, nel Vangelo, le parole di un altro profeta, Giovani il Battista, apparentemente meno sognatore, che ci possono suonare come richiamo, rimprovero; persino una violenta strigliata alla nostra sicurezza, al fatto di sentirci a posto, ma di fatto ritardiamo il realizzarsi del sogno di Dio, quello di un’umanità nuova, di una creazione nuova; quasi a vanificare quanto annunciato nella prima lettura. Ma non sarà così perché il Signore realizzerà il Suo progetto, non ritratterà il Suo amore.

Egli è qui. Il Regno di Dio è vicino. Lo predica sempre Giovanni Battista prima di riprendere coloro che non si accorgono di questo - e accorgersi, ricordiamo, è la condizione prima per metterci in cammino ce lo diceva il vangelo domenica scorsa, chiamati a vegliare. È la buona notizia che deve incentivare il nostro cammino. Dio è qui. 

Qual è la nostra parte in questo rinnovamento?

“Convertitevi”, cambiate mentalità, pensate in modo diverso Dio! “Convertitevi”, cambiate vita! E prim’ancora fate verità su voi stessi. Non pensate di essere a posto, di rendere onore a Dio con qualche segno di penitenza o qualche preghiera. Non bastano gesti o pratiche esteriori per aprici davvero alla Sua presenza. Essere credenti non è compiere dei riti esteriori, come pensavano quelli che andavano a farsi battezzare da Giovanni.  Ci vogliono frutti degni, frutti veri di conversione, di cambiamento, di rinnovamento del nostro cuore, della nostra vita. Sì, facciamo verità su noi stessi. E la scura posta alle radici degli alberi vogliamo pensarla non come una condanna ed una eliminazione, ma come una potatura dalle radici. Queste sono buone, poiché certamente in noi agisce prima di tutto la Grazia di Dio, la Sua misericordia, il Suo amore, ma che forse abbiamo lasciato, non abbiamo coltivato nella vita.

Convertirsi quindi è un atto di verità un giudizio onesto sulla nostra vita. E se non cominciamo ad assumere uno stile di vita diverso, modi di agire e di comportarci differenti, non ci convertiamo, perché, non solo si vive come si pensa, ma si finisce anche per pensare come si vive! E quindi si giustifica tutto!

Non dimentichiamo il sogno di Isaia, non ci turbino le parole forti del Battista, poiché germoglia la nostra salvezza.

 

martedì 2 dicembre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

1° Avvento A – 30/11/2025  

Isaia 2,1-5   - Romani 13,11-14   - Matteo 24, 37- 44

Così s’apre la Parola che abbiamo ora ascoltato, prima domenica di un particolare tempo di Grazia: “Alla fine dei giorni…”. In realtà siamo all’inizio di un nuovo cammino verso una meta certa dove “affluiranno tutte le genti”, diceva la prima lettura. Questa meta è il Signore nostro Cristo Gesù, nostra vita, nostra felicità, nostra pace. Attendiamo il Suo ritorno tra noi, e noi ci muoviamo verso di Lui.

Vogliamo dar credito alla visione del profeta Isaia che annuncia un mondo nuovo, una pace diversa, non basata sulle armi, ma sull’adesione di tutti i popoli alla parola del Signore, che cambia i cuori; e anche se le tenebre non sono ancora scomparse del tutto, è ormai tempo di svegliarci dal sonno, dall’apatia, dall’indifferenza, da ogni forza di inerzia di fronte a ciò che vorrebbe impedirci di sperare e impegnarci per il bene. «Chi ha tempo non aspetti tempo», dice il famoso proverbio. La costruzione mondo di pace sarà tanto più rapida quanto più decisa sarà la scelta di volgerci a Cristo, di lasciarci istruire dalla sua parola. Ecco, questo particolare tempo di Grazia, a cui accennavo, può essere tempo di attenzione, ascolto e di vigilanza.

Vigiliare significa accorgersi dell’avvicinarsi del Signore; accorgersi - è l’atteggiamento fondamentale - che Egli è vicino. Gesù, usando un linguaggio volutamente duro ed incisivo, vuole mettere in guardia dal grave pericolo di perdere le opportunità di salvezza che ci sono offerte. Occorre sapersi fermare, ascoltare, essere attenti, curare un po’ di più la sensibilità spirituale, e non perdere la testa per le realtà di questo mondo

Mentre viviamo le situazioni più normali e quotidiane, - ci impegniamo nel lavoro, ci guadagniamo da vivere, mangiamo, beviamo, portiamo avanti la nostra famiglia - o ci manteniamo attenti, ci comportiamo da persone sagge e sappiamo accorgerci del Signore, cioè qualche piccolo segno di luce che viene a perforare le tenebre, allora siamo “presi”, cioè, salvati; oppure siamo invece distratti, sbadati, negligenti e corriamo il rischio di sbagliare strada con conseguente nostra e altrui rovina, rimaniamo nel buio.  Accorgerci della luce, ma anche aiutarla a prendere posto tra noi. Vogliamo un’indicazione precisa? Eccola: “comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie. Rivestitevi del Signore Gesù Cristo”.

