Corpus Domini –02-06.2013
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Luca 9, 11-17
Celebriamo
oggi la festa del Corpo e Sangue di Cristo, mistero che fa presente oggi
i gesti e le parole di Gesù nell’ultima cena, l’ Eucaristia che riassume
l’intera sua esistenza, vita spesa e donata per i fratelli fino alla morte.
L’Eucaristia non è una “cosa” da ricevere. E’ Gesù, l’incontro con Lui,
un’amicizia, una fraternità, una comunione, da portare nella vita nostra.
Questa
comunione non si limita al momento della celebrazione della Messa. Tutta
l’esistenza è Eucaristia. In quattro mosse. Le prendo dalle parole che narrano
i gesti di Gesù in occasione del prodigio compiuto su cinque pane e due pesci;
sono gli stessi dell’ultima cena: “prese, benedisse, spezzò, diede”. E
quindi la preparano, la annunciano, la promettono.
La
nostra esistenza è Eucaristia, è la Messa che continua, questo dono d’amore
fino in fondo quando è scandita da questi verbi, da queste… “mosse”.
Ricevere,
accogliere la vita ogni giorno, gli eventi, gli incontri che facciamo, prendere
ciò che ci accade, le cose che ci sono
messe in mano, fossero anche poche o limitate opportunità, e farlo con
gratitudine, è inizio di Eucaristia, è promessa che qualcosa di bello è a
nostra portata. Non deprezzare nessuno e nulla anche se sembra insignificante,
ma mostrare compiacimento e valorizzare, è già Eucaristia. Proprio come ha
scelto di fare Gesù.
Benedire
e non lamentarsi, alzare gli occhi al cielo per riconoscere che quello che
siamo e abbiamo è dono di Dio, lodare e manifestare che in tutto vediamo un
segno della sua vicinanza, vivere ricordandosi di Lui, cioè portandolo nel
cuore e richiamare questa presenza, ringraziarLo, è Eucaristia, come significa
questa parola. Così ha fatto Gesù. E
non esiste un gesto di benedizione che sia pagano, anche se la nostra fede non
è come quella di Abramo. L’eucaristia, una vita di benedizione e ringraziamento
portata al culmine da Gesù, è parte vera dell’umanità.
Spezzare
quello che è messo nelle nostre mani, e cioè la vita, il tempo che abbiamo, le
nostre limitate risorse, non solo materiali, dare fondo a quello che siamo e
possiamo, facendoci in quattro, come si suol dire, per amore e solo per amore,
questa è Eucaristia, questa è la Messa che continua fuori di qui. Altroché la
Messa è finita, andate in pace! “Fate questo in memoria di me”, ripetuto
di Gesù all’ultima a cena è la consegna a dare tutto nell’esistenza quotidiana.
Tutto di lui e non solo di noi, perché nutrirsi del suo corpo spezzato e del
suo sangue versato significa diventare Lui, Lui in noi. E siamo Lui e noi, Lui
sorreggendo e noi dando visibilità, testimoni dell’amore di Dio. Un ragione in
più perché altri abbiano benedirlo.
Eucaristia
è infine dare perché tutti ne abbiano parte di questo amore e di questa
vita. Dare perché ce ne siano in abbondanza, persino se ne avanzi. Come a dire
che il bene e i doni del Signore sono di gran lunga superiori alle nostre
necessità, alla nostra capacità di approfittarne.
Noi
portiamo a compimento questa vita eucaristica – che sa ricevere, benedire,
spezzarsi e dare - se ci diventa familiare l’amore di Gesù.
Mangiando
di Lui, diventiamo il suo corpo e il suo sangue, diventiamo capaci di ricevere,
benedire i nostri fratelli, di amarli e darci a loro come ha fatto Lui.
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