Attenzione. La Parola di oggi, lungi dal suscitare paura per la resa dei conti alla fine della vita, ci esorta a cogliere le opportunità che ci sono date per viverla pienamente, momenti favorevoli in cui il Signore ci viene incontro e dà senso e incoraggiamento ad ogni nostro passo, ci rialza da ogni caduta, ci fa sentire il Suo amore, ci fa camminare nella sua luce e realizza con noi la sua promessa. Vegliare per un credente significa accorgersi che il Signore è vicino e sognare ad occhi aperti. Sì, è possibile sognare ad occhi aperti, se lo è anche il nostro cuore, aperto alla speranza, alla fiducia, all’accoglienza di Gesù.

domenica 23 novembre 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

34° Domenica C - Cristo Re e Signore dell’universo – 23/11/2025 

Luca 23,35-43

Gloria, onore, adorazione a Cristo Gesù nostro Re e Signore! Non gli riconosciamo e celebriamo con questi titoli secondo il significato che ancora hanno nel mondo; cioè, grandezza e potenza che schiacciano, dominano, ma grandezza e potenza di misericordia e di amore che liberano dal male profondo, il peccato, e danno salvezza. E sul Calvario, come narra oggi il vangelo, siamo all’apoteosi, al culmine della misericordia e dell’Amore di Dio, al culmine della regalità di Cristo Gesù. Il suo è regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace; regno a cui chiama anche noi.

Perché seguirlo?

Innanzitutto, il nostro Re e Signore, è “confitto” in croce, inchiodato, immobilizzato, fissato in una condizione in cui non può più nuocere, a detta di coloro che ve l’hanno posto in croce, un singolare trono. Vi si trova inchiodato, non tanto dalla cattiveria di chi lo ha rifiutato, ma dall’amore, dalla giustizia che ha predicato. 

Mi viene da pensare a tante nostre situazioni, personali, familiari, sociali, in cui ci troviamo come inchiodati nostro malgrado. Il fatto che anche Gesù conosca questa condizione ci fa sentire questo Re più vicino, più solidale, più familiare. Sì, noi lo ammiriamo.

Non solo confitto, inchiodato, il nostro Re è “sconfitto”. Così ci appare sulla croce. Chi gli è attorno lo insulta, lo deride, lo sfida. Gesù ha fatto del bene, ha ricevuto del male, ha insegnato l’amore, ha avuto in cambio l’odio, ha perdonato chi era fuorilegge, ha ottenuto la condanna, ha raccomandato e dato esempio di bontà, gli sono venute invidia e rabbia, ha benedetto, ha ricavato disprezzo. Sconfitto!

Anche nella nostra vita non mancano le sconfitte. Ideali, sogni, progetti in famiglia, nel lavoro, nelle relazioni con gli altri. Ebbene, Gesù è il Re che ha scelto di stare dalla nostra parte, dalla parte degli sconfitti, di non lasciarci soli senza speranza. Noi lo onoriamo, lo ringraziamo.

Ed ecco la rivelazione. Gesù, Re inchiodato e perdente, confitto in croce e sconfitto agli occhi del mondo, in realtà è Re invitto, vittorioso! Già sulla croce e poi lo sarà nella risurrezione. Non cede alla sfida di chi lo provoca e lo insulta, non cambia il suo giudizio sul mondo, che non è di fulminarlo, ma di amarlo con tutta la benevolenza del Padre suo. Egli è mite re di pace e di perdono. E poi rassicura pure il ladrone che si rivolge a lui con onestà e confidenza. Gesù gli mostra accoglienza e promette qualcosa di grande. “Oggi con me sarai in paradiso”. Questa è vittoria di un grande Re, di un grande Signore! Noi lo amiamo e lo seguiamo-

La vita nostra può essere inchiodata, confitta, può apparire sconfitta, ma, dietro di Lui, non è uccisa, impedita;è certamente invitta, vittoriosa, cioè, capace di essere accanto ai poveri della storia, a chi ha bisogno e domanda misericordia, di portare a loro solidarietà e amore, salvezza e speranza. Così siamo… regali!